Marinella Brandinali, 24 ore per raccontare il tempo

Marinella Brandinali presenta I miei giorni vaghi al Campania Libri Festival: ventiquattro ore tra poesia, prosa, fotografia, memoria e rinascita.

Con I miei giorni vaghi Marinella Brandinali costruisce una raccolta che ha la forma precisa di una giornata. Dalla mezzanotte alle 23, ventiquattro sezioni accompagnano il trascorrere delle ore attraverso fotografie in bianco e nero, prose e poesie. Il tempo quotidiano diventa così una struttura narrativa ed emotiva: cambiano la luce, i luoghi, i rumori, ma soprattutto gli stati interiori. Memoria, solitudine, dolore, affetti e possibilità di rinascita attraversano un libro nel quale anche il viaggio geografico — da Roma a Procida, da Venezia a Lanzarote, fino alla Val Badia — si trasforma in viaggio personale. I miei giorni vaghi, pubblicato da SBS Edizioni, sarà presentato il 1° ottobre alle 17 allo stand dell’editore, nell’ambito del Campania Libri Festival.

Il libro comincia a mezzanotte e termina alle 23: ventiquattro ore che non sono soltanto una suddivisione formale, ma diventano la struttura stessa dell’opera. Ha costruito prima questa “giornata poetica” e poi cercato i testi capaci di abitarla, oppure sono state poesie, prose e immagini a suggerirle progressivamente la scansione delle ore?

È nata prima l’idea di suddivisione delle ore, poi le poesie che sono nate progressivamente relative a ogni ora della giornata, poi la prosa che ha voluto fare vedere spaccati di vita moderna e antica toccando un po’ tutto. Ed infine le foto non è stato facile integrare tenendo presente l’ora che doveva rispecchiare il percorso.

Ogni momento della giornata nasce dall’incontro di tre linguaggi: fotografia, prosa e poesia. Le fotografie, tutte in bianco e nero, non sembrano illustrare semplicemente ciò che viene scritto. Quale funzione hanno nel libro e perché ha scelto di sottrarre proprio il colore a immagini che attraversano luoghi tanto diversi?

Le foto in bianco e nero sono state una vera scelta, perché le ritengo più emozionati, non descrivono effettivamente lo scritto ma rappresentano momenti importanti per la mia vita, ricordi soprattutto felici, sola e in compagnia. Amo la fotografia la ritengo un arte, un fermo immagine che può rendere indelebile un istante di vita, che da spazio ai ricordi emozionanti. 

Nel corso delle ventiquattro ore si attraversano inquietudine, ricordo, solitudine e dolore, ma emergono anche segnali di rinascita, come in Il sorriso mi è compagno, Torno come il mare e Piccola luce. Questa progressione riflette un percorso interiore preciso? E quale delle ventiquattro ore sceglierebbe per far entrare il pubblico del Campania Libri Festival nel cuore dell’intero progetto?

No, sono solo attimi di vita che fermo con le parole a me care, ma non ritengo che siano né tristi né malinconiche ma solo vere. Tutti abbiamo momenti particolari che purtroppo a volte arrivano sotto forma di vento e spazzano tutto, io li metto in sospeso e li rivivo.

Sceglierei ora Una con la poesia Nascosta da un velo.

È dedicata alla luna, mi ricorda la mia adolescenza, alle mie incertezze da ragazza ma anche quella voglia di futuro che avevo dentro sempre speranzosa di fare, di andare, di vivere il mio tempo. La dedico a tutti i giovani ragazzi che hanno ancora voglia di curiosità ed entusiasmo.