Nel 2017 hanno ancora senso i campi rom?

Nel 2017 hanno ancora senso i campi rom?

Nel 2017 hanno ancora senso i campi rom? – Da anni si parla di superamento dei campi senza successo. Oggi queste aree sono diventate dei veri e propri “lager” a cielo aperto e il rischio di una “guerra tra poveri” è sempre più concreto. Campi rom. Il solo pronunciare questa parola evoca nella nostra mente delle immagini ben precise. Degrado e abusivismo per esempio, due vere e proprie piaghe che ormai da decenni affliggono la nostra città e sul quale hanno dibattuto il 99% dei candidati sindaco degli ultimi anni. Nessuno di loro ha mai risolto il problema, destra compresa ovviamente, nonostante gli slogan e le proteste da parte dei cittadini è rimastotutto quanto invariato. Pochi giorni fa, l’ennesimo blitz da parte delle forze dell’ordine in due campi rom della Capitale – in via Salone e in via Salviati – all’interno, sono stati trovati 600 chili di rame, 4 autovetture rubate e addirittura dei lampioni stradali. Notizie all’apparenza molto gravi, ma ormai è come se tutti quanti ci avessero fatto l’abitudine e di conseguenza, come spesso accade, notizie come questa passano quasi inosservate, come se stessimo parlando del maltempo o di una banale vicenda di gossip. Sono tante le vicende di cronaca che, in un modo o nell’altro, riguardano queste aree, quello che ci chiediamo però è perché i campi rom siano un tema così sentito e perché gli italiani ce l’hanno così tanto con chi abita in queste aree? Proviamo a spiegarlo con un esempio: tutti i cittadini di Ostia – e dintorni – ricorderanno Bruno Radosavljevic, un rom di origine Croata  che il 5 novembre del 2008, dopo essersi ubriacato, si è messo alla guida e ha investito tredici persone alla fermata del bus. Avrà pagato facendo il carcere? Ma neanche per sogno. Qualche giorno dopo l’uomo uscì da Regina Coeli e venne collocato ai domiciliari nella sua “amata dimora”, situata all’interno del campo rom di Dragona. Circa un anno dopo, nel 2009, a Radosavljevic vennero dati 3 anni, da scontare a casa con l’obbligo di firma, evitando così il carcere. Vi starete chiedendo cosa centra questa storia con i cittadini che protestano contro i campi rom? Beh, questa vicenda – a mio avviso – descrive perfettamente per quale motivo gli italiani ce l’hanno tanto con i campi e con chi ci abita. Non solo in questi luoghi vengono programmati furti, rapine e altri atti criminali, ma molto spesso chi si rende protagonista di queste azioni la fa anche franca. Non parliamo di individui ai margini, attenzione, per onore di cronaca è necessario fare una netta distinzione tra chi – per esempio i clochard – è costretto dagli eventi a vivere ai bordi della società e chi – come la maggioranza di chi abita nei campi rom – “finge” di essere costretto a vivere in quelle condizioni ma in realtà sfrutta la sua situazione per trarne vantaggio sia a livello economico che a livello sociale. Nel campo rom di Dragona ad esempio, da circa un anno gli abitanti stanno costruendo delle abitazioni in muratura. In realtà parliamo di vere e proprie villette costruite senza rispettare nessuna normativa vigente e ovviamente senza permessi. Per non parlare delle cianfrusaglie che vengono raccolte all’interno dell’immondizia e poi vengono rivendute in veri e propri mercatini adibiti lungo i marciapiedi di tanti quartieri della Capitale, senza pagare una “lira” di suolo pubblico e senza emettere ricevuta fiscale. O possiamo parlare anche di tutti quanti i rom che per lo Stato sono “nullatenenti” ma che poi nascondono conti bancari da capogiro, con macchine di lusso spesso parcheggiate addirittura all’interno dei campi, in bella vista anche per chi passeggia all’esterno, come a ribadire che in Italia c’è chi è costretto a pagare qualsiasi, e chi invece può permettersi di fare il bello e il cattivo tempo alle spalle delle persone oneste e magari guadagnare anche un bel po’ di soldi. Tutte situazioni che rappresentano un Paese, in questo caso l’Italia, che da decenni gira al contrario e penalizza i cittadini onesti per premiare quelli disonesti. Nel