Tatiana Benedet Ugazio, la fotografa che ruba l’anima

Tatiana Benedet Ugazio, la fotografa che ruba l’anima

Booker internazionale e fotografa. Questa in sintesi è Tatiana Benedet Ugazio. Sin da piccola era affascinata dalla fotografia al punto che a 10 anni vantava già una piccola ma rilevante collezione della Rivista Photo nella quale si perdeva nel giochi di luce e nei contesti dei chiari e scuri di ogni singola immagine. Inizia con lo scattare la gente in strada e tutto ciò che accadeva intorno a lei con una piccola Polaroid e, con il passare degli anni questa sua passione si è trasformata in professione che porta avanti con successo. Per lei scattare una foto significa tirare fuori l’anima di una persona, scoprirla, entrare nel suo intimo. Ed è proprio con queste parole che Sandra Milo, quando è stata fotografata da Tatiana in occasione di un redazionale poco prima del festeggiamento dei suoi 70 anni di carriera, l’ha descritta.

Facendo una ricerca su internet il tuo nome compare tra i primi fotografi con un alto numero di backfeed positivi. Ci puoi raccontare qualcosa di te, del perché il doppio cognome e come hai iniziato la tua carriera?

Per quanto riguarda il doppio cognome è semplicissimo. Benedet era il cognome di mia madre che ho perso giovanissima. Lei per me era come se fosse mia sorella, ed per questo che ho deciso di aggiungere il suo cognome al mio. In poche parole è un mio omaggio a quello che era il nostro legame. Ho iniziato con l’entrare nel mondo della moda spinta dalla curiosità e dalla voglia di riuscire in un momento in cui nel mondo esplodeva la figura delle Top Model come Cindy Crofford, Linda Evangelista, Christy Turlington, le famose modelle di Versace e, per farne parte dovevi avere requisiti specifici ovvero una bellezza reale con misure che solo madre natura può creare senza l’uso della chirurgia plastica. Ed è proprio questo tipo di bellezza che, da caster, ricerco nelle mie modelle. Quello era anche il periodo dei grandi fotografi come Herb Ritts e Mario Testino, solo per citarne alcuni.

Fui scelta direttamente dagli stilisti e feci varie edizioni di “Donnasotto le Stelle” a Piazza di Spagna sfilando sia in Atelier che in passerella per nomi come Fendi e Ungaro. All’età di 23 anni ho lasciato le passerelle per dedicarmi al backstage della moda come booker. Ruolo che ben mi si addiceva e in linea con i miei studi universitari in Sociologia in Scienze della Comunicazione. Come puoi notare infatti immagini, scienze della comunicazione, studio del sociale e fotografia sono un ottimo mix.

Con chi hai lavorato?

Con Giancarlo Caremoli su Milano e Roma per poi volare a Los Angeles per 10 anni dove ho lavorato in varie produzioni cinematografiche tra le quali quella del Film di Tim Burton come una delle caster per Thé plantes Of The Apes nel 2001 per citarne uno e, posso dire uno dei più divertenti e caldi dato che è stato girato, a Pennicols nella Death Valley, in primavera che è come dire in agosto in Italia. Puoi immaginare che caldo poteva fare. Vado spesso a Los Angeles al punto che, per me è diventato come prendere un treno per Milano. Ci sono tornata anche nel 2015, dove ho seguito delle consulenze per vari Director Casting in Italia e per Mariano Cherubini con la APcineproduction.

So che hai avuto anche una tua agenzia di moda

Nel 2004 ho aperto la mia agenzia la Beautyforart International Model Agency una agenzia su piattaforma ovvero online dove a casting ultimati, le modelle italiane che venivano da me scelte, le selezioni le facevo personalmente, lavoravano anche sul mercato americano anche per casting per la famosa rivista Sport Illustrated. E’ stata un’esperienza intensa e bellissima.

Ora cosa stai facendo?

Attualmente, oltre a seguire quello che ti ho già detto come Casting Manager a Cinecittà, scatto per il Mio Press che è una agenzia tra le più quotate in Italia per redazionali di personaggi illustri. Tra i miei ultimi lavori c’è quello su Pino Strabioli. Pensa che ho scoperto che tra gli scatti che gli ho fatto, oltre ad essere stati pubblicati su alcune riviste patinate come Vanity Fair e Maxim Italia, uno è stato preso da una scuola di fotografia come base di studio e prova d’esame per gli studenti. Sul set mi avvalgo sempre di professionisti, tra c ui il bravissimo Alessandro Messina, un giovane Hair Stylist e consulente di immagine. Quando lavoro con lui la mia creatività aumenta.

Cosa pensano di te i tuoi modelli e modelle?

Mi dicono spesso che sono severa e che pretendo molto. Quando lavoro con devo entrare in sintonia con i modelli e le modelle, non mi piacciono le pose, voglio che siano naturali il più possibile in modo che esca la loro vera essenza. E’ quella che voglio ed è quella che devo riuscire a catturare. Sono in molti che, vedendo le foto, rimangono a bocca aperta e mi dicono: “Ma sono veramente io?” e questa è la più bella soddisfazione che un fotografo ha alla fine del lavoro.

Cosa pensi di questo periodo di quarantena a causa del Coronavirus?

Cosa penso di questo periodo? Parliamo del lockdown? A me è servito molto soprattutto sotto il punto di vista della mia creatività che è aumentata come la voglia di fare cose nuove. Sai, a volte bisognerebbe trovare il tempo di fermarsi un momento, di uscire dal caos, sedersi sotto un albero ed ascoltare il rumore della natura. E’ quello il momento magico, quello in cui dai il meglio di te stessa e crei.