Hertzen fuori il nuovo album “Ananke”

E’ uscito il 14 luglio “Ananke”, il nuovo album degli Hertzen. Una piccola rivelazione sul mondo filosofico di questo duo italo-brasiliano. May Rei e Self hanno una storia davvero particolare: lei viene dalla Puglia e lui dal Brasile, ma dove si sono incontrati in Germania! O meglio qui è dove hanno deciso di portare avanti il loro duo.

Hertzen – Ananke

Le frizzanti note della Puglia e i colori sgargianti del Brasile si sono incontrati creando un prodotto molto diverso da quello che ci si può aspettare da questo mix. “Ananke” è un disco di undici canzoni dove l’elettronica viene mescolata ad un rock gotico e introspettivo. Lo stesso titolo dell’album rimanda alla religione greca dove l’Ananke era la dea del destino. Il tema di queste canzoni è abbastanza chiaro. Gli Hertzen indagano nella psiche umana. Mettono in musica quei sentimenti che ci fanno oscillare tra la consapevolezza che il nostro destino ultimo è la morte e la voglia di cambiare, di prendere in mano la nostra vita.

Un tema per niente leggero, ma che viene trasmesso in un sound accattivante e ipnotico. Un sound che ti fa dimenticare i tuoi problemi e ti avvolge. Sintetizzatori old style si abbracciano a suoni urban più moderni. Lo stile degli Hertzen è davvero difficile da classificare, si fa prima ad ascoltarlo ed amarlo.

TRACK BY TRACK

Save Me: La canzone parla della delusione di un rapporto. Della paura di ricominciare e della scelta di rimanere da soli, ma liberi.
Nasce come un lavoro technopop, ma che poi si è evoluto in un lavoro da una struttura più complessa, basata su un dialogo tra due drum set acustici, basso, suoni mellotron e un suono di sintetizzatore energico e sequenziato.

Ride: Invita a non smettere mai di lottare per i propri diritti e ad essere più consapevoli delle proprie decisioni e scelte. Una versione moderna e swingy del post-punk anni 80 caratterizzato da un mix di chitarre distorte, di dance beats ed effetti.

No Time: Non c’è tempo per rimanere indifferenti. Bisogna reagire. Chitarre distorte, strings ed electro beats (che richiamano il funk delle favelas di Rio) riflettono quel forte senso del dramma e d´urgenza che spinge ad agire e a far sentire la propria voce.

Fools for Love: Come in ‘Save Me’, si parla di una relazione difficile, vissuta tra aspettative e realtà. Parla del coraggio di ritrovare la propria indipendenza e la voglia di andare avanti. Uno stile technopop melodico anni 80 dancefloor con un riff di chitarra psichedelica.

Daring Girl: Per esprimere se stessi, serve coraggio. E per fare ciò devi abbattere gli stereotipi e difendere l’amore in ogni sua forma. Un mood porn disco anni 70 assieme ad un mix di batterie acustiche ed elettroniche.

Free: Parla della forza della natura, simbolo di libertà minacciato continuamente dall´uomo. Una natura che sa proteggerci, ma che sa anche ribellarsi.

Younder and Yore: Parla dell’agonia e della consapevolezza del passare del tempo. I ricordi del passato, l’incapacità di aver controllo sulle nostre vite. Batterie elettroniche, basso, piano elettrico, chitarra si rifanno allo stile Motown e al Philadelphia soul ma con uno stile contemporaneo e deciso.

Heaven: Parla della morte come processo inevitabile, accolto (quasi) con serenità. Un dolore che fa crescere, che fa capire. Che da senso alla vita, nonostante i nostri mille dubbi e le nostre mille personalità. Caratterizzata da un beat electro funk e un po’ jazzy.

Lost: Un pezzo che richiama uno stile del tutto lynchiano, non sempre logico, imprevedibile, confuso, non per niente, ispirato al film ‘Lost Highway’. Un pezzo che potresti ascoltare per caso in radio, di notte, in macchina, tra le luci della città. Cinematico, jazzy, surfrock/garage psychedelia anni 60.

Lullaby: Un invito ad ascoltare una ninna nanna che evoca sentimenti di calma apparente. Un tributo allo stile di Bandalamenti.

Holy Mary: Nasce durante i giorni più difficili della pandemia. Racconta dell´inarrestabile desiderio dell’uomo di cercare risposte, di un bisogno disperato di salvarsi dagli eventi incontrollabili della vita. La paura dell’ignoto trova pace nell’arte. Un mix di post-punk anni 80 e funk-o-metal anni 90