22 settembre – 2 ottobre 2026, Sala del Cenacolo
È stata inaugurata il 22 settembre e resterà aperta al pubblico fino al 2 ottobre 2026 La sera della Cena, opera dell’artista teramano Fabrizio Sannicandro, installazione site-specific a cura di Umberto Palestini, realizzata appositamente per gli evocativi spazi della Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina della Camera dei Deputati, affrescata con un dipinto dedicato all’Ultima Cena.
L’opera, definita dallo stesso curatore come un “dono” rivolto al pubblico dei visitatori, mette in relazione due capolavori della storia dell’arte, l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci e la Visitazione del Pontormo, creando un chiasmo tra la nostalgia per un incontro perduto e la calda suggestione di un abbraccio che si staglia sullo sfondo.
Al centro dell’installazione si trova una lunga tavola apparecchiata, ma priva di commensali: una presenza e al tempo stesso un’assenza, testimonianza di un incontro che sembra essersi appena concluso e del quale rimangono soltanto poche tracce.
Presenti all’iniziativa, ideata dalla consigliera del Comune di Teramo Maria Cristina Marroni, i promotori Franco Iachini e Francesca Di Domenico e il coordinatore Gino Natoni.
Al vernissage hanno preso parte, oltre al Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto e al Presidente della Provincia di Teramo Camillo D’Angelo, numerosi concittadini dell’artista, arrivati nel centro di Roma per ammirare dal vivo l’opera e partecipare all’inaugurazione.
Insieme al curatore Umberto Palestini erano presenti lo storico dell’arte e Presidente del Consiglio Comunale di Teramo Alberto Melarangelo, l’attrice Arianna Ninchi e altre importanti personalità del mondo istituzionale, culturale e artistico.
Gli orari di apertura, a partire dal 23 settembre, saranno dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 19:30. Sabato e domenica lo spazio resterà chiuso. La sera della cena anticipa di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione di Carmignano, in mostra alle Scuderie del Quirinale, instaurando così un dialogo tra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Il progetto nasce da una riflessione sulla Visitazione del Pontormo e sul tema dell’incontro. Sannicandro non ne propone una semplice citazione, ma ne riattiva il nucleo più umano e contemporaneo – l’abbraccio, la prossimità, la necessità dell’altro – mettendolo in dialogo con una lunga tavola apparecchiata rimasta senza commensali.
A dare ulteriore rilievo all’evento è proprio la vicinanza con la grande mostra dedicata a Pontormo alle Scuderie del Quirinale. La sera della cena anticipa infatti di poche settimane l’arrivo a Roma della Visitazione, creando un suggestivo dialogo tra arte contemporanea e uno dei capolavori del maestro.
Pensata appositamente per uno spazio fortemente connotato dalla memoria storica e culturale, La sera della cena riflette sul valore dell’incontro, della relazione e della condivisione in un tempo nel quale la progressiva smaterializzazione dei rapporti umani sembra mettere in discussione il significato stesso dello stare insieme.
Al centro dell’installazione resta la lunga tavola apparecchiata, ma priva di commensali. Una presenza e, insieme, un’assenza. Rimangono i piatti, gli oggetti, le tracce e le parole disseminate sulla tovaglia dipinta: segni di un incontro che sembra essersi appena concluso o che, forse, deve ancora avvenire.
La tavola diventa così il luogo simbolico attorno al quale prende forma l’intero progetto: spazio primario della relazione, del nutrimento, del racconto e della trasmissione. È proprio l’assenza delle persone, tuttavia, a trasformarla in un’immagine sospesa e interrogativa. Come sottolinea il curatore Umberto Palestini, l’opera procede infatti “per sottrazione”, facendo dell’assenza lo strumento attraverso il quale far emergere un significato più profondo.
Sul fondo della Sala del Cenacolo, un grande trittico pittorico restituisce, attraverso il linguaggio personale di Sannicandro, l’eco della Visitazione di Jacopo Carucci detto il Pontormo. L’abbraccio costituisce uno dei nuclei poetici dell’opera: un gesto elementare e universale, capace di attraversare i secoli e di parlare ancora al presente. Nel progetto di Sannicandro, la Visitazione del Pontormo e il riferimento al Cenacolo diventano così due grandi archetipi dell’incontro: da una parte due corpi che si avvicinano e si riconoscono, dall’altra una tavola attorno alla quale una comunità si riunisce.
In questa prospettiva, la tavola vuota assume una forza che supera la sua dimensione scenografica. I commensali non ci sono più, ma tutto continua a parlare di loro. La loro assenza porta in primo piano ciò che rischiamo di perdere: la prossimità, il tempo condiviso, il contatto, la capacità di riconoscerci attraverso la presenza dell’altro.
Come scrive Umberto Palestini nel testo critico che accompagna il progetto, la tavola senza commensali «ci ricorda l’incancellabile necessità di riscoprire il valore fondante della condivisione, dell’essere insieme».
La sera della cena si configura così come un dispositivo poetico e civile: non una rappresentazione nostalgica del passato, ma una domanda rivolta al presente.
Un incontro tra storia dell’arte e contemporaneità, tra memoria e futuro, nel quale la pittura torna a interrogare una delle esperienze più semplici e, proprio per questo, più radicalmente umane: essere insieme.








