Barbara Fabrizio presenta Uomo di mezzo. Eterno check in al Campania Libri Festival: un romanzo tra violenza, suspense psicologica, realismo magico e rinascita.
Una fuga durante una tempesta, un albergo isolato tra i pini della Sierra de Gredos e un uomo che sembra custodire il confine fra la realtà e qualcosa che la oltrepassa. In Uomo di mezzo. Eterno check in Barbara Fabrizio parte dalla violenza subita da Carmen e costruisce una narrazione nella quale suspense psicologica e realismo magico finiscono progressivamente per sovrapporsi. L’hotel di Rio Alto non è soltanto il luogo in cui convergono i personaggi: diventa uno spazio sospeso in cui passato e presente possono ricomporsi e dove colpa, verità e possibilità di rinascita assumono un significato diverso. Il romanzo, pubblicato da SBS Edizioni, sarà presentato il 2 ottobre alle 13.30 allo stand dell’editore durante il Campania Libri Festival.
Carmen arriva a Rio Alto fuggendo da un marito violento, mentre fuori infuria una tempesta. Fin dalle prime coordinate del romanzo sembra esistere una corrispondenza tra paesaggio esterno e condizione interiore. Quanto è stato importante costruire la Sierra de Gredos e soprattutto l’hotel come parti attive della storia, quasi fossero personaggi?
La Sierra de Gredos e l’hotel isolato non fanno da semplice sfondo, ma diventano una proiezione tangibile del tumulto interiore di Carmen, riflettendo la violenza della tempesta esterna sulla sua disperata urgenza di salvezza. La natura ostile e lo spazio sospeso dell’albergo agiscono come veri e propri coprotagonisti, costringendo la protagonista a fare i conti con la propria solitudine e a trovare la forza per un profondo e doloroso riscatto.
L’“uomo di mezzo” è il collegamento tra la terra e l’aldilà e introduce una dimensione metafisica dentro una vicenda che parte da elementi estremamente concreti, come la violenza e l’indagine. Come ha lavorato per far convivere questi due piani senza sottrarre forza né alla realtà di Carmen né alla componente soprannaturale?
L’inserimento della figura liminare dell’Uomo di Mezzo e della dimensione metafisica si innesta su una radice di assoluta concretezza, partendo da un dramma reale come la fuga da una relazione violenta e l’indagine poliziesca. I due piani convivono senza indebolirsi grazie a una calibrata progressione narrativa, in cui il realismo magico non cancella il dolore di Carmen, ma offre una chiave di lettura ulteriore per elaborare il trauma e cercare la purificazione.
Nel romanzo colpa, responsabilità e redenzione non coincidono sempre. Carmen afferma: “Io non sono di nessuno, appartengo soltanto a me stessa”. La sua rinascita consiste nel liberarsi dal passato oppure nell’arrivare finalmente a guardarlo senza lasciare che continui a definirla? È anche questo uno dei nuclei che porterà all’incontro con il pubblico del Festival?
La rinascita di Carmen non si esaurisce in una semplice cancellazione del passato, ma risiede nella capacità di guardare dritto negli occhi la propria storia e le proprie ferite senza permettere che continuino a definirla o a imprigionarla. Affermare l’appartenenza a se stessa significa liberarsi dal giogo della sottomissione, un nucleo tematico potentissimo che diventerà il fulcro del dialogo aperto e intenso con il pubblico durante la presentazione al festival.









