Simone Pancotti, autore di “Vite di carta” e del “Tocco Immortale”. L’intervista

Simone Pancotti è uno scrittore marchigiano. Classe 1982, vive a Marzocca, vicino Senigallia. Da circa vent’anni è costretto a condividere la propria esistenza con una compagna tutt’altro che piacevole: la sclerosi multipla. Ironico, solare, a volte fuori dalle righe, Pancotti è un fiume in piena e dimostra, giorno dopo giorno, una grande forza e un’incredibile voglia di reagire. In suo soccorso è arrivata qualche anno fa la scrittura. In essa Pancotti ha trovato un rifugio, uno scudo che lo protegge dagli attacchi feroci della vita. La scrittura per lui è quella mano invisibile che riesce ad alleggerire il peso della malattia che, a volte, è troppo grande da sopportare. Ha pubblicato con Bookabook “Vite di carta” (2018) e “Il tocco immortale” (2019).  Conosciamo meglio l’autore.

1) Buongiorno Simone e grazie per aver deciso di rispondere alle mie domande. Sui social dimostri di essere una persona allegra e divertente. A volte però trapelano i fantasmi che ti tormentano. Hai voglia di metterti a nudo e di dirmi chi sei lontano da Facebook?

Grazie a te per l’opportunità. Io sono una persona molto trasparente. Sono sempre stato allegro e spiritoso, ma la malattia degenerativa con cui convivo da ormai diciassette anni, la sclerosi multipla, mi ha cambiato la vita e ha certamente minato il mio carattere, cambiandone alcuni aspetti. Nei giorni in cui sono più scoraggiato e stanco non ho problemi a mostrarlo, dopotutto le fragilità fanno parte della natura umana e aiutano a crescere. In generale, però, cerco di far vedere alle persone la mia parte migliore, che è sicuramente quella della solarità.

2) Hai detto tante volte che la scrittura è la tua terapia perché ti permette di rifugiarti in un mondo dove nessuno può farti del male. Perché ti sei lanciato proprio in questa avventura e qual è stata la miccia che ti è scattata dentro?

Sentivo il bisogno di comunicare emozioni che erano rimaste chiuse dentro di me per troppo tempo, volevo parlare del senso di vuoto esistenziale che ho provato negli anni più bui e difficili, ma anche della voglia di rinascere e di tornare il ragazzo pieno di passioni che ero. Volevo liberarmi di quel senso di oppressione che mi accompagnava da troppo tempo e che mi stava letteralmente divorando. Tramite le parole, che hanno un potere straordinario, avrei potuto fare qualcosa di più, e cioè trasmettere un messaggio di speranza e positività che fosse in grado di abbracciare la vita di tante persone, che magari stavano attraversando un periodo non proprio felice. La scrittura mi depura e mi alleggerisce di pesi enormi che altrimenti mi porterebbero a fondo e mi aiuta a liberarmi dalle catene in cui la malattia spesso mi imbriglia.

3) Scrivere romanzi non vuol dire solo rinchiudersi in una camera per creare. Scrivere vuol dire anche viaggiare, fare presentazioni e incontrare i lettori. Quale aspetto prediligi della professione, quello introspettivo o quello legato alle relazioni sociali?

Sono entrambe parti essenziali di quel caleidoscopio di processi e fasi che costituiscono la creazione e la vita di una libro. Sicuramente quando incontro i lettori di persona le emozioni sono fortissime perché c’è il contatto diretto e lo scambio di osservazioni e opinioni di due mondi che si incontrano e si uniscono.

4) Come nasce l’idea di base delle tue storie? E da chi trai ispirazione per delineare i profili dei personaggi chiave?

Traggo ispirazione da quello che vedo e che mi circonda, anche dalla mia vita personale. A volte basta un semplice appiglio, una piccola idea e da lì si mette in moto tutto il processo creativo, in maniera molto naturale. Cerco sempre di portare il mio vissuto all’interno della trama, mescolando piccole esperienze autobiografiche con la fantasia, che è sempre alla base di ciò che scrivo. A volte prendo spunti interessanti anche dal mondo del cinema e “Il tocco immortale” è nato proprio in questo modo. Per quanto riguarda i personaggi, mi piace delinearli con un certo tipo di emozioni e sentimenti che vivo io direttamente e che quindi mi risultano più familiari. Le caratteristiche fisiche invece sono sempre frutto della mia immaginazione.

5) Dimmi senza peli sulla lingua e in maniera schietta cosa pensi del mondo dell’editoria attuale.

Quello dell’editoria è da sempre un mondo molto vasto e complesso, e ora lo è diventato ancora di più con l’avvento del self publishing, che permette di pubblicare a chiunque lo voglia fare, anche senza un  lavoro di editing o di revisione del testo alle spalle, che secondo me invece è basilare. Non è facile emergere, non basta il talento. Oltre alla bravura nello scrivere, che comunque può migliorare e impreziosirsi nel tempo, e alla  competenza nell’uso della lingua italiana, ci vogliono originalità, capacità di catturare il lettore, e ci vuole anche un po’ di fortuna, che non guasta mai. Secondo il mio personale parere e la mia esperienza, uno scrittore ha bisogno anche del supporto di una casa editrice valida che possa offrire tutti i servizi necessari per raggiungere un prodotto di buona qualità. L’unico consiglio che mi sento di dare a chi volesse avvicinarsi alla scrittura è quello di credere sempre nelle proprie capacità e di non abbattersi al primo giudizio negativo, o al primo vero ostacolo, e di lottare sempre, con forza ed entusiasmo, per realizzare il sogno di vedere pubblicati i propri lavori. Perché alla fine il talento e la tenacia  vengono sempre ripagati.

6) Perché un lettore dovrebbe scegliere di leggere un tuo libro?

Perché nei miei libri tratto tante tematiche attuali e perché non mancano mai i colpi di scena che portano il lettore a essere sempre coinvolto emotivamente e a non annoiarsi. Penso di essere uno scrittore moderno, nelle cui parole molte persone possono rivedersi e rispecchiarsi.

7) Se avessi a disposizione la lampada magica, quale desiderio professionale vorresti realizzare?

Mi piacerebbe creare un mio stile personale, che sia distinguibile tra tanti. E vorrei che più persone possibili potessero conoscere la mia storia, di uomo e scrittore.

Intervista a cura di Roberta Capriglione