MI PARE IERI! – Ernesto Bassignano e il coraggio di ricordare

Nel suo nuovo libro, Ernesto Bassignano attraversa mezzo secolo di vita culturale italiana con la voce di chi ha visto tutto e non si è mai arreso al cinismo

C’è un momento, in MI PARE IERI!”, in cui Ernesto Bassignano scrive: «Confesso che ho vissuto, senza mai fermarmi per rifiatare, con la lingua rovente e la voglia implacabile di dire, sapere, fare». È l’inizio del suo viaggio e la chiave di tutto. Una dichiarazione d’amore per la vita vissuta fino in fondo.

Pubblicato da Edizioni Minerva e presentato a Bologna il 5 giugno 2025, Mi pare ieri è una raccolta di trentanove ritratti di amici, compagni di strada e giganti del Novecento: da Lucio Dalla a Benigni, da Gian Maria Volonté a Umberto Bindi, passando per Mariangela Melato, Monicelli, Rosa Balistreri, Flavio Bucci, Baglioni e Vaime.

Ogni ritratto è un incontro, una scheggia di storia personale e collettiva. Non ci sono eroi, solo uomini e donne “in carne e ossa”, visti da vicino, amati e contraddetti.
«È una galleria di profili umani», scrive Massimiliano Castellani nella prefazione, «una mostra letteraria incendiaria come i cerini Minerva – nomen omen – in cui Bassignano esercita l’arte della memoria con la verve di un giullare e la malinconia dell’ultimo chansonnier esistenzialista vivente».

MI PARE IERI! - Ernesto Bassignano
MI PARE IERI! – Ernesto Bassignano

E davvero Bassignano è un giullare della memoria. Non la indora, la accende. Il suo sguardo è ironico, talvolta impietoso, ma sempre intriso d’amore.
«Io sono un classico distonico-neurovegetativo-postsessantottesco», scrive. Una definizione comica e tragica insieme, come la sua generazione, idealista e stanca, ma incapace di smettere di sognare.

“MIPARE IERI!” è un libro che racconta l’arte di ricordare senza assolvere. Nel ritratto di Lucio Dalla, Bassignano rievoca una scena che sembra tratta da un film di Fellini:
«Con le scarpe ma completamente nudo, si tuffò a bomba nella piscina di un dirigente del partito, schizzandoci tutti. Poi si avvolse in un telo cantando: “Itaca, Itaca, Itaca, e a casa io voglio tornare…”».
È un lampo di libertà, di follia poetica, di quel mondo in cui le idee e la musica si mescolavano come vino e sudore.

Di tutt’altro tono, ma con la stessa intensità, il ricordo di Umberto Bindi, amico e sodale: «Mi ha tenuto la mano chiedendo “Scusa… scusa… scusa” per la sua vita. Io mi nascondevo per piangere e lui sussurrava: “Sono fatto così, Ernesto… Era destino”».
Qui la voce si spezza, diventa confessione: non più un ritratto, ma un abbraccio postumo.

Poi c’è il giovane Roberto Benigni, che al Folkstudio lo “surclassa” in scena: «Quella sera finsi di divertirmi molto, ma in realtà m’incazzai mica poco. Non tanto per il suo scherzetto, quanto per essermi sentito così poco desiderato dal mio pubblico militante».
La sincerità è disarmante, Bassignano non teme di mostrarsi vulnerabile, perché la vulnerabilità è il segno dei vivi.

In MI PARE IERI!”, c’è la nostalgia che lotta, non è rifugio, è resistenza. «Ho voluto lasciare questa quarantina di ritrattini e ricordi d’un’epoca», scrive, «gusto per chi sa e informazione per chi non c’era… nostalgia canaglia!».
C’è un’ironia amara in questa frase, la consapevolezza che ricordare significa anche giudicare il presente.

Perché Bassignano, pur immerso nella memoria, guarda avanti.
«Assistiamo impotenti allo sgretolamento progressivo di tradizioni meravigliose fra teatro, cinema e musica… oggi ridotti a paccottiglia televisiva».
Eppure, la sua non è una condanna sterile, è un invito a ricordare per ricominciare, a suonare anche se il palco è vuoto.

«Scarpe rotte eppur bisogna andare», scrive citando Bandiera rossa, «se non a conquistare una rossa primavera, almeno una parvenza di vita pacifica meno incattivita».
In queste parole emerge la sua fede più autentica: quella nell’uomo, nella libertà, nella cultura come atto civile.

“MI PARE IERI!” è un libro di verità e contraddizioni, come la vita.
E Bassignano, con la sua voce roca e ironica, riesce a fare della memoria un canto malinconico, felice, necessario.

(Dalla redazione)