Volto di donna. Il ruolo femminile nella preistoria. Appuntamento con la conversazione e con le proiezioni all’Università degli studi della Tuscia

Volto di donna. Il ruolo femminile nella preistoria. Appuntamento con la conversazione e con le proiezioni all’Università degli studi della Tuscia

Volto di donna
Il ruolo femminile nella preistoria

Conversazione con proiezioni insieme a
Gian Maria Di Nocera
Università degli studi della Tuscia – Viterbo

Domenica 8 marzo 2015 ore 16.30

Museo della Città e del Territorio
via di Porta Marchetta, 2
Vetralla

L’archeologia di genere è una disciplina di recente acquisizione. Il suo obbiettivo è quello di ricostruire il nostro più antico passato dando il giusto peso ai ruoli svolti dall’uomo e dalla donna. La storia precedente all’uso della scrittura ha protagonisti anonimi e comunità senza nome. Eppure sono proprio loro ad aver contribuito ai cambiamenti radicali avvenuti nel nostro stile di vita. La ricostruzione di queste antiche società, costituite da attori anonimi ed in periodi molto lontani da noi, è stata da vari studiosi sostenuta con un’ottica “androcentrica”, in cui l’uomo, come genere maschile, sarebbe stato il perno della società. In questo contesto ebbero facile accesso luoghi comuni del mondo contemporaneo indebitamente proiettati nel passato, cui si affiancarono stereotipi che vedevano la donna dedicata alle faccende domestiche o altrimenti identificata unicamente come “madre generatrice”. In entrambi i casi il ruolo femminile rimase sottomesso all’uomo “dominatore”. I movimenti femministi della fine degli anni ‘60 fino agli anni ’80 dello scorso secolo, hanno influenzato enormemente soprattutto l’archeologia angloamericana proponendo punti di vista radicalmente opposti. Spicca in questo quadro la figura di Marja Gimbutas, studiosa lituana, naturalizzata negli Stati Uniti. La sua ricostruzione dell’Europa preistorica, attraverso una originale interpretazione della documentazione archeologica, vedeva la donna come attrice principale nell’organizzazione sociale dell’epoca, coniando il termine di “società matrifocale”. Dunque la primordiale società umana passa da una visione androcentrica ad una ginocentrica. In questo acceso dibattito sembra si sia affermata una sorta di riscatto di genere, allo stesso tempo però ci si è allontanati dal vero obiettivo della ricerca e cioè quello di riuscire a capire concretamente che cosa sia successo tra l’uomo e la donna nel nostro più profondo passato ed in particolare qual’ era la reale condizione della donna nella preistoria. Da qui forse le domande più pregnanti: quando, in che modo e soprattutto perché nascono la discriminazione e la disuguaglianza di genere.

 

Marzo, un mese dedicato alla donna

Museo della Città e del Territorio
Vetralla

di domenica pomeriggio: conversazioni, video, dibattiti
con tè e biscotti

Domenica 22 marzo, ore 16,30
Donna e società: Le società matristiche
Conversazione insieme a Giancarla Belasco

Domenica 29 marzo, ore 16,30
Donna e violenza.
Proiezione di «Finchè morte non ci separi» di Francesco Olivieri interpretato dalle attrici Karin De Ponti e Valentina Scattolin, regia di Daniela Vismara, collaborazione alla regia e montaggio di Ebe Giovannini, con l’adesione del Gruppo Pari Opportunità della Rai di Milano (presidente Irma Bono). A seguire ibattito con  l’Associazione Erinna (Donne contro la violenza alle donne)

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