Amy è il nuovo singolo di Delio Lambiase

Dopo l’EP “Sacra nostalgia” (2019) e l’album “Radice” (2021), esce il primo singolo del nuovo progetto musicale di Delio Lambiase.

“Amy”, questo è il titolo del singolo in uscita, anticipa il nuovo “Mente che mente”, un progetto in cui è stato dato spazio a sonorità più marcatamente elettroniche e pronto ad essere sfornato a marzo 2023, anticipato dall’omonima title track, accompagnata dal videoclip.

6 tracce nate ed elaborate in questi ultimi 2 anni densi di accadimenti:

<<Questo periodo ha messo a dura prova molte nostre abitudini e ha fatto emergere una certa letargia di coscienza che inganniamo costruendoci vite piene di impegni che, molte volte, tradiscono un vuoto interiore che cerchiamo di ignorare, ma che è sempre lì presente.

“Mente che mente” è una critica serrata ai meccanismi della mente osservati in me e negli altri e che rivelano che la mente, da nostra servitrice, è diventata un padrone cui obbediamo ciecamente senza interrogarci sull’autenticità di ciò che pensiamo, sentiamo e facciamo.

Musicalmente volevo uscire dalla confort zone dei miei gusti e delle mie abitudini musicali, così, ho dato spazio, accanto a brani più vicini alla tradizione pop-rock, anche a timbri sonori più marcatamente elettronici e a suoni più contemporanei, cercando di non tradire mai – e sperando di esserci riuscito – l’urgenza e l’autenticità della scrittura>>.

DELIO LAMBIASE RACCONTA IL SUO PERCORSO

Il percorso umano, intellettuale e artistico che ha portato Delio Lambiase ad “Amy” e a “Mente che mente” parte da lontano, per la precisione dalla scrittura del suo romanzo “Il grande salto”.

<<È stato come un momento di spartiacque poiché da lì ho capito la necessità che da spettatore potevo diventare anche attore del ribollio artistico che mi agitava.

È stato scritto in un periodo interiormente molto spericolato in cui le domande sul senso dell’esistenza sono diventate quotidiane e pressanti. Proprio allora ho scoperto quanto la scrittura mi facesse bene. Scrivere è diventato un urgente bisogno: è come se mi svuotassi di un peso trasformandolo in un utile viatico per affrontare meglio le giornate. Scrivere mi riassetta il cuore, genera una sorta di upgrade dei pensieri.

All’epoca del romanzo ero diventato una sorta di tossico di scrittura: scrivevo ogni giorno, ovunque. Una volta ho appuntato un pensiero persino sulla buccia di una banana comprata dal fruttivendolo.

Quello è stato anche il periodo in cui ho divorato decine e decine di libri di autori che si sono interrogati e hanno scritto sul cammino dell’uomo e della sua consapevolezza, da Calvino a Osho, da Buscaglia a Richard Bach, da Gurdjieff a Krishnamurti, da Aivanhov a Steiner.

Nello stesso periodo ho vissuto l’esperienza del Cammino di Santiago de Compostela cui ho dedicato un capitolo del romanzo. I km percorsi per tanti giorni sono stati davvero un percorso fatto dentro di me più che fuori.

Successivamente, dopo lo svuotamento che ho avvertito scrivendo IL GRANDE SALTO, artisticamente ho sentito la necessità di “asciugare” i fiumi di parole propri di un’opera letteraria, e renderli più essenziali. Non è stato per nulla semplice.

Complice la passione per la musica, una decina di accordi imparati durante l’adolescenza e un incidente in bici che mi ha costretto a casa per un mese circa, ho riabbracciato una vecchia chitarra acustica e ho iniziato a strimpellare cantando qualche mio verso che usciva spontaneo giocando con la chitarra.

All’inizio non riuscivo ad affrancarmi dall’impronta compositiva del racconto, tant’è che non riuscivo a portare in studio delle bozze di canzoni meno lunghe di 5 minuti, e si sa che 5 minuti, in linea generale, sono fuori misura per gli ascolti odierni che risentono della generale velocità delle nostre vite e della generale superficialità dell’ascolto.

Vestito di incoscienza e “faccia tosta” ho fatto ascoltare uno dei miei primi brani a Red Ronnie in occasione di un tour itinerante in cui lui ascoltava vari aspiranti artisti in giro per l’Italia. Mi incoraggiò ad esibirmi dal vivo. Vestito della stessa incoscienza, nel giro di un anno avevo formato una band e presentato davanti ad un pubblico il mio primo progetto musicale, SACRA NOSTALGIA, facendo il mio primo concerto di due ore piene.

Da lì in poi sono seguiti tanti contest, festival, e da ultimo la semifinale al Premio Pigro, dedicato a Ivan Graziani, e la semifinale all’Humanity Music Festival dedicato a Lucio Dalla dove ho partecipato con uno dei brani del disco in uscita, spinto (lo ammetto) soprattutto dal desiderio di incontrare Maurizio Solieri e Ricky Porterà che erano nella giuria tecnica del premio.

Fondamentale per il prosieguo del mio percorso è stato l’incontro con Francesco Di Bella, frontman dei 24 Grana. Negli ultimi anni, con vari amici, eravamo diventati un sorta di stalker dell’artista visto il numero impressionante di live tenuti da Di Bella cui avevamo assistito. Poi, dopo il mio primo EP, ho partecipato a tre suoi laboratori di scrittura e composizione tenuti nella mia città. Questi laboratori sono stati una grande fucina di crescita, di stimolo e di confronto con altri artisti partecipanti. Grazie a questi laboratori e la preziosità dei partecipanti, l’amore per la scrittura delle canzoni è diventato molto più solido e costante.>>.

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