Il fantasma di Mastro Titta

Secondo una credenza popolare, il fantasma di Mastro Titta si aggira, avvolto nel suo mantello rosso, nei pressi di Ponte S.Angelo, Piazza del Popolo e via dei Cerchi, a Roma.

Mastro Titta, all’anagrafe Giovanni Battista Bugatti, meglio noto come “er boja de Roma”, nacque a Senigallia nel 1779 e morì a Roma nel 1869. Per circa 70 anni fu l’esecutore delle condanne a morte per conto dello Stato Pontificio, raggiungendo il numero di ben 516 giustiziati.

Le esecuzioni avvenivano in piazza, davanti al popolo che accorreva da ogni parte della città per gustare il macabro spettacolo. Vista l’esemplarità della pena, i genitori portavano i figli ad assistere alle esecuzioni e, al momento dell’impiccagione o del taglio della testa, i bambini ricevevano uno schiaffo come monito per eventuali azioni future non contemplate dalla legge.

Mastro Titta non era visto di buon occhio dai suoi cittadini. Proprio per questa ragione viveva dentro le mura vaticane, al di là del fiume Tevere. Per precauzione non poteva entrare in città. Da qui il noto proverbio:

“Boia nun passa ponte.”

Le esecuzioni ovviamente non avvenivano all’interno del Vaticano, ma a piazza del Popolo, a Campo de’ Fiori o a via dei Cerchi. Per raggiungere i luoghi preposti, mastro Titta doveva lasciare il Vaticano e attraversare il Tevere. Ed ecco spiegato l’altro detto romano:

Mastro Titta passa ponte“.

Prima di ogni esecuzione, il boia si confessava, indossava il mantello rosso (che oggi è custodito nel Museo Criminologico di Roma) e poi impiccava, squartava o tagliava la testa al giustiziato. Per rassicurare il condannato della sua professionalità, offriva del tabacco o un goccio di vino.

Ed è proprio questo gesto che, secondo la tradizione popolare, il fantasma del Boja de Roma continua a ripetere dopo secoli, all’alba, lungo le vie macchiate di sangue dalla sua mano.