Milomaria: la delicatezza di un cantautore

Eccolo che suona sincero, come ormai poche volte accade per un disco, sempre impegnati a soluzioni del futuro e a scenografie in pompa magna. Suona bene “La breve distanza”, sa essere delicato e sincero Milomaria nel suo personalissimo viaggio discreto dentro le fratture dell’esperienza quotidiana. In questo scenario trova spazio la collaborazione preziosa e intensa con Leo Gullotta, la sua voce è sinonimo di vita che fa pesare la verità, quasi inchioda e sicuramente ferma l’ascolto nel singolo “Via Maqueda”. Non è scontato anche se tradizionale…

Chi è oggi Milomaria? A quale bisogno hai voluto e dovuto rispondere per un disco simile?
Milomaria oggi è un uomo più consapevole, più dritto, forse per la prima volta anche un po’ appagato. Ho dovuto mettere le mani in tasca e tirare fuori pezzi della mia vita, segreti emotivi e confessioni, e questo mi ha permesso di risolvere alcune parti di me ancora irrisolte. Anche se la strada è ancora molto lunga.

Bello il video de “Negli occhi di Frida”: quasi a voler esorcizzare il tempo?
Negli ultimissimi anni ho cominciato a soffrire il tempo: ogni volta che giravo il volto dall’altro lato del cuscino mi risvegliavo e erano passati mesi, anni. “Negli occhi di Frida” è la cura a questa sofferenza. Quando si ha accanto una persona che trova in te la bellezza che tu non avevi ancora visto, allora il tempo diventa quasi un alleato: ogni secondo è un dono e domani fa meno paura con quella lei o quel lui accanto.

E nello specifico che cosa volevi raffigurare? Che concetto? Che occhi aveva Frida?
Come dicevo prima, intendevo proprio lo sguardo di chi ti protegge dal mondo e da te stesso. Gli occhi di chi vede solo una bella persona, apprezzandone anche i difetti e le contraddizioni. Uno sguardo che non giudica ma ascolta, capisce. Gli occhi di Frida possono essere tante cose, anche uno specchio.

E in generale questo disco quanto cerca occhi nuovi per vedere le cose così come sono? Perché in fondo siamo allenati per edulcorarle sempre…
Tocchi le giuste note con questa domanda. Il disco è pieno di consapevolezza: le emozioni che canto non sono edulcorate ma sono confessioni nude. Scrivere canzoni è la mia psicoterapia. È stato un percorso faticoso e sfiancante a livello emotivo, ma devo dire che ne sono uscito più leggero. Anche se so che non durerà molto, mi conosco.

Con Elisa Benetti a chiudere l’ascolto… che scelta è stata e che tipo di canzone è? Te lo chiedo perché sembra un unicum di tutto il disco…
Con “L’Amuri” volevo raccontare l’amore per quello che è: un dispettoso dio contraddittorio e vanaglorioso, capace di regalarti il mondo o di sgretolare la terra su cui camminiamo. Un circo maledettamente sexy e magistralmente camuffato. Volevo che la voce e le parole di Elisa, che stimo molto umanamente e artisticamente, mi aiutassero a farlo e sono contento di ciò che ne è uscito. Una perfetta chiusura del cerchio… e del disco.