Casa Matha il percorso della VII edizione di Dante2021

Casa Matha il percorso della VII edizione di Dante2021

Casa Matha il percorso della VII edizione di Dante2021. Sarà Dante nel Risorgimento il titolo dell’ultimo appuntamento, presso la Casa Matha alle 10.45 di domenica, di Dante2021 – promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca – che segna la conclusione di quel ricco programma di incontri, spettacoli e concerti che anche quest’anno ha accompagnato il pubblico sul cammino verso il VII centenario dalla morte del Poeta. Ricerca accademica e diffusa passione per la poesia di Dante sono state ancora una volta alleate sotto il segno di una divulgazione alta, come dimostra anche la conversazione con Giuseppe Polimeni dell’Università Statale di Milano: alla luce del verso della Commedia “Sanar le piaghe c’hanno Italia morta” (Purgatorio VII, v. 95) lo studioso illustrerà il contributo che la lettura di Dante alla formazione del concetto moderno di Itaiia e alla sua realizzazione. Si corona così la VII edizione del Festival dedicato al padre della lingua italiana, che nell’omaggio a Dante celebra anche la ricchezza storica, culturale e artistica del nostro Paese.

Quale migliore contesto per Dante nel Risorgimento che la sede della Casa Matha, la più antica confraternita professionale già attiva al tempo di Dante, documentata dalla prima metà del Duecento ed erede di una tradizione che affonda le proprie radici nel X secolo? Le passioni politiche dell’epoca di Dante, e di Dante stesso, trovano eco nel ruolo che l’opera del Poeta ha avuto per il dibattito sul concetto di Italia, destinato a rappresentare il cuore e lo spirito dei moti risorgimentali. Per ricostruire la percezione di Dante e della sua opera alla svolta epocale della formazione dello Stato italiano, è stato invitato Giuseppe Polimeni dell’Università Statale di Milano, che all’interesse per Dante coniuga lo studio profondo della lingua e della letteratura dell’Ottocento e Novecento italiano.
E se il verso del Purgatorio da cui fiorisce questa conversazione subito evoca Sordello da Goito e in particolare lo sfilare di sovrani e personaggi politici davanti agli occhi del “viaggiatore” Dante,l’intervento di Polimeni sarà accompagnato da letture affidate all’attore Lorenzo Degl’Innocenti, che darà voce e anima a testi scelti. Da Foscolo e Francesco Lomonaco a Manzoni, il percorso di letture sarà un appassionato controcanto agli argomenti dello studioso, per la riscoperta di quanto Dante abbia influenzato e ancora influenzi la nostra percezione dell’identità – culturale ma anche politica – dell’Italia.

La conferenza di Polimeni sarà preceduta dalla proiezione del video della Compagnia dei Pelandroni “E per insegna, una lanterna” (Purgatorio XXII) vincitore del Premio di lettura dantesca “La selva, il monte, le stelle” di Loescher Editore, cui faranno seguito gli interventi, coordinati da Gianfranco Faillaci, di Samuele Drago e Giuseppe Federico, che fanno parte del gruppo di giovanissimi autori – tutti appena ventenni – di Caltagirone .

Fino al 24 settembre continua ai Chiostri Francescani – tutti i giorni dalle 10 alle 18 ingresso libero – la mostra Visioni dantesche di Aristide Foà (1876-1965), ventidue tavole ad acquarello ispirate a episodi della Commedia che nacquero, secondo le parole dello stesso autore, come «espressione di sensazioni e di immagini più che di cose, le quali vi sono rappresentate in quella reale irrealtà di forme e sopra tutto di luci e di colori che è caratteristica della poesia dantesca». Realizzato nei primi anni ’20, il ciclo delle Visioni valsero all’autore il Gran Premio dell’Accademia d’Italia nel 1929. Come lo storico dell’arte Carlo Sisi nota nella premessa al catalogo realizzato per Dante2021, Foà ha coniugato «la personale ammirazione per il poema dantesco con una sequenza di illustrazioni segnate da un impeto scabro ed ombroso, sublime e allucinato, fra il divisionismo di Gaetano Previati, le accensioni corrusche di Plinio Nomellini e certe soluzioni espressive rintracciabili nella cultura d’oltralpe, da Böcklin agli incisori del simbolismo tedesco».

 

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