Ponte Nomentano

Ponte Nomentano, Ponte turrito, merlato, ricco di storia e con tale fascino da essere eternato sulle tele di molti artisti fin dal 1600. Abbiamo detto ricco di storia, infatti, già nel 394 a.C. lega il suo nome alla secessione della plebe romana che, dopo essersi rifugiata su Monte Sacro era stata riportata alla ragione e alle proprie responsabilità dall’apologo di Menenio Agrippa, secondo il quale se i patrizi non si fossero dedicati al governo dello Stato e all’amministrazione delle terre, essi, i contadini, non sarebbero stati in grado di sostituirli nei loro impegni. Quando Totila partì alla conquista della Sicilia, Sardegna e Corsica distrusse ponte Nomentano, ma Narsete, visto che era il secondo punto di transito sull’Aniene a nord-est di Roma, lo ricostruì nel 552 d.C. e, quello stesso ponte fu testimone, nell’anno 800 dell’incontro di Carlo Magno, che doveva essere incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, con papa Leone III. Nel 1433, durante l’assalto e l’occupazione delle milizie di Nicolò Fortebraccio, contro Francesco Sforza, che era partito per conquistare Roma, il ponte venne danneggiato e, successivamente restaurato sotto il pontificato di Nicolò V che appose il suo stemma sulla torre di difesa del ponte ed una lapide con inciso “N. Papa V.” (Nicolaus Papa Quintus), frase che i romani, ironicamente, tradussero: Nessun papa volemus.

Le fortificazioni del ponte erano costituite da una incastellatura solida con merli da un disegno del Catasto di Alessandro VII. Le opere di difesa erano completate da una piccola torre quadrata, anch’essa merlata al fianco del ponte sulla riva sinistra dell’Aniene.

Questa torre era nota con il nome di Torrione de Jacobacci. Un terzo restauro e consolidamento fu voluto da papa Pio II che volle trasformarlo in una fortificazione. Negli anni, molti furono gli interventi operati sul ponte Nomentano. Per rientrare delle spese sostenute, il papa, impose un pedaggio e nominò il Cardinale di San Pietro in Vincoli, Giuliano della Rocca, custode del ponte che, all’epoca era chiamato ponte del Casal de’ Pazzi. Nel 1503, gli Orsini, lo occuparono e, ciò avvenne, quando papa Alessandro VI, Rodrigo Borgia, istigato dal figlio Cesare ordinò di uccidere Paolo Orsini. I figli di Paolo reagirono e, mentre Camillo cercava Valentino e il fratello Fabio, si scontrò e sconfisse, sul ponte, gli spagnoli.

Dopo il restauro fatto fare da papa Innocenzo X, la struttura fu nuovamente distrutta, in parte, dai bombardamenti francesi del 1849. Fu ricostruito e fu affiancato dal ponte Tito Tazio. Abbiamo citato due nomi con cui il ponte è stato chiamato, ma ne ebbe altri: Lamentano, Lamentato e Limentano. Tanti nomi per un ponte dal fascino inalterabile.