Tradizione e impeto dalla Russia. Gergiev sul podio dell¹Orchestra Mariinsky

Tradizione e impeto dalla Russia. Gergiev sul podio dell¹Orchestra Mariinsky

Tradizione e impeto dalla Russia. Gergiev sul podio dell¹Orchestra Mariinsky – Venerdì 8 giugno il concerto al Pala De André, in programma Debussy, Musorgskij, Rachmaninov

È uno degli interpreti più affezionati a Ravenna Festival: il direttore Valery Gergiev, testimone esemplare e inarrivabile della grande tradizione russa e dell’impeto interpretativo che la contraddistingue, torna ancora una volta sul palcoscenico del Pala de André, venerdì 8 giugno. Per quest’imperdibile concerto – reso possibile grazie al determinante contributo del Gruppo SAPIR – sarà sul podio della “sua” Orchestra Mariinsky, ovvero dell’orchestra pietroburghese che ha diretto per la prima volta debuttando giovanissimo nel 1978 e di cui è da molti anni non solo direttore musicale (dal 1988) ma anche direttore artistico e direttore generale (dal 1996). Un legame che ha portato l’antica compagine russa (la sua storia risale al XVIII secolo, alla cappella della Corte imperiale) a esibirsi nei più prestigiosi contesti internazionali grazie anche a uno straordinario affinamento del tratto espressivo e della qualità tecnica, nonché a un notevole ampliamento del repertorio. Il cui nucleo fondamentale rimane comunque sempre “russo”, tanto che nel programma scelto per il pubblico del Festival spicca l’inconfondibile fuoco espressivo di compositori quali Modest Petrovič Musorgskij e Sergej Rachmaninov, cui fa da contraltare il fascino evocativo di Claude Debussy.

Ed è proprio con una delle più celebri pagine del compositore francese che si dà inizio al concerto, il Prélude à l’après-midi d’un faune. Debussy compone la partitura nel 1894 ispirandosi all’omonimo poema di Stephane Mallarmé, L’après-midi d’un faune, e la apre e impianta su un sinuoso arabesco del flauto, cui è affidato il compito di impersonare il mitico protagonista, il fauno – non a caso è quello lo strumento che la mitologia gli assegna. Con un’efficacia descrittiva riconosciuta dallo stesso poeta che, ascoltando il Prélude eseguito al pianoforte da Debussy, ebbe a dire: “prolunga l’emozione dei miei versi e rende l’ambientazione con più passione ed efficacia di quanto non riuscirebbe a fare la pittura”. E se il compositore da quel poema non ha ricavato tutto il trittico originariamente progettato e che prevedeva anche un Interludio e una Parafrasi finale, è forse perché la densità narrativa di questo Prélude – nell’evocazione del crescere della passione, nell’approdo a un’acme emotiva e infine nello scemare della tensione – è inarrivabile.

L’anima russa di orchestra e direttore, però, si manifesteranno compiutamente nei Quadri da un’esposizione di Musorgskij. Composti per pianoforte nel 1874 e orchestrati da più musicisti ma mai con la sapienza timbrica e “teatrale” di Maurice Ravel – la cui versione è naturalmente quella scelta da Gergiev -, costituiscono, come il titolo suggerisce, il compendio musicale di un’originale passeggiata lungo una galleria di dipinti: è il compositore stesso che con lo sguardo incrocia gli acquerelli dell’amico architetto e pittore Viktor Hartmann, di cui proprio in quell’anno venne organizzata una mostra postuma. Per Musorgskij, esponente di primo piano di quel movimento che rivendicava l’autonomia del linguaggio musicale russo dal sinfonismo di matrice occidentale, si tratta di una serie di spunti per creare con forza visionaria e virtuosismo espressivo quadri musicali che vanno dalle scene di vita popolare a personaggi delle fiabe, dalla cupezza evocazione dell’aldilà all’esaltazione vitale del finale.

E la matrice russa emerge con forza anche nel brano che chiuderà il concerto: le Danze sinfoniche op. 45 di Rachmaninov. Il compositore vive negli Stati Uniti già da molti anni quando, nel 1940, compone questa che sarà la sua ultima pagina sinfonica, ma non sa e non può parlare un’altra lingua che non sia quella della “grande madre” Russia. Originariamente forse pensate per la danza, come del resto il titolo lascia immaginare, si tratta di una sorta di affresco sinfonico in tre movimenti dove i tratti costitutivi del suo stile sono ancora una volta ribaditi, dal ricorso a temi di derivazione folklorica fino all’impiego di un’orchestra vastissima, dai colori sgargianti, e alla citazione finale della sequenza gregoriana del “Dies Irae”, che torna più volte nei suoi lavori e qui assume il tono di un vero e proprio congedo dal mondo.

Info e prevendite: 0544 249244 – www.ravennafestival.org
Biglietteria serale al Pala de André dalle ore 19: tel. 331 1795599
Biglietti: da 15 euro (ridotti 12) a 85 euro (ridotti 80)
I giovani al festival’: fino a 14 anni, 5 euro; da 14 a 18 anni e universitari, 50% tariffe ridotte.
Il servizio navetta gratuito per il Palazzo de Andrè, realizzato con il contributo di Tecno Allarmi Sistemi, percorrerà 2 volte la tratta Stazione – Palazzo M. De André, con partenza da Piazza Farini, alle ore 20.15 e 20.30. Al termine dello spettacolo due corse riporteranno gli spettatori al capolinea.

8 giugno – Palazzo Mauro de André ore 21
Orchestra del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo
Valerij Gergiev 
direttore
Claude Debussy Prélude à l’après-midi d’un faune
Modest Musorgskij Quadri di un’esposizione (orchestrazione di Maurice Ravel)
Sergej Rachmaninov Danze sinfoniche op. 45

È negli Stati Uniti da tanti anni, Rachmaninov, quando nel 1940 compone la sua ultima pagina, le Danze sinfoniche. Ma nella sua musica soffia ancora il vento della grande Russia, negli accenni folklorici come nei timbri sfavillanti. Lo stesso vento che vibra nel capolavoro di Musorgskij, con un fuoco espressivo che nessuno sa restituire meglio dell’orchestra sanpietroburghese e di Valerij Gergiev che ne è a capo da trent’anni – del resto, se c’è un luogo in cui si annida lo spirito più autentico dell’arte musicale russa, è certamente il Teatro Mariinskij. Quello spirito che la diaspora russa irradia sull’Europa intera, in primis la Francia: dove Ravel, orchestrando magistralmente lo scheletro pianistico dei Quadri, li proietta nel futuro, mentre Debussy infonde al suo Prélude il respiro di una inestinguibile giovinezza.

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