Pagoda: il cantautore racconta il proprio debutto. L’intervista.

Giacomo Asti, in arte Pagoda, è un cantautore parmigiano al debutto con un singolo molto interessante, intitolato “Madeleine”, che anticipa il primo album della sua carriera sotto questo nome, che uscirà nel 2022. Abbiamo fatto una chiacchierata approfondita con lui, per capire cosa bolle in pentola

LINK AL VIDEO / SINGOLO “Madeleine”: https://youtu.be/PQimDyx0VQo

Chi è Giacomo Asti e perché è diventato Pagoda?

Sono un cantautore di 32 anni, nato e cresciuto a Parma. Ho iniziato a scrivere canzoni in inglese a 18 anni ma, un po’ per reverenza verso la lingua, un po’ per pigrizia, non ho mai ottenuto risultati interessanti. Nel frattempo ho suonato tanto dal vivo i pezzi degli artisti che preferisco. Un paio di anni fa, però, mi sono stancato sia dell’inglese che delle cover e mi sono messo a scrivere in italiano.

Dopo aver chiuso delle canzoni che mi convincevano, ho deciso di mettere su una band e andare in studio a registrare.

Sono diventato Pagoda per non presentarmi col mio vero nome, tutto qui. Non so perché, semplicemente non mi andava di fare questa cosa come Giacomo Asti, non riuscivo a immaginare il mio nome stampato sulla copertina del disco o sulla locandina di un evento. Non mi suonava bene.

Come mai hai scelto il nome Pagoda? Semplice musicalità della parola o c’è un motivo alle spalle?

Mi sono imbattuto in questa parola nel corso degli ultimi anni e mi ha sempre colpito.

La prima volta mentre mi trovavo a Sesto San Giovanni per lavoro. Stavo percorrendo Viale Italia in macchina quando a un certo punto sono emersi due edifici imponenti, fatiscenti e scheletrici, uno alla mia destra, uno alla mia sinistra. Sono rimasto talmente affascinato da quelle strutture che ho accostato per cercare informazioni a riguardo e ho scoperto che si trattava degli stabilimenti principali delle Acciaierie Falck. Il più grande tra i due, con una particolare sommità a forma di gigantesca ganascia, negli anni in cui era ancora in funzione veniva chiamato Il Pagoda.

La seconda volta è stata mentre ascoltavo una canzone di Paolo Conte, Pesce veloce del Baltico. C’è un momento in cui canta “sembra una pagoda mongola dell’infelicità”. Col tempo è diventato uno dei brani che preferisco di Conte e quella è indubbiamente la parte della canzone che preferisco.

“Madeleine” è il tuo singolo di debutto. Cosa ti ha portato a scegliere questo brano come biglietto da visita?

È una canzone importante per me.

I primi pezzi in italiano li ho scritti partendo dalle melodie di quelli che avevo scritto in inglese. Non traducevo: il testo nuovo spesso non aveva nulla a che fare con quello della versione precedente, ma sentivo che il risultato era comunque derivativo. Cercavo di riprodurre i suoni di certe parole dall’inglese all’italiano. A volte funzionava, a volte no.

Per Madeleine è stato diverso. Avevo questo giro d’accordi che mi piaceva su cui ho iniziato a improvvisare una melodia cantando delle parole a caso, ma in italiano. Per questo è una canzone importante, è la prima che ho scritto partendo direttamente dall’italiano.

Qual è l’aspetto più difficile da affrontare al debutto di un progetto musicale?

Farsi conoscere, senza dubbio. Difficilmente un’etichetta investe su un perfetto sconosciuto al suo debutto. Devi pensare a tutto tu. Bisogna auto-promuoversi sui social e capire come emergere da quella giungla che sono le piattaforme streaming musicali. Non è affatto semplice. Se non avessi persone che mi aiutano in tutti questi ambiti, non saprei nemmeno da dove partire. Vorrei potermi occupare solo della scrittura delle canzoni, degli arrangiamenti e delle registrazioni, ma non è così, non so se lo è mai stato, ma oggi di sicuro no, non è un lusso che ti puoi concedere.

Quali sono i progetti italiani che maggiormente vedi come riferimento? E quali quelli internazionali?

Senza essere snob: non ci sono progetti italiani che ho preso come riferimento perché ho sempre ascoltato soprattutto musica in inglese.

Tante persone sono venute a dirmi “hey, somigli a questo gruppo italiano, somigli a quel cantante italiano” e quasi sempre questi paragoni mi hanno fatto piacere. Madeleine, ad esempio, è stata associata più volte ai Baustelle, band che non conosco benissimo, ma mi piace, quindi buon per me.

I veri riferimenti per questo brano sono stati tre: i R.E.M, i Belle and Sebastian e Tom Petty & the Heartbreakers.

Cosa prevede il futuro per Pagoda?

Dopo Madeleine usciranno altri due singoli, uno a novembre, uno a gennaio. Poi, finalmente, a febbraio il disco, che spero di promuovere con tante date dal vivo durante tutto il 2022.

Dopo si vedrà, durante il lockdown ho scritto materiale per altri due dischi. Mi piacerebbe realizzarli più prima che poi, ma devo fare un passo alla volta. Sono molto soddisfatto di questo mio primo lavoro e non vedo l’ora di pubblicarlo.

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Pic Credits: Maria Buttafoco