frattempo il malcontento cresce nei quartieri. La crisi economica ha portato tanta rabbia e intolleranza e i cittadini iniziano a muoversi attraverso manifestazioni e proteste. Tutto questo mentre – persino – l’Onu, “bacchetta” l’Italia sul tema dei campi, evidenziando come ormai da tempo si richieda ai vari governi un superamento di queste aree che permetta, a chi vuole, di vivere onestamente e che soprattutto possa finalmente far luce sui traffici che avvengono all’interno di questi luoghi, sempre più rifugio per delinquenti di vario tipo. Ma nemmeno gli ammonimenti della comunità internazionale sembrano scuotere i nostri politici. Il primo atto da sindaco di Virginia Raggi infatti, è stato quello di finanziare con sei milioni di euro un’enorme area adibita per i nomadi nella zona di Roma Nord.  Alla faccia del superamento dei campi e delle bacchettate dell’Onu. Che senso hanno oggi nel 2017 i campi rom? Lo abbiamo chiesto anche ai cittadini  perché crediamo che loro, meglio di chiunque altro, sappiano davvero come stanno le cose. “Visto che i rom si sentono discriminati noi cittadini vogliamo dar loro una possibilità – dice Roberto, barista da 30 anni, sposato e con due figli. Comprate una casa, prendetela in affitto, se non avete modo di farlo mettetevi in lista per un alloggio popolare, aprite un’attività legale di qualsiasi tipo come ho fatto con il mio bar. Anni fa io abitavo a pochi passi dalla Pontina, passavo ogni giorno davanti al Campo di Castel Romano e ho visto veramente di tutto, è uno schifo”. Dello stesso avviso è Rosalba, 66 anni, residente dell’Infernetto.” I rom devono pagare le tasse – dice con enfasi – emettessero una fattura fiscale ogni volta che prestano un qualunque servizio, mandassero i loro figli a scuola. Questo fanno gli stranieri per bene e i cittadini italiani onesti, se veramente vogliono abbattere i luoghi comuni negativi sul loro conto è questa la strada da prendere”. I campi rom ormai sono una vera e propria “bomba ad orologeria” e i cittadini sono esasperati. Basti pensare all’ultimo rogo avvenuto a Roma, nel quartiere Prenestino, dove sono rimaste uccise due bambine di 8 e 4 anni che dormivano all’interno di un camper insieme ad altre 9 persone. “Nessun paese civile, neanche quello meno industrializzato, permetterebbe a delle bambine di vivere in questo modo terribile – racconta Stefano, universitario di 23 anni e cittadino di Ostia -, la cosa più schifosa è che anche su questa vicenda è arrivata puntuale “la sentenza” da parte dei buonisti, i quali sostenevano fosse un incendio doloso frutto dell’intolleranza e del razzismo salvo scoprire pochi giorni dopo che si trattava di una faida tra rom”. “Quelli che difendono questa gente hanno interessi economici grossi – sostiene invece Fabio, anche lui cittadino di Ostia-  sono loro i veri razzisti, quelli che hanno interesse a tenere questa gente nel pieno dell’illegalità, mettendo così a rischio l’incolumità di chi vive in questi luoghi oltre a quella dei cittadini costretti ad interfacciarsi ogni giorno con una realtà territoriale composta esclusivamente da degrado e criminalità”. Le testimonianze evidenziano chiaramente il pensiero comune sulla vicenda. I campi rom non sono ben visti, sicuramente la colpa non è degli intervistati, sia chiaro. Probabilmente grosse responsabilità sono da attribuire ai disonesti che vivono nei campi, colpevoli di aver creato un immaginario collettivo negativo sulla vicenda. Sicuramente gran parte delle colpe ce l’ha anche la classe politica, che non ha mai varato provvedimenti seri per far fronte a questa emergenza. Mettiamoci anche “ l’impunità “ che spesso ha visto coinvolti individui di etnia rom che avevano commesso degli atti criminali e che non hanno mai pagato per quello che hanno fatto. Una problematica complessa che però è lontana anni luce dall’essere risolta e che siamo sicuri terrà banco ancora per molti anni nei notiziari e nelle tribune elettorali. L’unica cosa di cui siamo certi è che a rimetterci, come sempre, saranno i cittadini onesti.

 

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