La tradizione del buon gusto dei romani

La tradizione del buon gusto dei romani

Quando mi dedico alle tradizioni od alle abitudini dei romani, non riesco mai a sfuggire al fascino di considerare Roma come se la vita di questa città trimillenaria fosse avvenuta senza soluzione di continuità, in una sorta di continuum immutabile.

 

Naturalmente non è così. Roma, come qualunque corpo vivo, cambia continuamente le sue abitudini e tradizioni, e lo fa soprattutto oggi, per la facilità degli spostamenti umani, l’eterogeneità della popolazione e la velocità con la quale mode e abitudini appaiono, si modificano, spariscono, contribuendo a gettare le basi per la sovrapposizione o la nascita di usi che diverranno col tempo nuove tradizioni.

 

Si pensi a cosa può essere avvenuto nel lento ma incessabile fruire del tempo ad una realtà cittadina passata da poche centinaia di anime a circa cinque milioni di unità per ritornare, nei primi secoli del secondo millennio a circa ventimila persone, soggette al Papa ed a pochi “ baroni “.

 

Una comunità divenuta “globale“ già nei primi secoli del primo millennio, frequentemente a contatto, per motivi pacifici e non, con svariate popolazioni, delle quali mutò, evidentemente, anche abitudini alimentari.

 

Ad esempio si pensi che i romani più ricchi bevevano il vino allungato o miscelato con il miele – i meno fortunati si accontentavano di acqua e aceto – ed impararono a bere vino puro solo dopo la conquista della Spagna e della Francia ed in quest’ultima, in una zona che chiamarono Campagna, iniziarono a bere un vino frizzante, simile a quello che molti secoli dopo, Dom Perignon avrebbe contribuito in modo determinante a far conoscere ed apprezzare al mondo.

 

Il vino allungato o miscelato, era assunto dal mese di aprile (secondo mese dell’antico calendario romano), dopo le feste Palilie in onore di Cerere che festeggiavano il risveglio della natura, ed il ritorno di Proserpina dall’Ade, e che coincidevano con la raggiunta maturazione del mosto per fermentazione naturale. Si beveva anche la burranica, una bevanda a base di latte e mosto.

 

Il seguito tra qualche giorno

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