Valvasone, 45° stagione concertistica. Il programma completo

Valvasone, 45° stagione concertistica. Il programma completo

Valvasone, 45° stagione concertistica, 29 aprile – 20 maggio 2018, Duomo del Ss. Corpo di Cristo – La 45° stagione concertistica di musica antica proposta come sempre dall’Associazione per i Concerti di Musica Antica di Valvasone si svolgerà quest’anno dal 29 aprile al 20 maggio 2018.

I concerti si svolgeranno a Valvasone, uno dei Borghi più belli d’Italia, in duomo, con inizio alle ore 17,00 e saranno tutti ad ingresso libero.

Come lo scorso anno, la stagione prevede due momenti distinti tematicamente: due concerti ricompresi nella tematica di Musica proibita che già da qualche anno l’Associazione propone, e due concerti dedicati esclusivamente all’organo.

La Contro – Riforma aveva dato delle indicazioni ben precise all’esecuzione della musica nelle chiese, volte ad evitare l’introduzione nella liturgia dell’elemento profano attraverso l’impiego di melodie, testi di madrigali e chansons. Queste musiche era quindi proibito eseguirle in chiesa e altri luoghi sacri, da cui il nome di musica proibita. In realtà innumerevoli sono le testimonianze di quanto il repertorio sacro abbia attinto a fonti non religiose. Come esempio, si potrebbe prendere in considerazione la Missa, affermatasi come composizione polifonica per eccellenza dal secolo XV secolo, l’adozione di un cantus firmus unico per tutte le parti dell’Ordinarium, desunto da un brano del repertorio gregoriano o da un motivo tradizionale profano aveva offerto ai musicisti la possibilità di realizzare composizioni di concezione unitaria, e al popolo un motivo accattivante e un appiglio agevole nel complesso tessuto polifonico.

Addirittura risalente al Medioevo è il cosiddetto travestimento spirituale (contrafacta), ovvero la prassi di sostituire il testo di un brano musicale profano con un altro di carattere sacro.

Nel Rinascimento questa abitudine non solo non era in contrasto con i canoni dell’estetica e con la concezione umanistica del tempo, ma rappresentava, per gli ambienti ecclesiastici in pieno clima controriformista, una via di accesso al godimento estetico della poesia: nota, ad esempio, la consuetudine diffusasi presso l’Oratorio romano di san Filippo Neri di trasferire melodie o brani interi, parafrasandone i relativi testi poetici.

Quest’anno l’esplorazione di questo repertorio segue il percorso per cui partendo dai palazzi veneziani le melodie profane entrano – e ascolteremo come – nei monasteri e nei conventi veneziani.

Il chierico istriano Andrea Antico da Montona è lo stampatore e probabilmente l’autore della prima intavolatura italiana per tastiera mai pubblicata, le Frottole intabulate per sonar organi, da lui realizzate su espressa commissione di papa Leone X. La raccolta, come suggerisce il titolo, è composta interamente di frottole, brani dal testo profano che forse stupisce oggi vedere tra i divertimenti musicali di un papa, ma che in realtà avevano sicuramente diffusione in ambienti ecclesiastici; citiamo ad esempio un piatto ceramico che rappresenta alcuni monaci intenti all’esecuzione proprio di una frottola del libro di Antico. Altro esempio di presenza di musiche profane in convento è un manoscritto dedicato a una monaca bolognese che accosta mottetti a chanson dal testo decisamente profano.

I conventi e i loro abitanti, presenze importanti nella vita del Cinquecento e Seicento, erano spesso fatti oggetto di facezie e scherzi: due frottole qui presentate (Che faralla e Uscirallo giocano sulla storia di un giovane che decide di farsi frate per dispetto della fidanzata che, nella risposta ad opera di un altro compositore, si dispera e paventa il fatto di dovere ella stessa ritirarsi di conseguenza in convento.

