storie senza Storia. Tracce di uomini in guerra (1914-1918), la mostra allestita nella Cappella Vantini di Palazzo Thun a Trento

storie senza Storia. Tracce di uomini in guerra (1914-1918), la mostra allestita nella Cappella Vantini di Palazzo Thun a Trento

storie senza Storia. Tracce di uomini in guerra (1914-1918), la mostra allestita nella Cappella Vantini di Palazzo Thun a Trento sarà prorogata fino al 6 gennaio 2019. Sono oltre 5.000 i visitatori che dall’apertura nel luglio scorso hanno visitato l’esposizione realizzata dall’Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con il Servizio cultura turismo e politiche giovanili del Comune di Trento.

Nel centenario della conclusione della Prima guerra mondiale sono esposti i materiali messi in luce tra il 2012 e il 2017, durante gli interventi di recupero di resti di soldati della Grande Guerra effettuati sul ghiacciaio del Presena e alle pendici occidentali del Corno di Cavento nel Gruppo dell’Adamello.

La mostra sarà visitabile con ingresso libero fino al 6 gennaio 2019 da martedì a domenica con orario 9.30-13/14-18, chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio.

Rimasti sepolti per cento anni sotto una coltre di ghiaccio sul più alto fronte della Grande Guerra, a oltre 3000 metri di altitudine, resti e strutture del primo conflitto mondiale riaffiorano a seguito dei cambiamenti climatici degli ultimi anni. A riportarli alla luce e a restituirli alla memoria collettiva è stato il delicato lavoro di équipe multidisciplinari composte da archeologi, geologi, guide alpine, restauratori. A queste testimonianze ma soprattutto a tutti gli uomini che si sono trovati a vivere loro malgrado questo tragico capitolo della Storia è dedicata la mostra allestita negli spazi di Cappella Vantini. La scelta della sede espositiva intende avvalersi delle potenzialità spirituali dell’ambiente per sottolineare la sacralità dell’individuo. La mostra infatti non vuole caratterizzarsi come una semplice esposizione di materiali storici ma intende creare una suggestiva partecipazione del visitatore attraverso un allestimento semplice ma coinvolgente. Un percorso che porti a percepire le uniformi non come oggetti ma come dei veri e propri soggetti, rappresentazioni di corpi travolti dal potere della guerra che si lasciano leggere come dei testi scritti.

I materiali esposti sono riferibili al vestiario e alla dotazione militare di due alpini dell’esercito italiano e alle uniformi di due soldati dei reparti di artiglieria dell’esercito austro-ungarico. La presenza di elementi cartacei, deteriorati ma resi leggibili grazie alle tecniche di conservazione e di restauro messe in atto dalla Soprintendenza per i beni culturali, ha permesso di riconoscere il nome di uno dei due italiani, il soldato Rodolfo Beretta nato a Besana in Brianza il 13 maggio 1886 e deceduto per caduta di valanga l’8 novembre 1916. La settimana scorsa la vicenda di Rodolfo Beretta è stata presentata alla trasmissione di RAI 1 “Porta a porta” alla quale è intervenuto Franco Nicolis, l’archeologo della Soprintendenza provinciale che ha seguito le operazioni di recupero

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