Marco Forti firma uno dei suoi brani più maturi: “Ma che colpa ne ho”, una riflessione che unisce musica e impegno civile. L’artista, di ritorno dai palchi del suo primo tour, racconta come questo singolo rappresenti una tappa fondamentale nell’evoluzione del suo nuovo album.
Un caro saluto a te, Marco. Quando canti “Ma che colpa ne ho”, cosa ti passa negli occhi prima ancora che nella voce?
Un caro saluto a te e grazie per quest’intervista. Quando canto questo singolo, per poterlo interpretare al meglio, mi immagino davanti gli occhi di Marco De Alexandris e, come per magia, entro nel suo mondo e nel suo vissuto. Ho avuto l’onore di sperimentarlo durante alcuni nostri incontri, dove gli cantavo con la chitarra le sue poesie e questa canzone. Di recente, ho avuto l’occasione di replicare l’esperienza, durante un evento privato a casa sua, con i suoi famigliari e, devo ammettere, la sensazione non ha eguali: è un’emozione più forte di quando mi esibisco sul palcoscenico!
C’è un verso del brano che senti appartenerti più degli altri, anche se nasce dalla storia di un’altra persona?
Assolutamente sì, perché lo sento anche un po’ parte di me e, il verso più emblematico a parer mio, è proprio quando mi lamento del fatto che tutti pensiamo di crescere, maturare e sapere tutto della vita, quando in realtà siamo sempre “studenti ripetenti”, che potrebbero fare di più ma non si applicano mai!
<<Dicono che nasci quando nascerai; dicono che cresci e poi non cresci mai (…) >>
Da vocal coach, cosa hai imparato osservando le fragilità e i talenti degli altri che poi hai portato nel nuovo album?
Penso che nella vita non si finisce mai di imparare e quello che ho appreso dai miei allievi, nel ruolo di vocal coach, sia nelle fragilità che nei talenti di ciascuno, è proprio il fatto che non esiste la perfezione perché è tutto in relazione al periodo storico dell’artista e alle emozioni del momento e, forse è proprio questo che ci rende autentici. Negli anni passati, soprattutto quando andavo in studio di registrazione per lavorare ai miei brani, volevo che tutto fosse preciso, impeccabile e quindi le mie aspettative erano molto alte di me stesso e della mia prestazione! Era proprio questo il problema: questo mio troppo dover fare, mi faceva sbagliare e fare peggio! Di questo, oltre ai miei allievi, devo ringraziare anche la mia vocal coach Daniela Emilia Ciampitti e il mio produttore artistico Cristiano Romanelli, che mi hanno dato credito e fiducia al mio essere più in ascolto con me stesso e dare spazio al cuore e alla mia anima, rispetto che alla troppa tecnica e all’essere troppo “strutturato”.
Se potessi aggiungere un capitolo alla storia di De Alexandris attraverso la musica, quale sarebbe?
“Normali e Diversi, come Fratelli di Spirito” – Potrebbe essere proprio questo uno dei titoli ad aggiudicarsi il nome per un altro capitolo alla storia di Marco! Lui si definisce “Diverso” in un mondo di “Normali” che dovremmo essere noi e poi ci sono i, come li chiama lui, “Fratelli di Spirito”, come lo siamo io e Marco! Sarebbe bello aggiungere, attraverso la mia musica, questo aspetto, ovvero diventare un po’ tutti fratelli di Spirito, perché non c’è tanta differenza tra normali e diversi e, anzi, potrebbero essere soltanto dei valori aggiunti, rispetto al percorso di vita di ognuno e non delle minoranze sociali! Un capitolo che con la mia musica si aggiunge di certo è quello di vivere con amore, con libertà e con coraggio e di dare spazio al proprio cuore, per un percorso di vita sano e sereno. Il titolo di questo capitolo, che prende il nome dell’intero album, sarà proprio “Forza Di Vivere”









