Intervista al poeta Paolo Pera

Paolo Pera, scrittore, critico letterario, fumettista, pittore e scultore, è autore di Pietà per l’esistente. Satire e poesie censurabili, una variegata raccolta di testi critici (sferzanti, seppur ironicamente) verso la contemporaneità politica, religiosa, estetica e umana.

Ciao Paolo. È stata recentemente pubblicata da Ensemble Edizioni la tua raccolta Pietà per l’esistente. Satire e poesie censurabili. Cosa ci può dire in merito al libro?
Uhm, che potrei dire? Si tratta di una raccolta di composizioni satiriche e no – oggi voglio fare il professionale, vediamo se riesco –; v’è chi ha sostenuto (Franco Trinchero) che il clima delle satire paia quello di Orazio, forse perché lui – al contrario del “diabolico” Giovenale – conosceva la poca virtù degli uomini e non se ne sdegnava. Orbene, che dire, che dire? Oggi non ho molte parole… Le diverse sezioni sono tutte più o meno a sé stanti, al massimo si contaminano talvolta: penso alle satire religiose che seguono le pasquinate al Romano Pontefice e che precedono una sezione chiaramente contraddittoria dove l’esergo di Mario Marchisio (poeta da riscoprire) apre a un’interrogazione: esto poeta crede o non crede in Dio? Bella domanda… Farò finta che me l’abbiate posta voi: non saprei se credo. Troppo duro mi risulta questo domandamento, ma – debolmente, come Gianni Vattimo insegna – in morte dei metaracconti non si può essere né atei forti né credenti forti: si sta nel Limbo, tutto è possibile e tutto non lo è a un tempo (io credo), il divino comunque talvolta si percepisce e questo fa davvero meditare… Ma il divino non può essere limitato all’idea cristiana dello stesso, no: deve essere qualcosa di molto più ampio, e di molto meno dicibile.

Quanto è stato difficile portare a termine questa raccolta di poesie?
Questa sì che è una domanda! Direi (credo) che dipende… Io scrivo e scrivo – sul dettato poundiano tento di scrivere almeno una cosa al giorno –, le “raccolte” si chiudono quando passa una fase della vita e/o della riflessione. V’è però anche da dire che tanto sta alla raccolta: quelle che scadono al termine di una fase esistenziale sono della mia fascia ‘diaristica’, altre con intenti più profondamente introspettivi o di “denuncia sociale” (come la Pietà) potrebbero durare pure anni. Penso a una futura raccolta ma già oggi conclusa, Solitudine. Le quattro stagioni, questa è durata appunto un anno, con lo scopo di raccogliere gli stati del dolore che la solitudine dà nel corso di quattro stagioni. Qualcuno ha forse detto “Vivaldi della poesia”? Ma no, per carità… Non siate così generosi che m’imbarazzo (risate in studio). Magari “Vivaldi della poesia depressa”, questo sì! Non che io sia solo e sempre depresso, sia chiaro, semmai lo sono all’occorrenza: nell’angolo buio in cui lo si può essere; esserlo altresì nella corrente più abitata significa esporsi al proprio divoramento da parte del primo pescecane di passaggio.

Quale poeta del passato o del presente, è stato per te fonte di ammirazione e ispirazione?
Qui rispondo facile, perché ci pensavo nei giorni scorsi: sono due i personaggi che mi hanno influenzato intellettualmente – e da lì, e solo da lì, sorge la mia poesia (che alcuni direbbero non essere Poesia, va be’… Ce ne faremo una ragione) –: Ezra Pound e Gianni Vattimo (quest’ultimo filosofo e anziché poeta, ancora vivente per di più); da Pound mutuo una certa critica ai tempi odierni, una sicura purezza d’animo e d’intenzioni, una spinta epica a intervenire per cambiare le cose (pur non avendone le forze e le doti!); da Vattimo mutuo invece quell’atteggiamento debole (che alcuni credono riguardi la potenza dell’uomo anziché l’atteggiamento nei confronti delle cose), dunque la non violenza teoretica, pure coi violenti non sono violento teoreticamente… Ma molto volentieri lo sarei fisicamente, giusto per divertirmi, non per apportare un beneficio all’Umanità. I violenti, in specie quelli teorici, vanno soppressi: non è più il loro tempo, devono passare a tutti i costi (a cominciare dai politici nostrani, insulsi ed eppure schifosamente e ridicolmente perfidi… Penso a certi nanerottoli brutti come Chucky, la Bambola assassina).

Programmi per il futuro e sogni nel cassetto?
Mi piacerebbe (o piaceresse, com’è che si dice?) diventare ricercatore universitario, continuare la mia produzione artistico-letteraria, pubblicare sempre meglio, compiere una o due paia di curatele con alcuni amici-poeti, e pure presentare in giro il mio (attualmente) nuovo libercolo, magari in un’Italia liberata da certe costrizioni indicate quali strumenti per “garantire la libertà”.

Infine, vuoi regalare una poesia ai nostri lettori.
Volentieri, ma solo perché siete voi, eh…

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LA TERZA PERSONA

Siamo il Padre e il Figlio,
Aspettiamo la Terza Persona:
Una sorta di Matusalemme
Che ha avuto solo tre anni
Per circa due secoli; poi,
Di colpo, assunse le vesti
D’un ventunenne. Passavano
I genitori, le balie e i tutori:
Era sempre così. Disse infine:
«Salirò ora ai miei trent’anni,
Rimanendovi per sei millenni».
Dio Padre ebbe il tempo di morire,
Prima che costui scomparisse
Dal mondo che vide apparire.