Classico Meridiano. Un’iniziativa per ripartire.

Il progetto vede al centro del lavoro tre spettacoli teatrali: Uscita d’emergenza di Manlio Santanelli, Il Fu Mattia Pascal e Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello. Tre testi intramontabili pensati per promuovere lo spettacolo dal vivo che ha subito le conseguenze del lockdown. Si punta, quindi a un progressivo e largo ritorno della cittadinanza alla fruizione in presenza dell’offerta culturale sul territorio della Regione Lazio. Gli ultimi lunghi mesi di forzato isolamento imposti dall’emergenza epidemiologica hanno prodotto delle pesanti conseguenze nelle relazioni sociali e una diffusa diffidenza nel frequentare luoghi di condivisione sociale che devono invece rapidamente tornare a essere punti di riferimento sul territorio e svolgere la loro imprescindibile, vitale funzione di stimolare nella popolazione curiosità intellettuale e desiderio di partecipazione che sono presupposto fondamentale per l’accrescimento umano e sociale di ogni comunità.

L’evento “CLASSICO MERIDIANO” è composto da spettacoli teatrali di autori tra i più significativi del novecento italiano: Luigi Pirandello e Manlio Santanelli.
Entrambi originari del sud Italia (Pirandello siciliano, Santanelli campano), di quel meridione cioè spesso condannato a una visione di presunta marginalità, sono invece stati autentici propulsori del rinnovamento del linguaggio e della definizione della moderna identità del nostro popolo. In scena, in tre diversi teatri della Capitale: Uscita d’emergenza, Sei personaggi in cerca d’autore, Il Fu Mattia Pascal.

Questi immortali capolavori dimostrano come sia invece possibile interrompere una catena di pensiero – dove il senso di marginalità, di distopia, causati dal sentirsi pensati da altri e innescati nel nostro odierno dalla pandemia (e alimentati dalla comunicazione catastrofista che ha fatto da corollario a questo periodo) – e tornare a pensarsi e raccontarsi riacquisendo dignità di soggetto del pensiero stesso.

USCITA D’EMERGENZA
di Manlio Santanelli con Roberto d’Alessandro e Felice della Corte diretto da Claudio Boccaccini, sarà in scena il 5 ottobre 2021 al Teatro Nino Manfredi.
Il testo si colloca tra i più importanti del teatro europeo del secondo novecento. La poetica che lo caratterizza – incentrata sul malessere partenopeo dei due protagonisti – è fondata sulla ricerca dei comportamenti devianti e sui meccanismi comicamente surreali che ne derivano.
Messi a dura prova da un’esistenza che ha lasciato loro soltanto l’amaro sapore della memoria, i personaggi di Pacebbene e Cirillo non sono in grado di esprimere altra volontà se non quella di spostarsi su e giù per l’unica stanza che costituisce il loro covo, in una smania di emigrare che però non li porta mai oltre la soglia di casa. Minacce, sospetti reciproci, equivoci e travestimenti costituiscono ormai il loro tragico e a un tempo clownesco sistema di affrontare il vuoto quotidiano.

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE
di Luigi Pirandello, con Felice Della Corte, Silvia Brogi, Claudio Boccaccini, Francesca Innocenti, Gioele Rotini, Marco Lupi, Titti Cerrone, Fabio Orlandi, Andrea Meloni, Jessica Agnoli, Luca Vergoni, diretto da Claudio Boccaccini in scena il 26 ottobre al Teatro Vittoria.
“Sei personaggi in cerca d’autore” è molto probabilmente l’opera teatrale più famosa di Luigi Pirandello e, di sicuro, quella che più di ogni altra ne compendia e sintetizza le tematiche, i climi, le suggestioni.
Al suo debutto nel 1921 – di cui ricorrono i 100 anni – il pubblico rimase sconcertato che e contestò violentemente l’autore. Oggi, a distanza di un secolo, in una società profondamente mutata, è lecito chiedersi cosa rimanga di scandaloso, di disorientante, di sorprendente in quest’opera: si può escludere il meccanismo del “teatro nel teatro”, ormai trito, visto e rivisto; e anche il linguaggio, che può anzi risultare oggi spesso ridondante, prolisso, barocco, specchio di una certa “italietta” prefascista piccolo-borghese, ormai poco funzionale a una moderna visione dell’azione e comunicazione scenica.
Quello che continua a stupire e appassionare in questa grande opera è certamente lo scavo nella desolazione e nelle trappole dell’animo umano; e ancora la messa a confronto, impietosa, tra una concezione del teatro stanca, annoiata, routinier – che ha i suoi rappresentanti nel gruppo della “compagnia”, capocomico e attori – e la verità feroce e vibrante della teatralità vitale e ardente nei “personaggi”.
Ecco, in questo soprattutto è continuamente ribadito un concetto tanto caro a Pirandello: quanto i personaggi, frutto della fantasia di un autore, siano più vivi e veri delle persone reali. Talmente vivi e veri che invaderanno un giorno il palcoscenico di un teatro interrompendo, con un colpo di scena, la prova di una compagnia e dando inizio così a un’opera considerata a ragione un testo capitale della drammaturgia universale.

IL FU MATTIA PASCAL
di Luigi Pirandello con Felice Della Corte, Silvia Brogi, Claudio Boccaccini, Paolo Perinelli, Titti Cerrone, Marco Lupi, Jessica Agnoli, diretto da Claudio Boccaccini sarà in scena il 18 novembre al Teatro Marconi.
“Il fu Mattia Mascal” è forse il più celebre romanzo di Luigi Pirandello, qui adattato per la scena, e dove sono anticipati i temi a lui cari, in particolare attinenti lo scontro tra individuo e società. La storia è nota. Mattia Pascal vive una vita difficile sia dal punto di vista matrimoniale che economico – dopo aver dissipato l’eredità del padre -, ma un giorno si ritrova a vincere un’ingente somma alla roulette. Tornando verso casa scopre di essere stato identificato nel cadavere di un suicida e decide di cogliere l’occasione per “sparire”, abbandonando l’identità di Mattia Pascal, cui associa l’idea di fallimento, e iniziare una nuova vita con il nome di Adriano Meis. Ben presto si accorgerà che è impossibile vivere al di fuori di tutte le convezioni sociali (non ha documenti non può sposare la donna di cui si è innamorato) e, frustrato da questa insopportabile situazione, decide di tornare alla sua vecchia vita inscenando il suicidio di Adriano Meis.
L’adattamento portato in scena spesso assume i toni divertenti della commedia, sfruttando al meglio la presenza nel romanzo di elementi teatrali e di una sintassi vicina all’oralità, per esaltarne i temi fondamentali che sono di grande importanza e attualità: l’impossibilità per l’uomo di determinare la propria esistenza e la frantumazione dell’identità in una società che dimentica, sostituisce e procede senza pietà per gli individui.

“Un’occasione di ripartenza che muove dalle nostre radici e eccellenze culturali, per tornare con consapevolezza a una socialità gioiosa e unificante” affermano gli organizzatori.