Rocket B racconta “Restiamo qui”: «La vera forza nasce insieme agli altri»

Dietro “Restiamo qui” c’è molto più di una semplice canzone: c’è un percorso fatto di sacrifici, crescita personale e ricerca di un linguaggio musicale capace di unire le persone. Rocket B ha trasformato le difficoltà in una spinta creativa, dando vita a un brano che invita a non arrendersi e a ritrovare la propria luce interiore. In questa intervista l’artista si racconta tra esperienze di vita, evoluzione sonora e il sogno di costruire una vera “Tribù” musicale. 

Come è iniziata la tua avventura nel mondo della musica, dal beatbox fino alla produzione dei tuoi brani?

Quando fai beatbox, provi tantissimi groove: sono riuscito a fare un paio di suoni insieme e mi sono detto: perché non provare a ricreare la musica dal computer? E così fino a comprarmi un vero studio, naturalmente pezzo per pezzo, lavorando sodo e con calma… ero bravo a scrivere, mi facevano i complimenti i miei amici, allora ho continuato cercando di unire tutto ciò che sapevo fare.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che la musica poteva diventare il mezzo per trasformare la sofferenza legata a perdite e delusioni in qualcosa di positivo?

Sono sempre stato tanto altruista: a volte ti senti il peso del mondo addosso e vorresti che gli altri non lo sentissero… sicuramente il momento in cui ho sofferto di più nella mia vita mi ha dato tanta forza e ho capito che si può sempre ricominciare.

“Restiamo qui” parla della forza che nasce quando si affrontano insieme i momenti più bui. Quanto c’è della tua esperienza personale in questo messaggio?

Tantissimo, io amo il mio paese nonostante ci siano tante cose da cambiare, tantissime persone sono tristi, allora ho provato a fare una canzone che fosse una via di mezzo. Amo dare luce, non mi interessa altro che brillare, insieme a chi mi vuole bene. E vorrei che anche gli altri lo facessero.

Nel nuovo singolo hai scelto di allontanarti dal formato musicale a cui eri abituato, avvicinandoti a sonorità house, rap e dance. Come descriveresti questa evoluzione artistica?

Non è stato facile, sopratutto nei pezzi melodici dove la voce andava davvero alta… mi sono divertito tantissimo! Penso ci sia molta più creatività rispetto ad altri generi. Continuerò a fare ogni genere possibile, l’importante è divertirsi e fare le cose sempre con serietà. Perché non si sa mai, prima o poi magari qualcuno capirà la dedizione, i sacrifici e la costanza.

Guardando al tuo percorso, quali insegnamenti ti hanno lasciato le sfide affrontate come artista indipendente e produttore di te stesso?

Tantissimi insegnamenti, tra cui confrontarmi con professionisti, avendo il Majiin bunker (il mio studio), il corso della mat academy… ho imparato ad utilizzare programmi come Logic pro, sbattendo la testa su mille errori fino ad ottenere un risultato che non toccheresti più. La fretta non serve a nulla nella musica… sempre meglio fare le cose con calma e di qualità.

C’è un messaggio particolare che speri arrivi a chi ascolterà “Restiamo qui”, soprattutto a chi sta vivendo un periodo difficile?

Sì: trattate bene le persone che avete accanto e non date nulla per scontato, una soluzione ai problemi si trova sempre. Cercate un motivo per vivere e tenetevi occupati, spesso abbiamo troppi pensieri inutili… siamo tutti uguali. Non dimenticatelo mai.

Stai lavorando anche al progetto “Tribù”, dedicato ai temi della connessione e dell’energia tra le persone: possiamo aspettarci nuove contaminazioni musicali nei tuoi prossimi lavori?

Sicuramente si, è proprio ciò che voglio, il progetto Tribù si basa su sonorità e sensazioni primitive per cercare di tornare allo stato della libertà, sentirsi davvero liberi di ballare e lasciare andare lontano i pensieri, per avere lo spazio di accumulare quell’energia dentro il cuore da ritrasmettere all’ascoltatore. Fare le cose sempre con amore penso che restituisca amore… questa è la chiave della Tribù.