Nonostante le molte proibizioni la musica era una delle attività favorite nei conventi femminili, sia per il servizio divino sia per la ricreazione personale. Monache dalle grandi abilità canore erano motivo di attrazione, e la gente accorreva per ascoltare le loro esibizioni (che avvenivano di norma dietro grate) durante le funzioni. A una di queste monache, la polacca Maria Felice Sbarasca (Swarowski?) è dedicato il libro di mottetti di Carlo Filago, organista di S. Marco a Venezia. Le composizioni presentano tratti di vero virtuosismo, e la dedica ci dice che la monaca eccelleva sia nel canto sia nella pratica strumentale della “cetra”. La pratica di strumenti, a parte l’organo, non era particolarmente incoraggiata, perché fonte di distrazione profana, non foss’altro che per la necessità di far entrare nelle mura del convento insegnanti laici: ci sono numerose cause e lettere  di autorità ecclesiastiche che proibiscono, e monache che insistono per avere maestri del loro strumento; è noto inoltre che nei parlatori dei monasteri si tenevano concerti e perfino opere, una pratica alternativamente tollerata e stigmatizzata.

Carlo Filago era primo organista di S. Marco sotto la direzione di Monteverdi, in una Venezia che era sicuramente stimolante e vivacissima dal punto di vista musicale e artistico, sia in campo sacro sia in campo profano. Al versante profano ascriviamo Barbara Strozzi, cantatrice virtuosa dalla vita avventurosa, che ha lasciato numerose raccolte di composizioni vocali a voce sola nelle quali si riconosce la sua grande inventiva ed espressività.

A guidarci nella (ri)scoperta di queste musiche saranno due ensemble vocali e strumentali che nelle due domeniche iniziali ci faranno ascoltare composizioni di G. Gabrieli, F. Caccini, C. Monteverdi, G.G. Kapsberger, F. Bertoni, C. Filago.

Domenica 29 aprile suoneranno e canteranno i componenti il gruppo RossoPorpora diretti da Walter Testolin.

RossoPorpora ensemble è un collettivo di giovani musicisti nato nel 2010 per dare la propria interpretazione al repertorio musicale sacro e profano che dal tardo Rinascimento copre tutta l’età del Barocco. Cifra stilistica essenziale del proprio fare musica è una profonda attenzione nei confronti del testo, sia esso verbale che musicale. Dal 2011 ha affidato la direzione artistica a Walter Testolin il quale, oltre a dirigere il gruppo nella sua formazione originaria, nel corso degli anni ha sviluppato le qualità individuali creando una formazione parallela, dedita al repertorio madrigalistico.

RossoPorpora ha partecipato nel 2013 al REMA – Showcase a Marsiglia selezionato tra oltre ottanta ensemble emergenti. È stato ospite di importanti festival quali Spazio & Musica di Vicenza, Fondazione Pietà dei Turchini, Pavia Barocca, Invaghite note, Passie van de Stemmen a Lovanio (B), Laus Polyphoniae ad Anversa (B), gli Amici della Musica di Padova, Oudemuziek a Utrecht (NL).

Nel 2013 ha inciso per la rivista Classics Voice il ciclo di cantate Membra Jesu nostri di Dietrich Buxtehude, riedito poi nel 2015 dalla casa discografica Stradivarius, registrazione definita paradigmatica dalla critica musicale. Nello stesso 2015 ha dato vita per gli Amici della Musica di Padova al ciclo triennale Italia mia, Storia del madrigale italiano che si conclude con un concerto che ripercorre l’intera vita creativa di Claudio Monteverdi. Nel 2017 viene pubblicata su CD la prima registrazione dei Madrigali & Symfonie op.II di Biagio Marini, nella quale RossoPorpora collabora con l’ensemble strumentale vicentino I Musicali affetti.

Da qualche anno i concerti di RossoPorpora sono caratterizzati da un particolare approccio, teso a rendere viva e attiva la scena, sulla quale i cantanti si muovono come all’interno di una Accademia rinascimentale.

Nell’agosto del 2017 RossoPorpora è tornato al Festival Laus Polyphoniae di Anversa con un programma di madrigali su versi di Petrarca dedicati alla figura di Laura, che ha ottenuto un notevole successo, venendo definito dal Giornale della Musica «uno dei momenti di massima intensità emotiva del Festival». È attesa nella primavera del 2018 la pubblicazione del CD L’amoroso & crudo stile, dedicato al genio sublime di Luca Marenzio, disco con il quale RossoPorpora inaugura la propria collaborazione con l’etichetta discografica parigina Arcana.

Walter Testolin, cantante e direttore, dedica gran parte del suo impegno musicale alla conoscenza e diffusione del repertorio vocale polifonico del Rinascimento, del quale è considerato uno dei più attenti e significativi esecutori, incidendo per importanti etichette discografiche tra le quali Sony Music, Archiv – Deutsche Grammophon, Alpha, Arcana, Pan Classics, Harmonia Mundi, EMI, Stradivarius.

