Out of order, quel che resta nel corpo dopo lo spettacolo contemporaneo alle Scuderie delle Case dei Teatri di Roma

Out of order, quel che resta nel corpo dopo lo spettacolo contemporaneo alle Scuderie delle Case dei Teatri di Roma

Out of order, quel che resta nel corpo dopo lo spettacolo contemporaneo alle Scuderie delle Case dei Teatri di Roma – Le Scuderie della Casa dei Teatri all’interno del parco di Villa Pamphilj ospitano, domenica 30 settembre alle 11.00,  un incontro sulle tematiche di Out of order, volume di saggi sul presente della scena teatrale internazionale. L’attuale della creazione si rivela un concetto complesso e stratificato  costituito da linguaggi e forme diversi che suscitano molti interrogativi sul contemporaneo: quale disegno comprende oggi il discorso sulla scena? Cosa e come si rappresenta il tempo che viviamo?

 

 

La presentazione è in collaborazione con il Centro Teatro Ateneo, Sapienza Università di Roma.

 

 

Maia Giacobbe Borelli collabora con il Centro Teatro Ateneo e con la cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo della Sapienza Università di Roma, dove ha studiato in particolare gli ultimi testi di Antonin Artaud. Ha pubblicato con Nicola Savarese «Te@tri nella, rete. Arti e tecniche dello spettacolo nell’era dei nuovi media» (Carocci, 2004) e diversi saggi sui rapporti tra corpo e tecnologie digitali in Italia e in Francia.

 

 

Insieme alla curatrice e ad alcuni autori presenti nel libro, intervengono Fabrizio Arcuri della compagnia Accademia degli Artefatti, Veronica Cruciani, Riccardo Fazi della compagnia Muta Imago e Vincenzo Schino della compagnia Opera. Coordina Paolo Ruffini.

 

Out of order

Quel che resta del corpo nello spettacolo contemporaneo

a cura di Maia Giacobbe Borelli

Bulzoni, Roma 2012, pp. 249

 

Il testo si confronta con l’immaginario contemporaneo di un corpo out of order, fuori di sesto, out of joint – per dirla con Amleto – e riflettono su quale sia il modo con il quale investigare oggi nello spettacolo, in tutte le sue forme, le tracce lasciate sulla scena da un corpo difettoso o addirittura mancante.

 

Il corpo dell’attore è da sempre al centro dello spettacolo, ma cosa succede quando, in scena, al cinema al teatro ma anche in tv o ai concerti, la narrazione sostituisce al corpo i suoni e le immagini prodotti dalle nuove tecnologie? Sfuma, fino a rendersi puramente convenzionale, ogni distinzione tra corpo materiale e virtuale.

 

In queste pagine scorrono insieme le ultime parole di Antonin Artaud o gli ultimi passi di danza di Michael Jackson, gli spettri televisivi di Samuel Beckett con i personaggi dissestati di Pippo Delbono, i corpi a pezzi di Antonio Rezza e i torsi di Marc Quinn, i corpi nascosti dietro i muri dei Pink Floyd con le orme sonore con le quali Robert Lepage affabula i suoi racconti, in una drammaturgia che cerca di ricostruire storie personali e identità a partire da quello che resta del corpo nello spettacolo contemporaneo.

 

Il volume espone un ventaglio di nuove idee, ipotesi, prospettive, riflessioni per confrontarsi con il cambiamento in corso sulla scena dello spettacolo contemporaneo. Gli autori, Marco Andreoli, Luigi Avantaggiato, Suzanne Fernandez, Guillaume Gesvret, Katia Ippaso, Gianni Pingue e Paola Quarenghi, sono docenti e ricercatori italiani e francesi, guidati da Antonella Ottai, docente di Drammaturgia dello spettacolo digitale alla Sapienza Università di Roma, e coordinati da Maia G. Borelli, collaboratrice del Centro Teatro Ateneo presso la stessa università.

Il percorso suggerito è quello di chi, nonostante tutto, vede nel teatro il luogo nel quale allargare «con un lavoro di lima paziente» lo stretto pas­saggio tra mondi diversi, per uscire dalle disfunzioni della postmodernità e trasferire i corpi degli attori, ma anche e soprattutto quelli degli spettatori, all’interno di drammaturgie che meglio rispecchino le problematiche del contemporaneo.

Ricordando le ultime parole evocative di Antonin Artaud, che esaltano l’azione efficace di una nuova anatomia da ricostruirsi con fatica, attraverso un intenso lavoro di martello e chiodi, stridore e sfrigolii.

 

 

 

 

SCUDERIE della CASA DEI TEATRI

Villa Doria Pamphilj

Largo 3 giugno 1849

(angolo via di San Pancrazio

Ingresso Arco dei Quattro Venti)

 

 

Ingresso libero

INFOLINE 060608 – 0645460693

www.casadeiteatri.culturaroma.it

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di terzi. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi