Leggere Vorrei rinascere cormorano è un po’ come sedersi in un Atelier veneziano ad ascoltare una maestra che, mentre insegna a maneggiare pennelli e colori, finisce per raccontare tutta la sua vita senza nemmeno accorgersene.
Vania Perale costruisce così il personaggio di Francesca, voce che guida il lettore tra ricordi d’infanzia a Cannaregio, il rapporto complicato con una madre fragile, la perdita del primo fidanzato e gli anni di un matrimonio segnato da fragilità nascoste.
Quello che resta più impresso, però, non è la cronaca del dolore ma la lezione che la protagonista ripete più volte ai suoi studenti, quasi fosse un mantra personale prima che artistico: “l’amore non è un problema da risolvere”. È una frase semplice, quasi disarmante, che attraversa tutto il libro e ne diventa la chiave di lettura più autentica.

Il racconto si muove con naturalezza tra il presente dell’Atelier, affacciato sulla laguna, e il passato di una vita intera, restituendo un ritratto di donna che ha trovato nella pittura, più che una professione, un modo per restare integra. Venezia, con i suoi ponti, le sue calli e il dialetto che ogni tanto affiora nei dialoghi, accompagna ogni pagina con un calore che rende il libro caldo anche nei momenti più dolorosi.
Un romanzo che si legge volentieri anche solo per il piacere di stare un po’ in compagnia di questa voce che non si stanca mai di credere nella possibilità di rinascere. Anche il finale, dedicato al significato del cormorano, arriva con la stessa delicatezza con cui è stata raccontata tutta la storia, senza bisogno di spiegazioni ulteriori.









