Sergio Andrei il suo viaggio da “Genesi” a “Pulp”

Dopo il primo singolo “Genesi”, si unisce anche “Brava che sei” all’esclusivo concept album di Sergio AndreiPulp”, in uscita il prossimo autunno.

Brava che sei” è il prosieguo di un viaggio, l’esagerazione ironica e terribile di una storia in cui non ci si sente compresi. L’esasperazione del sentirsi fuori luogo, senza perdere sé stessi.

Ciao Sergio, sei partito dalla “Genesi”, l’inizio di tutto, cosa rappresenta per te l’inizio?

Ciao, piacere! Ma è sicuramente un punto di riferimento necessario ma alla fin fine soggettivo. Ho bisogno di darmi un inizio per sentirmi dentro un progetto. Il primo disco è sicuramente una genesi artistica.. ma alla fine la vera genesi qual è? L’illusione che hai ogni volta di aver capito la tua musica. Dici “questo è l’inizio”.. ma sei mille mutamenti

Il tuo stile musicale unisce il cantautorato nostrano con una scrittura per immagini che ritroviamo nella musica “indie”, a quale circuito ti senti più vicino?

Ah si? Non saprei…non mi sento di scrivere in maniera troppo “indie” se stiamo dando una definizione lirica stilsica, ossia: usare nomi di città, di piatti da mangiare o oggettisca varia.. però, da quello che ho capito, il cantautorato ora lo definiamo indie.. per cui, sto lì.

I tuoi testi trattano temi mai banali, dove la scrittura risulta ricercata e densa di significati. Come nasce un tuo brano?

Una volta accumulavo mille testi come poesie fra mille quaderni. Non avevo ancora il coraggio di approcciare alla musica in sé.. che va oltre la parola. Nasce quasi sempre con un mood che mi ispira.. ne segue una melodia con un concetto che coltivo… e lì ci gioco fino a che riesce a fomentarmi

Il tuo percorso artistico ha visto varie deviazioni, che rapporto hai con gli altri generi musicali?

Ma sì, diciamo che non è facile trovare il proprio sound. Se non si è un minimo inquadrati dentro dei gusti specifici e solidi ci si può perdere… ma io ho ascoltato dal folk irlandese alla musica oi degli skinhead, dal reggae al punk rock, dai cantautori all’hip hop… bo. E’ un eterno dubbio ma è bello costruirsi ciò che alla fine si è. Togliere e mettere. Qui per esempio abbiamo tolto parecchie chitarre… prima suonava più “rock” ma il rock sento mi appartenga..devo solo capire in che modalità

Il mondo del rap è stato caratterizzante per la tua crescita artistica, come questo genere ha influenzato la tua musica?

Ma è stato importante soprattutto in adolescenza.. soprattutto nella vita vissuta.. ho una crew che comunque viene da quei contesti li.. dal do it yourself.. dai concerti a pochi soldi.. dai broken speakers alla strada.. i centri sociali con cui bere e fumare con due spicci.. insomma molto ha fatto il contesto. Quella roba mi ha influenzato anche nello stile volendo.. nonostante non sia stato fra i primi ascolti

Il tuo nuovo singolo si intitola “Brava che sei”, dove la copertina ricorda un immaginario di altri tempi. Cosa ti ha ispirato? E cosa ricerchi?

La roba anni 70 mi piace sempre.. i manifesti mi piacciono molto… lì ho deciso di riutilizzare una cosa del genere e il mio socio Giovanni Lo Castro ha saputo renderla adatta… quella è una foto presa dall’archivio storico fine 60 inizio 70.

Un videoclip decisamente singolare quello dell’ultimo brano, che strizza l’occhio alla cinematografia. Che rapporto hai con l’arte su pellicola?

Ho iniziato casualmente anni fa con la recitazione..ho fatto qualcosa fra tv e cinema, ma io vorrei alla sceneggiatura prima o poi .. ho un progetto in cantiere e quando non scrivo un pezzo penso a una sceneggiatura.

Il tuo progetto è diviso in “capitoli”, cosa ci dobbiamo aspettare dai prossimi?

Un po’ di carica in più… e qualche ricordo

“Pulp” è il titolo del tuo prossimo album, come nasce l’idea e cosa troveremo al suo interno?

Volevo un nome breve che però contenesse significati adatti. Dentro pulp ci vedo la letteratura, le vignette, il noir, la notte, la violenza, la paura…. il nome in sé è nato in studio con Walter ..”No, non è rock, non è pop.. tu sei pulp” mi disse. E pulp sia.