“Dalla fine in poi” è un album costruito su ricordi e nuove consapevolezze. Con un linguaggio musi- cale che fonde introspezione e potenza, MalìaTheBand mette al centro la necessità di raccontarsi davvero, attraverso un percorso che parte dalla vulnerabilità e arriva alla riconquista di sé.
Nel vostro album sembra esserci una forte dimensione visiva. C’è un’immagine ricorrente che ha accompagnato la scrittura?
Sì, c’è stata un’immagine molto chiara che mi ha accompagnata dall’inizio alla fine: quella di me che finalmente torna libera. Libera di essere me stessa, senza la paura di dimostrarlo agli altri e senza restare intrappolata in ciò che gli altri si aspettavano da me. Tutto quello che ho vissuto, le sofferenze, i dubbi, le incomprensioni non l’ho messo da parte, l’ho attraversato e raccontato. L’ho accolto, compreso, elaborato, e da lì è nata una rinascita. Oggi quell’immagine è quella di una me più equilibrata, più consapevole, un’immagine nitida di ciò che voglio essere, per me e anche per gli altri.
In che modo il confronto interno tra voi ha influenzato l’evoluzione dei brani?
Durante l’evoluzione dei brani c’è stato un confronto costante tra di noi, ed è stato fondamenta- le. Ci ha aiutato a far crescere le canzoni, a mettere in discussione arrangiamenti e strutture, e a trovare insieme una direzione che tenesse conto delle idee di tutti.
La rinascita è un tema universale ma profondamente soggettivo. Come avete trasformato le vostre esperienze personali in un racconto condivisibile?
Ho parlato semplicemente di me, senza paura di essere giudicata. Credo che molte persone si trovino, prima o poi, a vivere momenti che le fanno stare male con se stesse e con gli altri. Raccontare queste esperienze in modo sincero permette a chi ascolta di riconoscersi, ed è per questo che penso che molti possano ritrovarsi in queste canzoni.
C’è un brano che ha cambiato forma molte volte prima della versione finale? Cosa vi ha guidati nella scelta definitiva?
Sì, soprattutto “Questa vita”. Ci abbiamo messo un po’ a darle la forma giusta: ci giravamo in- torno, ma non arrivava mai davvero. A un certo punto l’abbiamo messa da parte e abbiamo continuato a lavorare sugli altri brani. Poi, quando ci siamo tornati sopra, è venuta fuori quasi da sola. Alcune canzoni hanno semplicemente bisogno di maturare dentro di noi.
Anche “Il finale” ha avuto diverse versioni, addirittura una in stile country (ride), e “Imparare” ha avuto qualche tentativo di cambiamento. Alla fine però ci siamo resi conto che la prima versione è sempre quella giusta.










