Se pensate che Oleandri sia il solito disco di ballate sentimentali, siete fuori strada. Sotto la superficie melodica di Alberto Conti pulsa un’energia nervosa, quasi rock nel suo approccio alla verità. Fin dai primi accordi di Sogni In Svendita, si percepisce una spinta verso l’esterno, un desiderio di rottura con le convenzioni del “carino” a tutti i costi. Conti non vuole piacere, vuole essere capito.
La tensione elettrica è palpabile in Oleandri. Non è solo una questione di strumenti, ma di attitudine. Il modo in cui viene affrontata la fine di una relazione ha una durezza che raramente si trova nel pop mainstream. In Disco Rotto, il ritmo diventa ossessivo, quasi a sottolineare la prigione mentale di chi ripete sempre gli stessi schemi. Qui Conti dimostra di saper maneggiare il linguaggio del pop-rock con una maturità sorprendente per i suoi ventidue anni.
Il brano Cuore Dentro rappresenta l’apice di questa tensione. C’è un senso di urgenza, una paura che si trasforma in suono. È musica che nasce dal bisogno di espellere un malessere, di trasformare il “sogno di plastica” in qualcosa di tangibile e graffiante. Alberto Conti ha la grinta di chi ha calcato i palchi e sa che la musica deve innanzitutto vibrare. Oleandri è un disco che scuote, che non lascia indifferenti e che rivendica il diritto di essere rumorosi anche quando si parla di fragilità.









