“Che pena”, il nuovo singolo di Guido Seregni. L’intervista

Che pena”, musicalmente fresco e orecchiabile, in un’inedita sonorità per l’autore Guido Seregni, è un mix di pop elettronica e rock che, nella scrittura, riprende il filo del discorso e la vena da canzonatore di “Non fa niente”. Il brano, disponibile in rotazione radiofonica, a metà tra lo slogan e la constatazione, è una fotografia della realtà contemporanea, scritta pre-Covid. Il testo è ricco di giochi di parole e modi di dire rivisitati ispirati dallo spettacolo di Alessandro Bergonzoni “Il male minore è diventato maggiorenne”, frase citatata all’interno della canzone stessa. 

Spiega l’artista a proposito del brano: «L’intero concept del brano può essere riassunto con il titolo-citazione dello spettacolo di Alessandro Bergonzoni, “E il male minore è diventato maggiorenne”. È proprio ad esso e al lavoro teatrale di questo artista multidisciplinare che mi sono ispirato per la scrittura di questo testo»

Qual è stato il momento che ti ha fatto dire “voglio fare musica”?

Uno e’ stato quando mi è venuta la mia prima canzone ed ho capito che era un modo bellissimo di esprimersi e di comunicare per me, l’altro quandoho visto i primi concerti live e la magia che si respirava , il mondo del backstage , la magia che si respira…mi hanno completamente rapito.

Raccontaci “Che pena” in qualche riga

Da diverso tempo mi girava in testa la melodia del ritornello con le parole “Che pena, sempre la stessa scena”…capita che mi nasca in testa una frase con una melodia e alcune parole. Quindi avevo questo incipit e successivamente sono stato ispirato dallo spettacolo di Bergonzoni “Il male minore è diventato maggiorenne” : mi sembrava fotografasse in pieno la situazione che volevo descrivere e amando moltissimo lui, i giochi di parole e l’ironia. Ho provato cosi’, partendo da quella frase, a sviluppare il testo in stile “canzonatore” parlando un po’ di quel che percepivo in giro e tenendo come filo conduttore musicale quella melodia che mi girava in testa e a quel punto è nata “Che pena”.Rispetto ai lavori precedenti in questo brano, per seguire l’andamento del testo e dell’intenzione musicale , si alternano intersecandosi tra loro strumenti veri ed elettronica, qui usata un po’ di piu’ rispetto alle produzioni precedenti.

Qual è l’aspetto della tua musica di cui vai più fiero?

I testi e l’immediatezza della musica

Qual è invece il tuo tallone d’Achille, l’aspetto su cui senti di dover migliorare?

Ce ne sono sempre molti secondo me, non si finisce mai di imparare, cerco quindi di migliorarmi musicalmente, sperimentare arrangiamenti, perfezionarmi sempre sul canto e sul palco, insomma non mi ritengo certo uno arrivato.

Come speri di continuare la tua esperienza musicale?

Ho altri singoli, differenti da “Che pena” ma secondo me molto forti , che vorrei far uscire nei prossimi mesi per vedere che succede, oltre ovviamente a presentarli live laddove possibile. Ho scelto di farli uscire uno alla volta e non tutti assieme in un disco perche’ ci tengo molto a dare ad ognuno il giusto valore e per dar loro il giusto spazio.