Vasco Bendini. Io che cammino e Georges Adéagbo. Constellations, le due mostre alla Frittelli arte contemporanea di Firenze

Vasco Bendini. Io che cammino e Georges Adéagbo. Constellations, le due mostre alla Frittelli arte contemporanea di Firenze

Vasco Bendini. Io che cammino

Georges Adéagbo. Constellations – (in collaborazione con il Black History Month Firenze)

sede: Frittelli arte contemporanea via Val di Marina 15 – 50127 Firenze

tel 055 410153 | info@frittelliarte.it – press@frittelliarte.it

date: 28 febbraio – 24 aprile 2020

inaugurazioni: venerdì 28 febbraio ore 18,00

orari: lunedì-venerdì ore 10,00-13,00 / 15,30-19,30

Vasco Bendini. Io che cammino

Frittelli arte contemporanea rende omaggio a Vasco Bendini nel quinto anniversario della sua scomparsa. La mostra “Vasco Bendini. Io che cammino” ricostruisce un ritratto quasi completo di un artista che, attraverso la pittura, ha messo in campo un vero e proprio denudamento interiore, un combattimento col proprio io in un oscillare tra abbandono e resistenza.

Per Bendini, “l’origine del fare è in sé, dove sedimenta la memoria dell’immagine” e il senso di questo fare – a cui dedicherà tutta la vita – si risolve nella scoperta, nella disvelazione di quell’immagine che è, già prima di apparire.

Il percorso espositivo si articola come una passeggiata tra alcuni degli episodi più significativi della sua vicenda artistica, a partire dalle prime ricerche sul segno e sulla materia negli anni Cinquanta.

All’inizio degli anni Sessanta interrompe la pittura, ed avvia la stagione dell’indagine – come già Paolini a Torino e Kounellis a Roma – sugli strumenti del linguaggio pittorico: pennelli, colore, tela, telaio, disegno, prospettiva, luce, ombre, segno, oggetto e raffigurazione. Da qui prenderanno vita opere materiche ed oggettuali ma anche immateriali e performative, di grandissimo impatto, con le quali darà forma e sostanza al ruolo etico e filosofico dell’artista e del suo fare.

La mostra prende il titolo da un’opera del 1970 Io che cammino, che insieme a Io che guardo è una dichiarazione programmatica di recupero della superficie pittorica, della ricerca di dare ragione di una realtà interiore emblematizzata attraverso quel gestuale primario che era stato dall’inizio il suo principale strumento.

Nelle opere dei decenni successivi, Bendini attua una compiuta e disincantata rimessa in questione di tutta la sua vicenda esistenziale e operativa. Il tema della memoria ritorna in molti titoli, costituiti da date che sottolineano il valore quasi di diario assunto dai suoi cicli ultimi, un diario esistenziale che rifugge da ogni sorta di aneddoto. Le figure che emergono dalle sue immagini sono memori in modo esclusivo della materia che le ha prodotte e che le rende non solamente simili ai sogni, ma anche alla realtà vivente, biologica, in formazione. Allo stesso tempo, i suoi quadri toccano le corde della sensibilità, la sfera profondamente umana del sentire, richiamando nella mente dello spettatore memorie del quotidiano.

“Più c’è silenzio più c’è luce”  Vasco Bendini

Biografia: Vasco Bendini (Bologna 1922 – Roma 2015) è stato, a partire dalla fine degli anni Quaranta, uno dei pionieri dell’arte informale in Italia. Negli anni Sessante, con la produzione di oggetti e installazioni ha precorso gli esiti raggiunti dall’Arte Povera, operando nell’orizzonte delle nuove frontiere concettuali e comportamentali. Nel 1970 torna definitivamente al quadro come mezzo espressivo e oppone, in modo originale, alle tendenze concettuali da lui anticipate, un profondo lavoro di analisi sperimentale sulla natura della materia pittorica.

Tra le mostre principali: Galleria Il Milione, Milano (1956); XXVIII Biennale di Venezia (1956); La Permanente, Milano (1958); Galleria L’Attico, Roma (1959); Galleria Apollinaire, Milano (1961); XXXII Biennale di Venezia (1964); IX Quadriennale di Roma (1965); Philadelphia Museum of Art, Philadelphia (1967); XXXVI Biennale di Venezia (1972); Moderne Galerie, Saarbrücken (1976); Galleria Civica d’Arte Moderna, Bologna (1983); PAC, Milano (1989); Palazzo dei Diamanti, Ferrara (1993); Scuderie del Quirinale, Roma (2000); Frittelli arte contemporanea, Firenze (2007 e 2008); MACRO, Roma (2013); Accademia Nazionale di San Luca, Roma (2016).

Frittelli arte contemporanea in occasione del Black History Month Florence, ha il piacere di ospitare la mostra Georges Adéagbo. Constellations.

Georges Adéagbo nasce a Cotonou, Benin (Africa Occidentale), nel 1942. Nel 1999 il curatore indipendente Stephan Köhler invita l’artista a preparare un’installazione in omaggio alla città di Venezia nel Campo dell’Arsenale alla XXXXVIII Biennale. Quella che sarebbe dovuta essere un’installazione di un giorno viene invece accettata come contributo ufficiale alla sezione dAPERTutto e vince un premo della giuria. Da allora, l’opera di Adéagbo viene presentata in numerosi musei, esposizioni e gallerie d’arte in tutto il mondo (dOCUMENTA 11, Triennale di Parigi, LIII Biennale di Venezia, XXIV Biennale di San Paolo, P.S.1 a Long Island City, Museo d’arte contemporanea di Los Angeles, etc.)

Frittelli arte contemporanea lavora con Adéagbo dal 2007, quando ha organizzato la mostra “La rencontre”.!Venise – Florence! in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, prima al Museo della Fondazione Querini Stampalia e poi nei Quartieri Monumentali del Museo di Palazzo Vecchio e nella sede della galleria di Firenze.

La proposta di allestimento ha lo scopo di presentare una significativo gruppo di opere della serie Constellations. Le sue installazioni associano oggetti, immagini, sculture, testi collegati al contesto sociale e storico del luogo dove verranno esposti, ma anche profondamente legati alla memoria della colonizzazione. Adéagbo si fa mediatore di linguaggi, e il suo racconto diventa simbolicamente un richiamo contro ogni egemonia.

Cammino, penso, vedo, passo, torno indietro, raccolgo gli oggetti che mi attirano, vado a casa, leggo prendo appunti, imparo!