Nel mondo della musica, esiste una categoria di professionisti che costituisce l’ossatura stessa della scena: i sideman. Musicisti di talento cristallino, capaci di adattarsi a qualsiasi contesto, dal pop al jazz, servendo la visione altrui con dedizione assoluta. Cesare Pizzetti è stato per oltre vent’anni una colonna portante di questo mondo, prestando le sue corde a giganti come Tullio De Piscopo e icone dell’hip hop come Bassi Maestro. Con l’uscita di Make It Happen, avvenuta lo scorso 28 novembre per la storica etichetta Irma Records, Pizzetti compie il passo definitivo verso una leadership artistica matura e consapevole, portando in dote un bagaglio di esperienze che si traduce in un eclettismo raro e prezioso.
Questo non è il disco di un bassista che vuole dimostrare quanto è veloce; è il disco di un compositore che sa esattamente quale colore serve in ogni momento. La formazione classica al Conservatorio “G. Puccini” di La Spezia si sente nella precisione degli arrangiamenti e nella pulizia del suono del contrabbasso , ma è l’anima nutrita dagli ascolti di J Dilla, Prince e Ozzy Osbourne a dare al disco quel quid di imprevedibilità. Pizzetti alterna il basso elettrico al contrabbasso non per vezzo, ma per necessità narrativa, cercando un equilibrio costante tra il lirismo della melodia e la fisicità del groove.
Il risultato è un album che suona come una jam session perfettamente organizzata. La sezione ritmica, condivisa con un batterista del calibro di Maxx Furian , è una macchina da groove inarrestabile, capace di sostenere le architetture armoniche del pianista Leo Dalla Cort e le escursioni melodiche del sax di Tullio Ricci. Brani come Ready One incarnano lo spirito del “pronti, partenza, via”, catturando l’energia cinetica del momento in cui si stacca il tempo. Altrove, come in Lunedì e Altri Disastri, l’ironia si mescola a un funk energico che sembra voler esorcizzare le difficoltà quotidiane attraverso il ritmo.
La presenza di Flavio Boltro come special guest nei tre brani finali eleva ulteriormente il livello, conferendo al progetto un respiro internazionale. In Miles’s Tones, l’omaggio a Miles Davis diventa un dialogo serrato tra generazioni e stili, un fast jazz che celebra la capacità di reinventarsi. Make It Happen è la sintesi felice di un percorso artistico complesso: è il suono di chi ha ascoltato molto, suonato ovunque e ora ha finalmente deciso di raccontare la propria storia, senza filtri e con un’urgenza creativa che arriva dritta all’ascoltatore.









