The Rads: l’intervista per l’EP “Only the Beginning”

“Only the Beginning” è il biglietto da visita dei The Rads, ma suona più come un pugno sul tavolo. Il debutto della band toscana è un concentrato di energia punk, chitarre abrasive e testi che non cercano consensi. Nessuna nostalgia, solo urgenza: il passato è un punto di partenza, non una gabbia.

I cinque brani dell’EP non fanno sconti: parlano di realtà, disagio, rabbia e voglia di cambiamento. Ispirati da Clash, X, Dead Boys ma con uno sguardo dritto sul presente, i The Rads trasformano il caos in linguaggio, la rabbia in struttura. Ogni parola pesa, ogni nota spinge.

Only the Beginning non è solo il titolo del disco: è una promessa. E una minaccia a chi crede che il rock sia finito.

Il titolo Only the Beginning sembra voler affermare con forza che avete appena cominciato. Qual è il manifesto sonoro e ideale di questo vostro primo EP?
Esatto. Only the Beginning è la nostra dichiarazione d’intenti, senza filtri. Vogliamo dire: “Siamo qui adesso, e vogliamo fare di tutto per farci sentire.” Sonoramente, è un’esplosione controllata — una miscela di rabbia, lucidità e speranza. Ideologicamente, è il bisogno urgente di reagire a quello che ci circonda senza scendere a compromessi. Non ci interessano le mezze misure. Questo EP è il nostro biglietto da visita, ed è scritto in maiuscolo.

I cinque brani dell’EP offrono uno sguardo lucido e diretto sulla società. Cosa vi ha spinti a scegliere proprio questi temi per il vostro debutto?
Viviamo in un tempo in cui restare in silenzio è una scelta. E noi abbiamo scelto il contrario. I testi nascono dal brutto mondo che ci avvolge, notizie che fanno male allo stomaco. Non volevamo scrivere solo per suonare: volevamo che ogni brano fosse un piccolo schiaffo. La società che raccontiamo è la stessa che viviamo ogni giorno, e metterla in musica è stato quasi terapeutico.

Il disco ha una coerenza stilistica molto forte. Com’è stato costruito l’equilibrio tra energia punk e scrittura consapevole?
Abbiamo fatto pace con l’istinto. La nostra energia è punk, grezza, viscerale — ma la scrittura viene dopo ore a limare, tagliare, capire. È un contrasto che ci rappresenta: urliamo, ma sappiamo bene perché. Non ci interessava fare un disco “cool”, ma un disco vero. Ogni suono ha una sua intenzione, ogni parola è lì per un motivo.

Quanto c’è di autobiografico nei testi, e quanto invece è frutto di osservazione esterna?
Direi 50 e 50. I testi sono autobiografici nel modo in cui lo è chiunque si metta in gioco davanti a uno specchio. Alcune cose ci sono successe, altre ci sono passate davanti troppo in fretta per restare indifferenti. In fondo, anche l’osservazione è personale: quello che scegli di raccontare dice sempre qualcosa su chi sei.

Cosa sperate che resti all’ascoltatore una volta finito l’ascolto dell’EP?
Speriamo resti qualcosa di irrequieto. Una voglia di fare, di cambiare. Non ci interessa l’applauso fine a se stesso: vogliamo accendere micce. Se dopo l’ascolto senti il bisogno di scrivere, di parlare, di metterti in discussione o anche solo di premere “play” di nuovo — allora Only the Beginning ha fatto il suo lavoro.