Nel 2001 ha fondato De labyrintho, che sotto la sua direzione si è affermato come uno dei gruppi vocali di riferimento nell’esecuzione del repertorio del XV e XVI secolo, svolgendo la propria attività presso i principali festival europei e le cui registrazioni discografiche hanno ricevuto consensi quali il Gramophone Critic’s Choice e il Premio Amadeus per il miglior disco dell’anno.

Ha cantato con molti dei principali direttori della scena musicale rinascimentale e barocca europea e collabora in concerti e registrazioni discografiche con l’orchestra belga La Petite Bande diretta da Sigiswald Kuijken e da oltre vent’anni con il Coro della Radio Svizzera Italiana. Al Festival di Salisburgo del 2015 ha cantato nell’Iphigenie en Tauride di Gluck, con la direzione di Diego Fasolis, la regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier e con Cecilia Bartoli nel ruolo della protagonista. Attivo anche nel repertorio contemporaneo, ha cantato e diretto opere di alcuni tra i principali compositori della scena musicale odierna e ha recentemente partecipato alle messe in scena delle opere Cuore di Cane di A. Raskatov e Die Soldaten di B. A. Zimmermann presso il Teatro alla Scala di Milano. Tiene corsi, conferenze e masterclass presso prestigiose istituzioni italiane ed estere. Ha scritto per l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani la parte dedicata al Madrigale all’interno del grande progetto editoriale Il contributo italiano alla storia del Pensiero pubblicata a inizio 2018.

La seconda domenica, 6 maggio 2018, sarà la volta dell’Ensemble Les Nations che ci presenterà composizioni di B. Tromboncino, M. Cara, M. Cavazzoni, A. Gabrieli, M. Pesenti, Don Timoteo, B. Strozzi, C. Filago, D. Ortiz, B. de Salma Salaverde, B. Storace.

L’Ensemble Les Nations è presente da diversi anni sulla scena musicale italiana; nato con l’intento di riscoprire il repertorio barocco italiano ha in seguito esteso i suoi interessi al repertorio rinascimentale. La curiosità, la profonda adesione agli ideali estetici di ciascun periodo studiato, fondate su di un rigore nell’approccio, sia dal punto di vista della ricerca sia in quello dell’esecuzione, sono la cifra di questo ensemble, che porta avanti con passione ogni progetto e questa passione vuole comunicare ai suoi ascoltatori.

Il gruppo ha registrato per radio RAI 3, ha partecipato a numerose rassegne e festival musicali in diverse città italiane (Bolzano Festival, il Festival del concorso internazionale Guido d’Arezzo e il doppio appuntamento MITO, 2007 e 2008) ed è stato invitato a festival musicali in Grecia e Francia; ha allestito Euridice di Jacopo Peri, che ha avuto diverse repliche in vari luoghi storici del Veneto nell’estate 1999 con notevole successo di pubblico. La stessa opera è stata commissionata dal prestigioso festival MITO 2008.

Nell’ottobre 1997 l’ensemble ha inciso il primo CD, dedicato alle musiche sacre del compositore mantovano/veronese B. Tromboncino per la casa discografica Tactus. La registrazione è stata modellata sulla pratica vocale e strumentale del primo Rinascimento, in particolare nel Nord Italia e a Venezia. La ricerca sulla musica rinascimentale è proseguita con un nuovo CD dedicato alla musica profana di Tromboncino (2001), nel 2002 è stata pubblicata invece una registrazione di composizioni sacre e profane del polifonista Costanzo Porta. Dal 2005 inizia invece la ricerca sull’oratorio emiliano romagnolo di fine Seicento, un genere tanto importante quanto misconosciuto, serbatoio di splendide pagine vocali e strumentali. Il progetto ha prodotto finora 6 titoli: il primo anno è stato dedicato a Giovanni Paolo Colonna con Il Transito di S. Giuseppe, inedito conservato alla biblioteca Estense di Modena, trascritto per l’occasione. Nel 2008 è uscito un altro oratorio inedito, San Sigismondo re di Borgogna, del compositore bolognese Domenico Gabrielli, con splendide pagine per violoncello solista. Nel 2011 è stata la volta del Mosè di Giacomo Antonio Perti a cui sono seguiti nel 2014 Assalonne sempre di G. P. Colonna, mentre il 2016 è l’anno di Giona di G. B: Bassani. Tutti gli oratori sono stati presentati in vari Festival italiani e incisi per Tactus.

