Musica, poesia e spiritualità per omaggiare Dante

Sommo poeta, padre della lingua italiana ma anche fonte inesauribile d’ispirazione. Fra Otto e Novecento, la figura di Dante Alighieri fu celebrata da molti compositori, per questo motivo Anna Rita Fontana presidente della Società Catanese Amici della Musica, domenica 14 novembre 2021 nel salone della Chiesa di San Biagio, ha voluto dedicare un incontro al lavoro che grandi musicisti hanno fatto sulla Divina Commedia. L’excursus dal titolo “La musica attraversa Dante”, è partito dall’opera lirica “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai, su libretto di Tito Ricordi, per arrivare al sinfonismo di Liszt e Pacini.

Zandonai incontrò Gabriele D’Annunzio, autore del dramma, nel 1913 a casa dell’attrice Lina Cavalieri. Il poeta abruzzese aveva composto l’opera nel 1901 dedicandola alla sua amante Eleonora Duse, che da lì a poco si sarebbe definitivamente ritirata dalle scene. Sebbene Zandonai fosse un giovane esordiente rispetto al grande D’Annunzio, Arrigo Boito era molto fiducioso nelle sue capacità e nella sua musica, che risentiva di nuove sonorità e aveva uno stile unico. «Si era lasciato alle spalle il belcanto di Donizetti, Bellini e Verdi – osserva la Fontana – per accogliere il sinfonismo di Mahler e Bruckner, la leggerezza del teatro di Debussy e la sottigliezze di quello di Massenet. Come se non bastasse, l’espansione lirica che ben si adattava alla storia di Paolo e Francesca presentava motivi ricorrenti e il rinforzo dei fiati, com’era solito fare Wagner». L’opera lirica venne composta nel 1913 e rappresentata l’anno successivo al Teatro Regio di Torino, con il soprano veronese Linda Cannetti nei panni della protagonista. Fra le principali interpreti ricordiamo, Magda Olivero e Raina Kabaivanska. La Olivero debuttò Francesca nel 1940, e nel 1959 alla Scala accanto a Mario Del Monaco mentre il soprano bulgaro s’innamorò subito della magia del personaggio, paragonando l’innamorata a una figura contenuta in un quadro di Klimt. All’ascolto del brano “Per la terra di maggio” che chiude il primo atto e che rappresenta l’incontro idilliaco fra Paolo e Francesco, segue la lettura del V canto dell’Inferno affidata all’attore messinese Antonio Caruso, che da svariati anni è interprete dei versi del poeta toscano e che con voce profonda ha condotto gli spettatori nel girone in cui Dante incontra proprio i due lussuriosi, lasciando poi spazio all’aria del terzo atto “Benvenuto Signore, mio cognato”, nella storica edizione con la Olivero e Del Monaco, diretti da Gianandrea Gavazzeni. Gli ascolti, curati dalla Fontana, si concentrano su momenti salienti del dramma come l’aria “E Galeotto dice: Dama, abbiatene pietà” che culmina nel bacio finale fra i due innamorati e il brano “Viene, vieni Francesca” del quarto atto, in cui Gianciotto, il marito di Francesca, dopo aver bussato ripetutamente alla porta della moglie, in un impeto d’ira uccide la donna e il fratello con la sua spada.

«Anche nella musica sinfonica non mancarono omaggi al Sommo Poeta – prosegue la Fontana – . Franz Liszt scrisse fra il 1855 e il 1856, la Dante-Simphonie eseguita per la prima volta nel 1857 a Dresda e dedicata a Wagner. La composizione inizialmente era stata pensata come tripartita: Inferno, Purgatorio e Paradiso, ma dal momento che il musicista aveva in mente una messa in scena molto costosa, su suggerimento dell’amico Richard Wagner, sostituì il terzo movimento con un suggestivo Magnificat, intonato da voci femminili». Un estratto dall’Inferno e uno dal Magnificat sono i due ascolti proposti, intervallati dalla lettura del terzo canto dall’Inferno, in cui Dante e Virgilio incontrano Caronte, il traghettatore dei dannati. «L’espressione dolente dell’opera ci viene restituita da scale ascendenti e discendenti e dai glissat,i ma c’è anche un uso massiccio di percussioni e fiati – evidenzia la studiosa – a restituire la dimensione sulfurea delle viscere della terra a cui si aggiungono gli archi. I toni vorticosi e cupi dell’Inferno saranno spianati nel Purgatorio, dai passaggi distensivi dell’oboe che tanto ricordano “L’oro del Reno” di Wagner». Prima di passare al XXXIII canto del Paradiso che si apre con la preghiera alla Vergine e che farà sciogliere il pubblico in un grande applauso per la toccante lettura di Caruso, il critico musicale analizza la Sinfonia Dante di Pacini. « In questo caso Pacini, all’intervento orchestrale aggiunge il pianoforte, che amplifica il valore suggestivo e struggente dell’opera». A conclusione di un evento unico che ha coinvolto più espressioni artistiche, emerge forte il valore della spiritualità presente in tutti i settori della cultura. «La simbiosi delle varie arti contribuisce a rafforzare la nostra umanità ed è corroborante per il nostro spirito», conclude la Fontana, che si affida alle parole di Papa Giovanni Paolo II e alla sua bellissima lettera, scritta nel 1999, sul valore inestimabile degli artisti, per chiudere l’appuntamento.