TEMPLE FACTORY
presentano
A MATTER OF FEELINGS
© 2026 La Buca Recording Club
℗ 2026 Temple Factory
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https://open.spotify.com/intl-it/album/4xzqglORyCBsVrWbQqxPsJ?si=EJzRamFXToOKmax1aA44bw
L’INTERVISTA
- Dal primo ascolto si percepisce un’evoluzione netta rispetto a “It’s Time”: più cura per le atmosfere, arrangiamenti più stratificati. Quali riferimenti avevate in testa quando avete cominciato a lavorare ai nuovi brani?
Ad essere sinceri non avevamo nessun particolare riferimento; gli arrangiamenti sono sempre il frutto dell’ispirazione del momento e più in generale del periodo, mentre crediamo che le atmosfere siano semplicemente il risultato naturale scaturito dai temi che trattiamo nei brani. Come dice il titolo dell’album è una “questione di sentimenti” e questi stessi sentimenti sono stati il nostro primo riferimento.
- “Melody for Death” è forse il brano più coraggioso del disco: affrontare il tema della morte in chiave quasi serena è una scelta non scontata. Come è nata quella canzone?
Il brano nasce da esperienza diretta e nello specifico da un lutto famigliare avvenuto proprio mentre si lavorava al nuovo album. Sicuramente si tratta di un tema delicato per non dire ostico ma come il testo vuole sottolineare si tratta anche di una tematica che nella sua inevitabilità può e deve essere presa con serena filosofia. È l’allegoria della Morte amica che vuole farsi piacevole compagna di viaggio. Ovviamente in tutto ciò non c’è dissacralità anzi, c’è una sincera paura per quel “profondo nero” contro al quale “Melody for Death” vuole avere un valore apotropaico: vuole essere un antidoto a quella che in fondo dovremmo tutti vedere come una paura inutile e forse stupida.
- “Rebel” è il brano più diretto e liberatorio del lotto. In un panorama rock spesso autoreferenziale, cosa significa per voi essere “rebels” oggi?
Per noi come band essere ribelli significa semplicemente fare la musica che desideriamo senza alcun tipo di compromesso. Scriviamo e arrangiamo i brani senza alcuna attenzione al mainstreaming. Detto questo i Ribelli di questa canzone non siamo noi ma tutti coloro che prendono decisioni contro corrente e che non si curano di un’opinione pubblica che può talvolta essere opprimente. È soprattutto nell’ambito dei sentimenti che questi “ribelli” spiccano. Per noi sono ribelli coloro che si rifiutano di rimanere legati a relazioni finite e tossiche, sono ribelli coloro che amano incondizionatamente a prescindere dal giudizio altrui; sono ribelli tutti quelli che amano consapevoli del fatto che amare è una cosa troppo importante per farsi condizionare dal contesto. Le società fanno spesso un passo avanti e un indietro ed è in questa indecisione che i Ribelli devono farsi sentire e vedere!
- La produzione di Simone Piccinelli presso La Buca Recording Club ha dato al disco una pulizia sonora precisa. Come è stato il processo di registrazione, e quanto ha influito il produttore sulle scelte sonore finali?
Simone a collaborato con noi fin dall’origine e quindi già in fase di pre-produzione. Il suo contributo è stato molto importante da tutti i punti di vista quindi sia a livello sonoro che a livello di scrittura. Siamo amici da moltissimi anni e abbiamo spesso collaborato in ambito musicale quindi ci riamo rivolti a lui con assoluta cognizione di causa. Sapevamo che poteva solo che migliorare i nostri brani e così è stato! Stiamo già lavorando a nuove tracce e sicuramente sarà nuovamente coinvolto in un nostro eventuale terzo album!
- Guardate più al rock britannico o a quello americano come punti di riferimento? E c’è qualche band italiana che vi ha ispirato, anche indirettamente?
Quanto a eventuali band italiane riteniamo di non avere particolari punti di riferimento anche perché il panorama del rock italiano tende ad avere poca visibilità al di fuori dei grandi circuiti di distribuzione che spesso offrono modelli e stili musicali che si distanziano parecchio da noi. Quanto alla prima domanda… è quasi impossibile rispondere! Ci sono perle musicali e geni della musica su entrambe le sponde dell’Atlantico e qui dal nostro Mediterraneo non possiamo far altro che attingere a piene mani da entrambi i lati dell’oceano.
IL DISCO
La band Temple Factory è uno di quei nomi della musica emergente che sembra arrivare dal panorama internazionale. Ma questo gruppo è puramente italiano anche se ha scelto la lingua inglese per la sua musica. Con una nuova formazione i Temple Factory pubblicano l’album A Matter Of Feelings.
Dieci brani scelti con cura per poter realizzare una dichiarazione d’identità per la band bresciana. Con il loro secondo lavoro discografico i Temple Factory hanno voluto dare una direzione precisa alla loro musica.
Tanti i temi che sono stati messi al centro delle canzoni come l’amore, la morte e la rinascita per poter dimostrare che la musica rock è soprattutto visione della vita e delle emozioni.
Lo stile indie-rock della band è in linea con i precedenti lavori ma il progetto segna anche un’evoluzione per le sonorità più moderne e per la ricerca di atmosfere più intime.
BIOGRAFIA
I Temple Factory sono una band bresciana fondata nel 2018 per volontà del batterista Roberto Pedrotti al quale si aggregano gli amici di sempre Andrea Zuelli, Renato Montini e Stefano Sina.
Nella sala prove costruita all’interno di una fabbrica meccanica i quattro iniziano a lavorare a quello che sarebbe diventato il loro primo album inedito, registrato e prodotto presso “La Buca Recording Club” di Simone Piccinelli. Il lavoro viene pubblicato nel 2021 col titolo “It’s Time” e a questo seguiranno due singoli, “No Other Lies” e “Come On”. Sia l’album che i singoli vedranno alla voce Diego Pardo, cantante di Alessandria unitosi alla band poco dopo la nascita del gruppo ma presto allontanatosi per seguire altri progetti; la line up pertanto si rinnova con l’ingresso di Mattia Gobbi come chitarrista e seconda voce e Andrea Zuelli che lascia la chitarra per passare al ruolo di cantante.
Con questa nuova formazione la band si concentra su nuovi brani e nel 2025 entra in studio per la registrazione di un nuovo album: “A Matter of Feelings”.
Lo stile indi-rock della band è in linea con i precedenti lavori ma il progetto segna anche un’evoluzione per le sonorità più moderne e per la ricerca di atmosfere più intime. Le tematiche trattate sono da sempre considerate molto importanti all’interno del gruppo e anche in questo la band rimane fedele al proprio stile.
I Temple Factory sono: Andrea Zuelli (voce), Roberto Pedrotti (batteria), Stefano Sina (basso), Montini Renato (chitarra), Mattia Gobbi (chitarra).









