Nedo: il rock d’autore firmato Dcave

Quando la firma è quella della Dcave di Daniele Grasso allora mi metto subito prontissimo a ricevere del sano rock che, volendo, voglio sentire acido e arrugginito ai bordi. Niente di trasgressivo ma tutto di libero e verace, come fosse qualcosa che arriva dagli anni ’70… e in fondo, con le dovute pinze, Nedo pubblica un primo disco di inediti dal titolo “Ci vuole iniziativa” che ha quel sapore a coronare la sua canzone d’autore… dove il pop diviene rock e sfacciatamente irriverente ai cliché e alle forme. Un po’ come faceva Ivan Graziani dentro dischi come “Ivangarage”…

Un esordio che subito mette in chiaro quanto vuoi discostarti dai 
cliché del suono prima di tutto… vero?
La mia è una ricerca sonora ed espressiva che punta in tutto e per tutto ad essere personale e riconoscibile. Fare cose di maniera equivarrebbe, dal mio punto di vista, a non esprimere me stesso per come sento di essere.

Con Daniele Grasso che scelte avete fatto in merito? Il suono di Nedo 
dove doveva pescare l’ispirazione?
Da artisti soprattutto esteri. Si va dai 60’/70’ al 2026 per poter arrivare al 2030. Ritchie Havens, certi lati dei Led Zeppelin, ad esempio, da una parte; Jack White, Black Keys, Ani diFranco da un’altra. Tutto questo senza scordarci di essere italiani.

Su brani come “Bandiere” ci sono anche reminiscenze dell’Italia pop 
d’autore degli anni ’60… vero? Tipo Celentano…
Mi rispecchio in questo. Mi è già capitato di condividere che sono molto legato al periodo Beat, quando cioè il rock ‘n’ roll arriva in Italia e viene in qualche modo rielaborato. In realtà Bandiere mi richiama più Claudio Lolli che Celentano, però intuisco il perché del paragone.

L’immaginario di questo disco? Cerca di fare i conti con il tempo che 
viviamo o scende in battaglia per una degna critica e conseguente 
rivoluzione?
La liberazione è, dal mio punto di vista, innanzitutto un processo personale; se uno si rende libero, aumenta di un’unità la possibilità di un mondo diverso. L’esempio, e “l’effetto macchia d’olio”, possono fare il resto.

La copertina… la vita è una partita a carte? E quanto si capisce della 
vita da una partita a carte?
Una partita a carte può essere intesa in molti modi. Giocare con la fortuna, con il caso, oppure col destino, a seconda della propria visione. Proprio come la vita, la qualità di una mano dipende dalla propria personalissima prospettiva.