Un tesoro della musica, un trionfo di mosaici: Il Messiahdi di Händel a classe

Un tesoro della musica, un trionfo di mosaici: Il Messiahdi di Händel a classe – Domenica 23 giugno, alle 21 a Sant’Apollinare in Classe con l’Orchestra Cremona Antiqua e il Coro Costanzo Porta diretti da Greco

Quale luogo migliore per far risuonare il Messiah di Händel, dello spazio absidale della Basilica di Sant’Apollinare in Classe, al cospetto dei preziosi mosaici raffiguranti il Santo come buon pastore tra le sue pecore, la croce di Cristo che campeggia sul cielo stellato, ai lati Elia e Mosè, la mano di Dio e i tre agnelli, ovvero gli apostoli Pietro, Paolo e Giovanni? Il “soggetto” è lo stesso, ché il libretto di Charles Jennens annuncia infatti l’avvento del Salvatore ai pastori e al loro gregge, attingendo anch’esso sia al Vecchio e al Nuovo Testamento, sebbene attraverso la Bibbia di Re Giacomo e il Book of Common Prayer, testi fondamentali della chiesa anglicana. Per Ravenna Festival, domenica 23 giugno alle ore 21, a dirigere l’Orchestra Cremona Antiqua e il Coro Costanzo Porta nel capolavoro händeliano è Antonio Greco, che si avvale di quattro solisti di prim’ordine: Maria Grazia Schiavo (soprano), Victoria Massey (mezzo soprano), Krystian Adam (tenore) e Christian Senn (basso). Il concerto è realizzato con il contributo di Confindustria Romagna.

Prodigio di freschezza inventiva, il Messiah nacque in appena tre settimane, sul finire dell’estate 1741, al termine della straordinaria carriera operistica di Händel, e venne eseguito per la prima volta a Dublino l’anno successivo, in un concerto di beneficienza (consuetudine ancora oggi piuttosto frequente per questa pagina). Il compositore sassone abbandona così l’opera e la lingua italiana per mettere in musica un libretto in inglese, avvalendosi dell’esperienza assimilata nell’ambito sacro in ben tre diverse tradizioni: la passione luterana, l’oratorio italiano e l’anthem inglese. Il libretto di Jennens, costruito assemblando passi diversi tratti da fonti eterogenee (profeti, salmi, vangelo, lettere apostoliche), racconta la redenzione dell’umanità a opera di un Messia evitando però espliciti riferimenti a Cristo, del quale si evoca soltanto la nascita tra i pastori: una sorta di antologia di brani di diversa provenienza che parrebbe annullare ogni possibilità di qualsiasi continuità narrativa e quindi drammatica. Ma il compositore riesce nel miracolo di unificare il tutto applicando all’insieme la grande esperienza di uomo di teatro, attraverso l’uso accorto e ben calibrato di recitativi accompagnati, ariosi, arie e cori, con grande attenzione al testo verbale.

Particolarmente strategica si rivela la scrittura per il coro, che tempera il contrappunto rigoroso della tradizione tedesca con la tecnica inglese dell’anthem (sperimentata dal compositore sin dal suo arrivo a Londra). Händel ne ottiene un amalgama fluido, per cui il gioco imitativo, raramente complesso e talora soltanto pseudo-contrappuntistico, si scioglie nel dialogo concertante tra le voci, si ricompatta in sezioni omofone, quasi ritornelli vocali sostenuti dall’orchestra o da questa echeggiati, dando luogo a una varietà di soluzioni che rispondono docili e imprevedibili alle sollecitazioni del testo. Una formula che dimostra nel celeberrimo Hallelujah! tutta la sua intramontabile efficacia.

Una particolarità di questa esecuzione risiede nel fatto che Antonio Greco – sul podio dell’Ensemble Cremona Antiqua e del Coro Costanzo Porta, gruppi che egli stesso ha fondato e votati soprattutto all’esecuzione del repertorio barocco – presta un’insolita attenzione al testo, di cui viene curata non solo l’intonazione musicale, ma anche la pronuncia storica. Grazie infatti ai suggerimenti del linguista David Crystal, collaboratore del Globe Theater di Londra e studioso della pronuncia inglese ai tempi di Shakespeare e nei decenni successivi, il Coro ha potuto ipotizzare i tratti distintivi della pronuncia inglese all’epoca di Händel, un dettaglio non trascurabile che sorprenderà gli ascoltatori più attenti per il permanere della consonante finale nelle desinenze in “-ing”, per il persistere di gruppi consonantici pronunciati alla francese, come per l’assenza di alcuni dittonghi ai quali ormai da tempo siamo abituati.

Il Festival tornerà a Sant’Apollinare in Classe domenica 30 giugno, alle 21, per il concerto dell’Estonian Philharmonic Chamber Choir che si misura con un’altra composizione sacra di altissimo calibro: il Kanon Pokajanen di Arvo Pärt.

Info
: 0544 249244 www.ravennafestival.org
Biglietto posto non numerato: I settore 30 Euro (ridotto 26), II settore 20 Euro (ridotto 18), panche laterali 15 Euro
I giovani al festival: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari (under 30), 50% tariffe ridotte.