Nika Komadina affida a “Donna Viva” (scritta da Rodolfo Vitale) un racconto che parla di dolore, forza e consapevolezza, affrontando il tema della violenza sulle donne con uno sguardo diretto e profondamente umano. Un brano che unisce sensibilità pop-rock e intensità interpretativa, trasformando la musica in uno spazio di ascolto e riflessione. Bellissimo il video, suggestivo e imperioso anche nella scena che ci regala. Il parallelismo tra una tragedia e una violenza apre la lettura a tanti fronti diversi…
Bellissimo il video… lasciami partire da qui. C’è un montaggio, c’è davvero una scena di una macchina incidentale… cosa? E ancorfa: nel titolo “Donna viva” c’è una dichiarazione apparentemente semplice, ma quasi necessaria. Ti sei mai chiesta cosa riveli della nostra società il fatto che, ancora oggi, sia importante ribadire che una donna è viva prima ancora che libera, amata o felice?
Il videoclip è stato studiato, un lavoro costato fatica e non solo, per quella macchina ribaltata ci sono state parecchie persone dietro con tante autorizzazioni, l’ ho fatto perché ci credevo, la produttrice sono io del progetto, questo incidente cinematografico vuol dire quello che una donna subisce da alcuni uomini, sperando che il messaggio arrivi a più persone. Noi donne, quando amiamo purtroppo l’ uomo ci domina e fa quello che vuole, perché in quel momento noi non vediamo il pericolo, ma purtroppo non vediamo neanche l’ amore tossico, ce ne accorgiamo dopo quando è troppo tardi. “Donna Viva”, è un messaggio sperando che arrivi a tante donne, è un modo per essere vive, la nostra società e molto in declino, bisogna tornare a l’ amore vero, il rispetto, quello che oggi non esiste più.
La violenza spesso viene raccontata come un’esplosione improvvisa, mentre in realtà può nascere da piccole forme quotidiane di controllo e cancellazione. Secondo te il brano dialoga più con la violenza dell’atto o con quella, più sottile, che precede l’atto stesso?
La violenza è sempre sbagliata, a volte può nascere da una piccola stupidata, e a volte da grandi scontri con la persona, la gelosia o l’ amore sbagliato o soffocato crea questi grandi problemi.
Domanda delicata. Rodolfo Vitale scrive una canzone che sceglie di entrare in un’esperienza che non appartiene direttamente al suo essere uomo. Dove pensi si trovi il confine tra l’atto di dare voce e il rischio di appropriarsi di una voce che non è la propria?
Credo nel voler far conoscere l’argomento, che purtroppo esiste in tutto il mondo, in certi paesi è ancora peggio.
La parola “vittima” descrive una condizione, ma spesso finisce per diventare un’identità. Pensi che la musica possa contribuire a rompere questa trappola linguistica e restituire complessità alle persone che hanno subito violenza?
Credo che la parola “vittima” non dovrebbe mai diventare un’etichetta che rovina una persona per tutta la vita, può descrivere una situazione vissuta, ma non l’identità di qualcuno. La musica, come l’amore, nutre l’anima e ci aiuta a ritrovare forza, speranza e fiducia. Non cancella il dolore, ma può accompagnarci nel percorso di guarigione e aiutarci a capire ciò che ci fa bene e ciò che invece dobbiamo lasciare andare, alla fine, non siamo solo ciò che ci è accaduto, siamo anche le scelte che facciamo, il coraggio con cui andiamo avanti e la capacità di costruire il nostro futuro.









