Lo Stradivari di Kavakos per la Cherubini a Palazzo Mauro de Andrè, mercoledì 12 giugno per il Ravenna Festival

Lo Stradivari di Kavakos per la Cherubini a Palazzo Mauro de Andrè, mercoledì 12 giugno per il Ravenna Festival

Lo Stradivari di Kavakos per la Cherubini a Palazzo Mauro de Andrè, mercoledì 12 giugno per il Ravenna Festival – Dopo l’inizio trionfale, al fianco di Maurizio Pollini e con la direzione di Riccardo Muti, l’Orchestra Cherubini torna ad essere protagonista di quella importante e irrinunciabile sezione del cartellone che Ravenna Festival riserva al repertorio sinfonico. E lo fa ospitando sul podio uno dei musicisti più interessanti dell’attuale scena internazionale: il violinista greco Leonidas Kavakos che, sia in veste di solista sia in veste di direttore, mercoledì 12 giugno (alle 21) propone al pubblico del Pala de André prima il Concerto per violino n. 3 in sol maggiore KV216 di Wolfgang Amadeus Mozart, poi la Sinfonia n. 31 in re maggiore KV297 “Parigi” sempre di Mozart e, infine la Prima Sinfonia in do minore op. 68 di Johannes Brahms.

Non è la prima volta che Kavakos sale sul palcoscenico di Ravenna Festival: era il 2003 quando sotto la direzione di Zubin Mehta, con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, consegnò al pubblico una mirabile esecuzione del Concerto op. 77 di Brahms, per poi tornare ancora un paio di volte, anche nel 2007 proprio con la Cherubini. Violinista di terza generazione, Kavakos è cresciuto ad Atene – città meta del Viaggio dell’Amicizia 2019, ma anche orizzonte ideale di questa XXX edizione del Festival, che con il titolo “per l’alto mare aperto” celebra anche la Grecia (e le sue póleis) culla del pensiero occidentale, dell’idea di democrazia e di humanitas; radice profonda dell’Europa in cui viviamo. Kavakos si è imposto giovanissimo in alcuni importanti concorsi e da allora si è esibito nei teatri più importanti e con le orchestre e i direttori più prestigiosi del mondo. Il suo nome è senz’altro legato alla fama di grande virtuoso e alla disinvoltura con cui maneggia il suo prezioso Stradivari, un “Willemotte” del 1734, dal quale trae ispirazione per le sue mirabolanti interpretazioni – come spiega egli stesso “suonare su strumenti come questo è una grande responsabilità, uno Stradivari sente e mette in luce qualsiasi minima sfumatura o dettaglio, ti mette quindi di fronte alla necessità di lavorare di più, di cercare attraverso la partitura il mistero che lo strumento racchiude”.

Da diversi anni Kavakos passa dall’accattivante dimensione del virtuosismo strumentale alla responsabilità del podio, e così farà appunto nel concerto ravennate. Apre infatti il concerto dirigendo “con l’archetto” la luminosa eleganza del Terzo Concerto KV216 di Mozart, uno dei cinque che il salisburghese dedica al violino, tutti composti nel 1775 nella propria città e per l’orchestra della corte arcivescovile. Un’opera che tradisce sì il modello del concerto italiano, ma in cui l’architettura, la strumentazione e la fluidità della dialettica tra solista e orchestra testimoniano di uno stile pienamente personale e, come sempre con Mozart, foriero di sorprese. È sempre con Mozart che Kavakos depone il violino per salire veramente sul podio a dirigere la Sinfonia n. 31 in re maggiore KV 297 detta “Parigi” perché concepita nella capitale francese, tre anni dopo il fiorire dei concerti violinistici, nel 1778. Nata da una commissione di Joseph Legros, il direttore dei Concerts Spirituels, è una sorta di brillante e festosa concessione al gusto parigino, estroversa e densa di effetti, ed anche l’unico successo del suo autore presso quel pubblico con cui mai scattò una vera intesa.

Certamente più meditata è infine la partitura che Kavakos ha scelto di porre in chiusura di concerto: la Prima Sinfonia di Brahms. Meditata perché se, secondo alcuni, i primi abbozzi di tale opera sembrano risalire al 1855, la sua veste definitiva vede la luce solo nel 1876, quando il compositore sarà riuscito a superare la sua risaputa ritrosia ad affrontare il genere sinfonico, e soprattutto a vincere il timore di doversi misurare con l’ingombrante eredità beethoveniana – di cui nell’ultimo movimento cita il tema dell’“Inno alla gioia”. Insomma un percorso lungo e sofferto che conduce però ad uno degli irrinunciabili monumenti della letteratura classica.

Il concerto è realizzato con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietteria serale al Pala de André dalle ore 19: tel. 3332009711
Biglietti: da 15 euro (ridotti 12) a 85 euro (ridotti 80)
I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro (ad esclusione del I settore); da 14 a 18 anni e universitari (under 30), 50% tariffe ridotte.
Il servizio navetta gratuito per il Palazzo de Andrè, realizzato con il contributo di Tecno Allarmi Sistemi, percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.

mercoledì 12 giugno
Palazzo Mauro De André, ore 21
Orchestra Giovanile Luigi Cherubini
Leōnidas Kavakos direttore e violino

Wolfgang Amadeus Mozart
Concerto per violino e orchestra n. 3 in sol maggiore K. 216
Sinfonia n. 31 in re maggiore (Parigi) K 297

Johannes Brahms Sinfonia n. 1 in do minore op. 68

Violinista di terza generazione, Leōnidas Kavakos maneggia il suo Stradivari con la disinvoltura del grande virtuoso e al tempo stesso con il timore reverenziale che si deve a un prezioso pezzo di storia. Il senso di prodigio che accompagna il musicista greco fin dalle sue prime esibizioni resiste intatto alla maturità dei cinquant’anni e alla responsabilità del podio. E trapela anche nella cantabilità “italiana” scevra di acrobazie e nell’inconfondibile brio inventivo che pervade il Concerto K 216 di Mozart, su un tessuto orchestrale che lascia già intravedere la solidità della Sinfonia K 297, un unicum destinato al pubblico parigino, in equilibrio tra novità espressive e una infallibile struttura formale. Quella solidità che, un secolo dopo, certo non mancherà alla prima e sofferta pagina sinfonica di Brahms.

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