Suono come suono, il nuovo secondo singolo di Pellegatta. L’intervista

Esce lunedì 4 ottobre 2021 per Adesiva Discografica e in distribuzione SELF Suono come suono, il nuovo secondo singolo di Pellegatta (nome d’arte per Manuela Pellegatta). Il brano è un nuovo capitolo che ci avvicina sempre di più alla pubblicazione di un nuovo album: un brano di electro-pop che suona dolce-amaro, per chi non ha timori di suonare sfacciatamente pop e di fare di Sono come suono un vero e proprio manifesto musicale, per chi ha preso qualche chilo e sta attento al colesterolo.

Il singolo, prodotto da Paolo Iafelice – già al lavoro con Fabrizio De André, Ligabue, Fiorella Mannoia – è un brano che rispecchia lo stile semplice e diretto della cantautrice che racconta sono come suono è la sveglia delle sei, il caffè bollente che ti tiene in pista per quattro anni, un periodo in loop e porte spazio temporali di istanti irripetibili. Il brano è stato registrato in tre momenti differenti, prima durante e dopo un trasloco, lapri pista dellalbum fluorescente. Da maggio 2020, ho deciso di concludere tutte le registrazioni del nuovo album attraverso una collaborazione a distanza insieme al produttore Paolo Iafelice e Sara Velardo alle chitarre, la squadra non si cambia

Ecco cosa ci ha raccontato a riguardo!

Che cosa fa parte del mondo di Pellegatta oltre la musica?

Oltre la Musica ci sono le montagne, onde sonore immerse nel verde e non riesco a farne a meno. Da Milano ci siamo spostati in montagna di fronte al Monte Cimone a Groppo Riolunato, ad accoglierci il papà del mio compagno Claudio Fini unanima buona e gentile. Durante il lockdown davo lezioni di chitarra online e studiavo per un master in contabilità per iniziare un nuovo lavoro. Passavo molto tempo durante le giornate tra una pausa caffè e laltra con Claudio, mi ha raccontato molte storie della montagna, che mi ripeteva anche due tre volte e lo ringrazio perché ora le ho impresse nella mente e magari un giorno quando imparerò il dialetto scriverò delle ballate, anche i grandi hanno bisogno di storie da ascoltare. In questi giorni ci ha lasciato inaspettatamente e non mi è molto facile scrivere della mia musica senza parlare del mio mondo bello e delle persone speciali che ho conosciuto a 1300 m daltezza. Ne farò tesoro di tutte le sue parole e cercherò di portare avanti la tradizione di cantastorie dei boschi anche se il mio sound è più elettronico e meno folk del solito.

Qual è la tua formazione musicale?

A sei anni ho iniziato a studiare violino, imparavo tutto ad orecchio, non leggevo le note ma imitavo i gesti dellinsegnante, come metteva le dita sul violino e come teneva larchetto, il miglior modo per imparare è guardare ed osservare. Con il pianoforte ho imparato a leggere e scrivere le note sul pentagramma ma non sono mai stata bravissima con teoria e solfeggio. Poi le band giovanili ho iniziato a suonare il basso e poi la chitarra da autodidatta nel modo più irrazionale possibile, ribaltando la chitarra per destri senza cambiare le corde. A diciannove anni ho deciso mettere in musica tutte le poesie che scritto e tuttora continuo così.

Si può fare musica anche senza studiare?

La miccia che fa espodere la voglia di imparare a suonare è la curiosità e il piacere di tirar fuori un suono che ti rappresenti e che ti fa stare bene. Lo stimolo di chi vuole imparare nasce dal piacere, allinizio c’è ben poco di piacevole nellimparare il FA con il barrè sulla chitarra; sembra una tortura e le dita vanno a fuoco se suoni per ore, poi non si sente più il dolore fisico perchè si creano i calli e puoi suonare allinfinito. Bisogna provare provare e riprovare indipendentemente se si è autodidatta amatoriale o un alunno del consevatorio.

Quali sono le fasi del processo creativo che portano ad un tuo brano finito?

La prima fase arriva inaspettata, molto spesso mi capita alla guida e devo fermarmi per acendere il registratore e fissare in testa le prime idee. Poi passo alla musica o viceversa parto da un motivetto che ho in testa e lo registro e poi in un secondo momento inserisco il testo.

Posso dire che il mio processo creativo è a doppio senso non va in ununica direzione. Infine ci sono le nottate a stravolgere tutto, e tagli cuci rammendi cambi il tempo tonalità e poi lascio a salarenel computer. Dopo un mesetto/ trimestre si riascolta per poi stravolgere tutto ancora finché non ti piace quello che senti e si muove il piedino e ti gasi.

C’è qualcosa in particolare dei tuoi ascolti recenti che ti ha influenzato?

Nel miei ascolti al numero uno c’è Think about things di Daoi Freyr, poi assolutamente Mace con Venerus & Gemitaiz Dal tramonto allAlba, La rappresentante di lista con Il mio corpo, Margherita Vicario con Mandela”. Sul mio profilo artistico di Spotify PELLEGATTA trovate, questa playlist CANTAUTRICI ITALIANE dove ho raccolto tutti i singoli dellultimo periodo di tutte le cantautrici che conosco o che vorrei conoscere; ogni settimana aggiorno mettendo in cima alla play le ultime uscite. Seguitela e condividetela!

Cosa consiglieresti a chi ha un blocco creativo?

Di svolgere unattività totalmente differente, il blocco creativo arriva quando hai troppo tempo a disposizione, invece svolgendo tante attività, sotto stress ti vengono fuori le idee migliori poi però non hai il tempo per tirarle fuori, ma il tempo si trova comunque se hai fame di musica.

E a chi non si piace come suona?

Bisogna suonare tanto e fuori casa per trovare il proprio suono, consiglio: prendete un piccolo ampli a batteria, chitarra, asta e microfono; chiedete il permesso se nella vostra città è possibile esibirsi in strada e provate a fare questa esperienza in strada con le rispettive misure di sicurezza e informandosi su dove si può proporre un concerto come busker.

Suonare per ore in strada ti fa trovare la pace interiore, tutto quello che fai per un passante può essere la cosa più bella che ha mai sentito come il contrario. Ma sicuramente lesperienza serve per tirar fuori il suono che vuoi davvero senza filtri.