TACØMA e il valore della lentezza

Arriva in un momento di piena maturità artistica Tratto da una storia vera, l’ep con cui TACØMA sceglie di mettere a fuoco il rapporto tra esperienza personale e scrittura musicale. Pubblicato il 6 febbraio 2026, il lavoro si presenta come un insieme compatto di cinque tracce che rinunciano a qualsiasi cornice concettuale rigida per concentrarsi su un’urgenza più semplice e al tempo stesso più rischiosa: raccontare ciò che è stato vissuto senza filtri evidenti, lasciando che siano le canzoni a parlare per sé.

Il titolo non è una suggestione narrativa, ma una presa di posizione. Tratto da una storia vera indica un metodo, una direzione precisa che attraversa l’intero ep. I singoli Amore Immenso e Serena hanno anticipato questa visione, restituendo un equilibrio misurato tra elettronica notturna, alternative pop/rock e una scrittura intima, attenta ai movimenti interiori più che all’effetto immediato. Attorno a questi brani si sviluppa un racconto emotivo coerente, costruito per sottrazione e per accumulo di dettagli, più che per dichiarazioni esplicite.

La produzione, curata da TACØMA insieme a Lorenzo Dolci, accompagna il progetto con un suono caldo e controllato, che evita ridondanze e lascia spazio alle parole. In questo contesto, Mama rappresenta un punto di deviazione significativo: il brano è nato dalla collaborazione con alto, producer e beatmaker che introduce una sensibilità lo-fi e una dimensione più raccolta, capace di accentuare l’intimità del racconto senza snaturarne l’equilibrio complessivo.

Il momento più esposto dell’ep è Il mio canto blue, registrato in presa diretta, voce e chitarra, in un’unica take. Una scelta che rinuncia consapevolmente alla perfezione tecnica per fissare un istante reale, irripetibile, e che sintetizza il senso dell’intero lavoro. Qui la canzone diventa documento, traccia di un momento preciso, non replicabile.

Con Tratto da una storia vera, TACØMA prosegue il percorso solista avviato dopo l’esperienza con i Platonick Dive, spingendo ulteriormente verso una forma di scrittura essenziale e personale. L’intervista che segue entra nel merito di queste scelte, esplorando il rapporto tra produzione, autobiografia e necessità espressiva in un progetto che fa della sincerità il proprio punto di equilibrio.

Che tipo di relazione immagini con chi ascolta?
Una relazione lenta, attenta. Non un ascolto distratto, ma una presenza condivisa.

Ti interessa sapere come le tue storie vengono rilette dagli altri?
Sì, ma senza controllarle. Il senso di una canzone si completa quando viene ascoltata.

Che valore dai oggi alla lentezza?
Un valore enorme. La lentezza permette alle cose di sedimentare e di diventare reali.

L’autenticità è ancora una parola utile?
Lo è solo se non diventa una posa. Per me significa assumersi la responsabilità di quello che si racconta.

Il brano più rischioso emotivamente?
Probabilmente Il mio canto blue, proprio per la sua nudità.

Dopo esserti messo così a nudo, senti il bisogno di proteggerti?
Sento il bisogno di cambiare linguaggio, non di chiudermi. La musica resta il luogo in cui essere vero, ma ogni fase richiede una forma diversa.

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