I suoi componenti hanno al proprio attivo ampie esperienze musicali come solisti, docenti in conservatori e corsi di perfezionamento musicale, musicologi. «Con le sue sonorità (Les Nations) ci ha riportato a un epoca più felice…» [K. Papadakis, Rethimnika Nea, Creta]. «L’Ensemble Les Nations è riuscito felicemente a far concordare codici stilistici e codici di ascolto…» [Il Resto del Carlino]. «Il festino del Giovedì grasso eseguito dall’Ensemble Les Nations… un appuntamento imperdibile» [La Nazione]. «An interpretation full of grace… enjoyable playing and singing…» [Early Music America].

La direttrice Maria Luisa Baldassari è diplomata in pianoforte presso l’Istituto Musicale Pareggiato Verdi di Ravenna, in clavicembalo presso il Conservatorio Martini di Bologna e in Paleografia e Filologia musicale presso la Scuola di Paleografia Musicale dell’Università di Pavia. Perfezionatasi con Gordon Murray e Bob van Asperen, è stata inoltre finalista al concorso nazionale di esecuzione cembalistica tenutosi a Bologna nell’ottobre 1987. La sua duplice formazione di esecutrice e studiosa le consente di operare nell’ambito della ricerca nel campo musicologico e in quello della prassi musicale, ha scelto inoltre di dedicarsi all’organizzazione di eventi musicali didattici e culturali. Nel primo ambito si è occupata prevalentemente di musica sacra del XVIII secolo, che ha studiato sia dal punto di vista archivistico-paleografico sia storico, curando edizioni di  musiche, partecipando a convegni e scrivendo articoli e recensioni per volumi e riviste specializzate e pubblicazioni di storiografia musicale. L’interesse didattico ed esecutivo per il basso continuo l’ha portata ad occuparsi di questo argomento: ha in particolare tradotto il metodo di Basso Continuo di Jesper B. Christensen per la casa editrice Ut Orpheus per la quale ha anche curato diverse edizioni critiche di composizioni vocali e strumentali (Stabat Mater e Salve Regina di A. Scarlatti, La Dirindina di G. B. Martini). Ha inoltre curato o collaborato a curare la trascrizione di tutte le composizioni registrate con l’Ensemble Les Nations. Con l’ensemble Les Nations ha effettuato incisioni per la RAI e registrato 9 CD di musiche sacre vocali e strumentali. In qualità di solista e con diverse formazioni orchestrali e cameristiche è stata invitata in vari festival italiani, e in Grecia, Francia, Svizzera, Austria, Serbia, Svezia, Portogallo, Brasile, USA, Canada.  Ha collaborato con solisti di chiara fama (M. Larrieu, B. Dickey, G. Banditelli, S. Montanari, A. Ciccolini….). Ha inciso per le case discografiche Echo, Tactus, Rivo Alto, EMI e Nuova Era. Dopo aver insegnato storia della musica al Conservatorio di Vicenza è passata alla cattedra di clavicembalo che ha tenuto in vari periodi presso i conservatori di Trieste Cosenza, Rovigo. Attualmente è docente di clavicembalo al conservatorio Rossini di Pesaro.

Già solo dal nome dei compositori si comprende come i due appuntamenti sono irrinunciabili, anche per la semplice considerazione che a Valvasone vengono proposti ad ingresso libero!

La seconda parte della stagione vede protagonista lo storico organo di Vincenzo Colombi, vanto di Valvasone. Anche in questo caso due concerti, affidati alle mani di due specialisti di musica antica quali Léon Berben (che ritorna molto gradito) e Henk de Vries. I due interpreti avranno modo di far apprezzare la loro capacità interpretativa e inventiva, perché la tematica di questa seconda parte è: L’organista compositore e improvvisatore. Sotto il titolo di Lo stylus fantasticus per liberare l’anima, domenica 13 maggio 2018, Léon Berben eseguirà (e improvviserà su) musiche di G. Frescobaldi, J.J. Froberger, M. Rossi, M. Weckmann, D. Buxtehude, a loro volta riconosciuti maestri dell’improvvisazione.

