“I’m a Lover” si presenta come una dichiarazione d’intenti. Che cosa volevate affermare con questa nuova uscita?
Che siamo in movimento, che non abbiamo paura di cambiare pelle e che la nostra musica oggi vuole essere libera, diretta e profondamente sincera.
L’immaginario della metropoli attraversa tutta la canzone. Come avete trasformato quelle suggestioni in scelte musicali concrete?
Abbiamo scelto ritmiche pulsanti, un sound aperto e una produzione che lasciasse spazio alle “luci” sonore, come se ogni strumento riflettesse qualcosa della città.
Il ritornello parla di cadute e ripartenze. Che tipo di percorso emotivo volevate evocare attraverso queste immagini?
Un percorso realistico: nessun cammino è lineare. Volevamo raccontare il fatto che spesso proprio le cadute ci riportano in movimento, e che l’amore — in senso ampio — è una delle forze che ci rimette in piedi.
Il sound unisce elementi rock e una forte componente melodica. Quanto questo equilibrio rappresenta il vostro modo di scrivere oggi?
Molto. È diventato il nostro punto fermo: un rock moderno, sporco quanto basta, ma con melodie che restano. È la formula che oggi ci rappresenta meglio.
Il brano trasmette dinamismo, quasi un continuo muoversi. Da dove nasce questa centralità del movimento nella vostra musica?
Dalla nostra esperienza personale: siamo in una fase di cambiamento, piena di strade nuove. Il movimento è il simbolo di questo periodo e inevitabilmente entra nella musica.









