Parte da Senigallia la nuova edizione del capolavoro di Skenexodia “Fedra”

Fedra rappresenta uno degli spettacoli più emblematici e riconoscibili del percorso artistico di Skenexodia, un vero e proprio punto di riferimento all’interno del repertorio della compagnia. Dal suo debutto nel 2019, questo allestimento ha conosciuto una lunga e fortunata vita scenica, diventando nel tempo uno degli spettacoli più rappresentati e richiesti. La sua ripresa nel 2026 non è dunque soltanto un ritorno, ma una conferma della forza di un progetto capace di rinnovarsi nel confronto con nuovi interpreti, nuovi contesti e, soprattutto, con un pubblico sempre diverso. Ogni nuova messinscena diventa così occasione per riattivare il dialogo con il testo di Seneca e per interrogare nuovamente i suoi nodi drammatici e morali.

Il debutto del nuovo cast è previsto per il 31 gennaio a Senigallia, all’interno della stagione del Teatro Portone, uno spazio che si conferma attento alla ricerca e alla rilettura dei classici. Dal 2019 a vestire i panni della protagonista è Roberta Sarti, chiamata a confrontarsi con una figura complessa e stratificata come Fedra, simbolo di un conflitto interiore che travalica i secoli. Accanto a lei, per alcune date della tournée, Giorgio Sebastianelli sarà sostituito da Fabrizio Giacomozzi, attore già noto al pubblico di Skenexodia e apprezzato in precedenti interpretazioni, tra cui spicca quella di George Dandin.

Il ruolo di Ippolito è affidato a Vincenzo Filice, che aveva già avuto modo di confrontarsi con il personaggio durante la mini-tournée estiva, approfondendone le tensioni e le ambiguità. Nel ruolo della nutrice entra invece Eleonora Bucci, già protagonista di Ninfodora Ivanovna, portando in scena una figura fondamentale per l’economia drammaturgica dell’opera: mediatrice, confidente e al tempo stesso detonatore della tragedia. La composizione del cast testimonia ancora una volta la volontà della compagnia di far dialogare esperienze diverse all’interno di un percorso coerente e condiviso.

Come sottolinea il regista Luca Guerini, questo nuovo allestimento si inserisce in un processo di consolidamento del testo di Seneca all’interno del repertorio stabile di Skenexodia: «Con questo nuovo cast andiamo a rafforzare ulteriormente la presenza di Fedra nel nostro percorso artistico. Anche per la prossima stagione lo spettacolo è già molto richiesto, segno che il pubblico continua a riconoscervi una forza attuale». Guerini ribadisce inoltre come il teatro classico, proprio in virtù della sua universalità, sia in grado di veicolare messaggi antropologici che restano immutati nel tempo, parlando all’uomo contemporaneo con la stessa intensità con cui parlavano agli spettatori dell’antichità.

In questa prospettiva si colloca la scelta registica di ambientare la vicenda nel Sessantotto, un’epoca di profonde trasformazioni sociali, culturali e politiche. Una trasposizione che non è mero espediente estetico, ma una lettura filologicamente attenta, capace di mettere in relazione il dramma senecano con un periodo storico segnato da conflitti generazionali, crisi dell’autorità, ridefinizione dei ruoli e tensioni ideologiche. Il desiderio proibito, lo scontro tra pulsione individuale e norma sociale, il crollo dell’ordine costituito trovano nel Sessantotto un terreno fertile per una risonanza amplificata, rendendo la tragedia ancora più incisiva e vicina alla sensibilità contemporanea.

La serata di debutto al Teatro Portone di Senigallia sarà impreziosita anche dalla presenza di Speedbook, che proporrà una selezione di autori e romanzi legati, per temi o suggestioni, all’opera di Seneca. Un’iniziativa che amplia il perimetro dell’evento teatrale, trasformandolo in un momento di incontro tra linguaggi diversi e favorendo un dialogo tra la scena e la narrativa, tra il mito classico e le sue rielaborazioni moderne.

Dopo la prima senigalliese, la tournée di Fedra proseguirà il 15 marzo con una tappa al Teatro Nuovo Garbatella di Roma, confermando l’interesse e la vitalità di uno spettacolo che, a distanza di anni, continua a interrogare il presente. Un ritorno che non guarda al passato con nostalgia, ma che rinnova il senso del teatro classico come spazio vivo, capace di parlare ancora, con forza e urgenza, all’uomo di oggi.

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