Léon Berben, nato nel 1970 a Heerlen nei Paesi Bassi, vive attualmente a Colonia. Ha studiato organo e clavicembalo ad Amsterdam e a L’Aia con Rienk Jiskoot, Gustav Leonhardt (di cui è l’ultimo allievo), Ton Koopman e Tini Mathot, conseguendo il diploma di solista. Lèon Berben è uno dei più importanti interpreti di musica antica della sua generazione. Il suo repertorio di estende dal 1550 al 1790 con particolare interesse per la musica tedesca, i virginalisti e J.P. Sweelinck. Lo studio delle fonti e il costante lavoro di ricerca musicologica assicurano una particolare qualità alle sue interpretazioni. La produzione discografica, esclusivamente su strumenti storici, è stata accolta con entusiasmo dalla critica ottenendo numerosi riconoscimenti, quali: il Diapason d’or, Le Choc du Monde de la Musique e il Premio trimestrale della Deutsche Schallplattenkritik. Dal 2000 è stato clavicembalista di Musica Antiqua Köln (diretto da Reinhard Goebel) complesso musicale con cui ha tenuto concerti in Europa, Asia, le due Americhe e registrato numerosi CD per Deutsche Grammophon / Archiv Produktion. Dopo la dissoluzione dell’ensemble, nel 2006, Léon Berben continua in qualità di solista esibendosi nei festival internazionali più rinomati, come Klavier-Festival Ruhr, Internationaal Orgelfestival Haarlem, Schleswig-Holstein Musik Festival, Bodenseefestival, Festival Oude Muziek Utrecht, Rheingau Musikfestival, Festival de Saintes, Lucerne Festival, e il Festival de Música Antiga de Barcelona. In qualità di musicista da camera collabora con Concerto Melante (gruppo musicale da camera della Berliner Philharmoniker).

L’ultimo concerto della seconda parte e della stagione, intitolato Musiche rielaborate, completate e inventate, domenica 20 maggio 2018, darà modo all’organista olandese Henk de Vries di mettere in mostra maggiormente la sua capacità inventiva partendo da musiche di H. Scheidemann, J. Speth, J. Kotter, B. Schmid, Anonimo (sec. XVI), G. Boehm, H. P. Sweelinck, S. Scheidt, e dello stesso H. de Vries. Henk de Vries, nato nel 1979, ha seguito i suoi studi d’organo al Conservatorio di musica di Groninga con Johan Beeftink e Theo Jellema, e ha frequentato diversi corsi di perfezionamento. Allo stesso tempo ha studiato musica sacra al Conservatorio Reale a L’Aia. Inoltre è riuscito a seguire gli studi di improvvisazione contemporanea, cembalo, piano, basso continuo e direzione di coro. Ha pure studiato all’Accademia di musica e teatro di Amburgo con Wolfgang Zerer. Henk è organista principale presso la chiesa di San Pietro a Zuidbroek con il suo bellissimo organo Schnitger / Freytag del 1795. Nel marzo 2016, Henk è stato anche nominato organista della chiesa di San Martino a Groninga con il suo famoso organo Schnitger. È attivo come accompagnatore di cori e solisti. Si è esibito su Radio 4, il canale per la musica classica. Diversi viaggi di studio e concerti lo hanno portato in molti paesi europei e negli Stati Uniti. Henk è frequentemente richiesto come membro della giuria di concorsi e festival internazionali. Nella sua qualità di musicista di chiesa è membro di uno dei comitati editoriali che lavorano alla nuova edizione dell’innario della Chiesa protestante dei Paesi Bassi.

In occasione dei concerti, l’associazione “A Spasso per il Borgo” propone visite al Castello e al Borgo Antico su prenotazione allo 0434.898898 o al 349.2266995, numeri cui telefonare anche per altre informazioni pratiche.

Com’è ormai consuetudine, seguirà una appendice didattica dal 1 al 8 luglio 2018: il XIX corso internazionale d’interpretazione di musica antica per organo incentrata sulla Musica italiana, spagnola e inglese: 1510-1650. Docente sarà come sempre l’organista inglese Christopher Stembridge. Il tradizionale concerto finale dei partecipanti al corso, si terrà domenica 8 luglio, sempre alle ore 17.

Per informazioni e iscrizioni al corso d’interpretazione organistica rivolgersi agli indirizzi seguenti:

www.christopherstembridge.org; himself@christopherstembridge.org .

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