Rustico Filippi incontra Mauro Petrarca: “Dovunque vai con teco porti il cesso” e l’arte del dissacrare

C’è una tradizione lunga e nobilissima di satira feroce nella letteratura italiana medievale, e Rustico Filippi ne è uno dei nomi più affilati. Vissuto nella Firenze della seconda metà del Duecento, nel pieno del realismo comico toscano, Filippi scrisse sonetti che non conoscevano diplomazia. Il cantautore abruzzese Mauro Petrarca li ha scoperti, o riscroperti, e ha deciso di non tenerli per sé. “Dovunque vai con teco porti il cesso” è il primo singolo in cui Petrarca non firma le liriche: le presta la musica, costruendo attorno alla quartina medievale un tessuto sonoro che mette in dialogo viola da gamba e riproduzioni di strumenti antichi con un elemento che non ti aspetti, lo sciacquone domestico campionato, trattato qui come percussione ritmica e simbolica insieme. Il gesto compositivo è tutt’altro che naif: c’è una logica interna che regge. Il verso “oi buggeressa vecchia puzzolente”, urlato con la stessa naturalezza con cui Filippi lo scrisse otto secoli fa, produce un effetto di straniamento che non sarebbe possibile senza la cornice musicale che Petrarca ha costruito. La quartina diventa brano, e il brano diventa una piccola macchina del tempo. L’operazione si iscrive perfettamente nella traiettoria di questo artista: dalla prima edizione di X Factor come Poeta Cimiteriale, al “Canzoniere Crepuscolare” prodotto da Franz Di Cioccio della PFM, fino alle raccolte poetiche ironico-macabre. La coerenza di fondo non è mai mancata. Questo singolo, girato interamente a Castel di Sangro con attori locali e curato da Petrarca in ogni aspetto tecnico, conferma una voce che non ha bisogno di chiedere validazione esterna per esistere.