Rap come atto di sopravvivenza: “Senza Speranza” e il ritorno di Fun Mc

Il rap italiano ha attraversato mille trasformazioni negli ultimi vent’anni, dalla trap al rap melodico, dalle produzioni lucidatissime agli esperimenti ambient. In mezzo a tutto questo, c’è ancora chi fa hip hop di strada nel senso più letterale del termine, e Fun Mc è uno di quelli.

“Senza Speranza” non tenta di aggiornarsi, non cerca compromessi con il suono del momento: sceglie un groove anni Novanta, scratch analogici e tre MC con storie vere da raccontare, e va dritto per la sua strada. Il testo di Fun Mc è una confessione senza ornamenti: anni di strada, perquisizioni, eccessi, e adesso una reale attesa di giudizio.

Non è fiction, è biografia. Tragedia porta il napoletano nel brano con un’intensità che non chiede traduzioni: si capisce anche senza capire, perché il tono dice tutto.

Master Chiuso chiude con una strofa che cambia completamente registro, più riflessiva e filosofica, quasi un respiro dopo la tensione delle prime due.

Il ritornello, ripetuto tre volte su passato presente e futuro, tutti accumunati dall’assenza di speranza, è il momento in cui il brano smette di essere una storia personale e diventa qualcosa di generazionale.

Il confronto con certa scena east coast americana degli anni Novanta, quella di Wu-Tang e Mobb Deep per intenderci, non sarebbe fuori luogo: stessa densità tematica, stessa durezza senza compiacimento.