Peter Hook performs Joy Division all’Estragon di Bologna

Peter Hook performs Joy Division all’Estragon di Bologna

Peter Hook performs Joy Division all’Estragon di Bologna – Dopo lo straordinario successo delle ultime date italiane, lo storico bassista di Joy Division e di New Order (nati nel 1980 dalle ceneri dei primi) tornerà con la sua nuova band per suonare i capolavori dei Joy Division “Unknown Pleasures” e “Closer”, assolute pietre miliari della new wave e del rock in generale, per celebrare il trentesimo anniversario della morte (per suicidio) dell’indimenticabile frontman Ian Curtis (avvenuta a Macclesfield il 18 maggio 1980).

 

Peter Hook eseguirà integralmente dal vivo il primo e secondo album in due date imperdibili, dove sarà possibile riascoltare brani monumentali come “Love Will Tear Us Apart”, “She’s Lost Control”, “Transmission”, “Isolation” e molti altri.

 

L’appuntamento è all’Estragon di Parco Nord a Bologna per sabato 10 dicembre alle ore 22.

 

I biglietti, ancora disponibili, costano 20 euro.

 

Al termine del concerto la serata proseguirà in pista con la Fujiko Night e le note selezionate da Dj Mingo. Guest Marco Pipitone dal Fuori Orario. L’ingresso alla discoteca sarà come sempre gratuito.

 

Per informazioni: : 051 323490 (Estragon), 051 19980427 (Estragon Shop), www.estragon.it

 

 

BIOGRAFIA

Peter Hook è un bassista inglese. Nato a Salford, nello Lancashire nel 1956, frequenta la Salford Grammar School per poi lavorare, per qualche anno, in municipio a Manchester.

Nel 1977 fonda i Joy Division insieme a Bernard Sumner, di cui sarà il bassista fino allo scioglimento del gruppo, avvenuto nel 1980 il seguito al suicidio del cantante Ian Curtis.

Nel 1981, insieme ai componenti superstiti del gruppo, entra nei New Order. La band esordisce con l’album MOVEMENT. Seguono POWER, CORRUPTION & LIES (1983), LOW LIFE (1985) e TECHNIQUE (1990). Sempre negli anni Novanta realizza un progetto parallelo, i Revenge, con cui escono un paio di lavori. Mentre i New Order hanno un momento di pausa a metà anni Novanta, Hook e David Potts realizzano, nel 1997, come side-project Monaco, MUSIC FOR PLEASURE, con cui ottengono un discreto successo commerciale grazie al singolo “What do you want from me?”. Realizza ancora altri due album con i New Order (GET READY e WAITING FOR THE SIRENS’CALL) fino a quando non decide di lasciare il gruppo nel 2007.

Nel 2011 la band si ritrova senza Hook che intanto minaccia un’azione legale per l’uso del nome New Order. Nel 2011 esce il suo ultimo lavoro UNKNOW PLEASURES: LIVE IN AUSTRALIA – frutto di un tour in cui Hook con la sua band rivisita lo storico album dei Joy Division – e anche un libro “How not to run a club”.

More info: www.peterhook.co.uk

 

I Joy Division sono stati una band post-punk inglese formatasi a Salford, nella contea di Greater Manchester, nel 1977. Il nome del gruppo deriva dalla denominazione delle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti di cui racconta il libro “The house  of dolls” di Ka-Tzetnik 135633 del 1955. Le donne imprigionate nell’area che portava questo nome erano trattate come prostitute, e usate come mero oggetto sessuale da SS e soldati tedeschi. Il testo di No love lost contiene un esplicito riferimento al libro.

 

Il gruppo fu formato da Bernard Sumner (aka Bernard Albrecht), Stephen Morris, Peter Hook e Ian Curtis, il carismatico cantante suicidatosi il 18 maggio del 1980, all’età di 23 anni. I quattro iniziarono la loro avventura musicale a Manchester con il nome di Stiff Kittens, cambiato immediatamente in Warsaw (derivato da Warszawa, un brano strumentale di David Bowie contenuto in Low) e quindi in Joy Division, dopo la pubblicazione dell’EP An Ideal for Living. I Joy Division pubblicarono i loro album con la casa discografica indipendente Factory Records, gestita dall’impresario Tony Wilson, con cui pubblicheranno successivamente anche i New Order e gli Happy Mondays.

 

Caratteristiche dal punto di vista scenico nei Joy Division erano le digressioni, le degenerazioni e le movenze di Ian Curtis, con le quali il front man simulava gli attacchi provocati dalla epilessia, da cui era affetto e che forse va annoverata tra le cause che lo spinsero al suicidio. Suicidio che avvenne alla vigilia di un tour americano che aveva già fatto registrare uno straordinario successo in prevendita, poco prima dell’uscita del secondo album, Closer, la cui copertina (raffigurante una delle statue del cimitero monumentale di Staglieno, nei pressi di Genova) era stata decisa prima della morte di Ian Curtis, almeno così giurarono gli altri componenti del gruppo. Ian Curtis fu trovato impiccato alla rastrelliera della cucina della abitazione di sua moglie Deborah, nel quartiere di Macclesfield, la mattina del 18 maggio 1980. Con lui finì la tragica avventura dei Joy Division. L’immaginario lirico presenta tinte fortemente goth, intrise della disperazione personale di Curtis. In più passaggi le liriche nascondono messaggi di morte che preannunciano i propositi suicidi del loro giovane autore (New Dawn Fades, Something Must Break, Disorder, Insight, Passover), rendendo lugubre ed opprimente l’atmosfera delle canzoni, nelle quali non si rinviene mai una apertura rispetto a tale clima ossessivo. Caratteristica musicale principale, accanto alla voce singolarmente baritonale e melodrammatica di Ian Curtis, è invece il dominio del basso di Peter Hook e della batteria di Stephen Morris, a discapito della chitarra di Bernard Sumner. La sezione ritmica dei Joy Division (che spesso faranno ricorso, ad esempio, ad insoliti tempi dispari) farà scuola in tutta la new wave successiva ed in particolare nel dark rock degli anni ottanta. Decisiva nell’elaborazione dei suoni del gruppo fu la collaborazione con il produttore Martin Hannett, che lavorò ad entrambi gli album di studio dei Joy Division, Unknown Pleasures e Closer.

I Joy Division restano oggi tra le più famose ed influenti band della storia della musica moderna. La disperata malinconia dei testi (I remember when we were young cantava il ventenne Curtis) e le musiche spesso veloci e cadenzate che li sottolineavano, per quanto abbiano costituito la cifra stilistica inimitabile dei Joy Division, hanno rappresentato il modello con il quale hanno dovuto fare i conti tutti i gruppi inglesi pop-rock degli anni successivi. Come i Sex Pistols, e il punk in generale, avevano insegnato che si poteva suonare anche senza essere dei virtuosi, così i Joy Division, in piena era thatcheriana, dettarono la linea ad una generazione che non aveva alcuna voglia di sorridere, mostrandole che non si era costretti a farlo neppure su un palco.

 

Dopo la morte di Ian Curtis, gli altri tre membri del gruppo continuarono l’attività dando vita ai New Order. Le vicende dei Joy Division, della Factory Records e del movimento musicale di Manchester a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 sono descritte nei film 24 Hour Party People (2002) e Control (2007). Nel 2010 esce un disco tributo ai Joy Division con numerosi artisti della scena indipendente italiana, tra cui Julie’s Haircut.

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