Cancro ed Ictus, scagionato il caffè

Cancro ed Ictus, scagionato il caffè

Cancro ed Ictus, scagionato il caffè – Cancro e ictus? Il caffè non è colpevole di una maggiorazione della loro incidenza come si è sempre pensato. Anzi, può rappresentare un valido aiuto contro il diabete di tipo 2. E’ questo ciò che è emerso da uno studio condotto dall’Istituto Tedesco di Nutrizione Umana Potsdam-Rehbruecke e che punta a demolire tutte le credenze fino ad ora avvallate su questa bevanda.

La ricerca, che ha coinvolto più di 40mila persone nel corso di quasi un decennio, sulla rivista di settore American Journal of Clinical Nutrition. Commenta la dott.ssa Anna Floegel, epidemiologa e coordinatrice principale dello studio:

I nostri risultati suggeriscono che il consumo di caffè non è dannoso per gli adulti sani e non aumenta il rischio di incorrere nelle principali malattie.

Per arrivare ai dati raccolti, i ricercatori analizzato le informazioni sulle abitudini di consumo di caffè, sulla dieta, l’attività fisica e la salute di più di 42mila adulti tedeschi che non  affetti nel periodo di reclutamento dello studio, da nessuna patologia di tipo cronico. Gli scienziati hanno seguito i volontari per un periodo di circa nove anni, controllando ad intervalli regolari di due-tre anni  le condizioni di salute del campione al fine di verificare se avessero sviluppato dei problemi. Ponendo una maggiore attenzione sull’incidenza di malattie cardiache, ictus, infarto, diabete e cancro.

I risultati hanno mostrato come tra i bevitori di caffè e coloro che non ne consumano la differenza  nel verificarsi lo sviluppo delle suddette malattie è irrisoria. In entrambe le casistiche infatti la percentuale si aggira intorno al 10%.

Non solo, è stato rilevato che coloro che bevevano regolarmente caffè, era sensibilmente più bassa la probabilità di incidenza di diabete tipo 2. Dati alla mano: fra coloro che bevevano quattro tazze della bevanda  al giorno, solo il 3,2% si è ammalato di questa forma di diabete rispetto al 3,6% dei non bevitori.

Fonte: AJCN

Articolo tratto da MedicaLive

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