Valerio Aprea e Makkox: Lapocalisse trionfa al Balzan

Applausi a scena aperta e ovazione finale a Musikè per lo spettacolo scritto da Makkox e interpretato da Valerio Aprea. Il neologismo “Fantacitorio” è entrato nel dizionario Treccani.

Badia Polesine (RO), 5 marzo 2026 – Grande successo ieri sera al Teatro Balzan di Badia Polesine (RO) per Lapocalisse, spettacolo di Valerio Aprea e Makkox proposto dal cartellone di Musikè, la rassegna di musica, teatro, danza della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Applausi a scena aperta e un’ovazione finale hanno festeggiato un artista che ha confermato come l’ironia sia la migliore amica della profondità.

Ad aprire Lapocalisse è stato il monologo del “Fantacitorio”, gioco inventato da Makkox e Aprea sul modello del Fantasanremo per dare un senso alle dichiarazioni dei politici italiani. Subito dopo, Aprea ha rivelato che il neologismo è stato accolto dalla Treccani, con grande divertimento del pubblico.

I monologhi sono una selezione di quelli scritti da Makkox per Propaganda Live, la fortunata trasmissione di La7. Ogni monologo è intervallato dall’interazione diretta con il pubblico, dove Aprea mette in mostra le sue straordinarie doti di intrattenitore e improvvisatore. Invitato a formulare istanze all’Assessore presente in platea, il pubblico ha parlato di ciclabili, ma anche del Teatro Balzan, di cui Aprea per primo ha lodato la bellezza.

Musikè Aprea Badia Polesine Teatro Balzan

Monologhi, arte e ironia: lo specchio del nostro tempo secondo Aprea e Makkox

Da antologia il monologo dedicato a un Forrest Gump che risolve un problema pratico con semplicità disarmante: tira fuori una chiave caduta in un tombino, dicendo candidamente di saper fare solo quello. La morale, «Ognuno di noi conosce una cosa sola, e su tutte le altre deve tacere», diventa una sfida rivolta agli spettatori: trovare l’errore lasciato apposta nel monologo. Il pubblico del Balzan, dopo alcuni tentativi, ha indovinato: «Non succede quasi mai, mi sarà capitato tre volte in decine di repliche» ha detto Aprea congratulandosi.

Sul fondale, a ogni monologo corrisponde un colore diverso. Al termine di ogni monologo, il puro colore cede il posto al dettaglio di un’opera d’arte, dai pittori fiamminghi a El Greco, a suggello del racconto apocalittico. «Abbiamo l’arte perché non perisca in noi la verità», diceva Nietzsche.

Uno spettacolo che porta in scena il nostro tempo, i nostri tic, le nostre follie: dalla politica alla salute, dalla schiavitù dell’algoritmo alla deriva irrazionale delle pseudoscienze, per concludere con l’italica rassegnazione che, nell’adattarsi sempre e comunque al peggio, può indurre persino una forma di euforia. È il nostro modo di sopravvivere, rinunciando, forse, a vivere davvero.

Ma per fortuna c’è il teatro.

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