“Ma se poi” – Selli si racconta

-Ciao Selli, oggi è uscito il tuo nuovo singolo “Ma se poi”, come è nata l’idea del brano e quale messaggio vuoi che arrivi a chi lo ascolterà?

Ma se poi” nasce in un momento particolare, in cui mi sono ritrovata a raccontare a una persona sconosciuta parti di me che avevo sempre tenuto nascoste, se non a pochi. Fuori da quel contesto, mi sono chiesta: “E adesso, come faccio a difendermi?

In quel periodo ho conosciuto una persona, che usava lo stesso mio meccanismo di difesa, in cui mi sono rivista. Ho iniziato a immaginare cosa accadrebbe se due persone così, entrambe abituate a proteggersi, abbassassero le difese e si lasciassero vivere. Per alcuni potrebbe sembrare una cosa semplice, quasi banale. Per altri, invece, è una vera rivoluzione.

“Ma se poi” parla proprio di questa rivoluzione: due fragilità che si incontrano e creano qualcosa di magico.

Mi piacerebbe che chi vive una sensazione simile sappia che esistono persone capaci di andare oltre, di vederti davvero, e accettarti per quello che sei.

-C’è un filo conduttore tra il precedente singolo “Tergicristalli”, e questa canzone?

Musicalmente sì, sono proprio queste due le canzoni che sento più rappresentative del progetto. Non c’è però un vero e proprio filo conduttore tra loro: raccontano due momenti completamente diversi della mia vita: “Ma se poi” è la canzone più recente che ho scritto, mentre “Tergicristalli” parla di uno dei momenti più lontani nel tempo che abbia raccontato.

“Tergicristalli” nasce in un periodo in cui stavo perdendo fiducia nei rapporti autentici. È legata a quella sensazione che, probabilmente, ha fatto nascere l’“armatura” di cui parlavo prima.

“Ma se poi”, al contrario, nasce dal bisogno di mostrarsi, di vivere un rapporto vero, che va oltre quella stessa armatura.

Se “Tergicristalli” è chiusura, “Ma se poi” è apertura. E forse è proprio questo contrasto, questo passaggio da un’estremità all’altra, a creare un collegamento profondo tra i due brani, anche se in apparenza opposto.

-Entro quest’anno uscirà il tuo primo album di inediti. Come ti senti in merito, e cosa ti aspetti da questo disco?

Questo album è una sorta di riassunto emotivo degli ultimi dieci anni. Ogni canzone mi ha aiutata a vivere, o rivivere, certi momenti attraverso nuove prospettive, punti di vista diversi.

La musica, in generale, è il mio modo di esprimere ciò che ho dentro, quelle cose che non riesco a tirar fuori in nessun altro modo. Per me è una forma di terapia.

Con questo progetto, da una parte c’è la paura di esporsi, di mettersi completamente a nudo. Dall’altra, però, c’è il desiderio che chi ascolta possa riconoscersi in questa sensibilità, e capire che è qualcosa di autentico. In un tempo in cui spesso si maschera tutto, credo che questa vulnerabilità sia una forma d’arte da celebrare.

-Il tuo progetto affonda le radici nell’autenticità e nel racconto interiore. Quando hai sentito che scrivere canzoni era la tua missione?

Fin da bambina sognavo di avere una chitarra tra le mani e raccontare storie. Mio padre ha una stanza con le pareti piene di musica. Io mi mettevo lì dentro e immaginavo che fosse il mio palco, con un pubblico davanti a me, pronto ad ascoltare.

è iniziato tutto per gioco ma poi in realtà col tempo scrivere canzoni è diventato un’esigenza. E forse quel pubblico, se riesce a riconoscersi in quella stessa esigenza, può diventare reale oltre quelle quattro mura, perché ha una necessità comune. Più di ogni altra cosa, spero che chi ascolta possa sentirsi nel posto giusto dentro le mie canzoni, quando questo avviene sento essere la mia missione.

-Quali sono le tue ispirazioni in termini di gusto musicale e scrittura? Trai ispirazione solo dalla musica o anche da altre forme d’arte?

Mi ispira tutto ciò che trasmette un senso di libertà e apertura, sono concetti che ricerco costantemente nella mia vita, sono il mio motore.

Traggo ispirazione da qualsiasi forma d’arte, purché sia vissuta e condivisa con autenticità e libertà. Ma sono soprattutto la musica e la natura a farmi sentire davvero libera: mi aiutano a entrare in contatto con i miei stati d’animo, anche quando sono confusi o in subbuglio, e da lì nasce spesso la mia creatività.

Fin da piccola, il cantautorato è stato il genere che più mi ha ispirata, sia nella scrittura che nella musica. Mi ha sempre affascinato come parole e melodia, insieme, possano raccontare l’identità profonda di una persona.

-Siamo in un momento storico di profondo cambiamento in molti ambiti artistici, e inevitabilmente in quello musicale. Come ti raffronti con in mondo del music business odierno?

Il music business di oggi è sicuramente complesso: da un lato offre strumenti e possibilità che prima erano impensabili, dall’altro rischia di omologare le voci, di premiare più la visibilità che la sostanza. Come artista emergente, questo fa sentire ai margini, ma credo che proprio qui ci sia spazio per proporre un’alternativa: rimettere al centro l’ascolto profondo, la cura del contenuto, la verità di chi scrive e canta, la cura del messaggio. L’idea è quella di trasmettere una sensibilità diversa, magari più lenta, ma capace di creare legami reali, nel contesto discografico musicale. Ritroviamoci, grazie alla musica.

-Puoi darci qualche anticipazione sul nuovo album?

Ogni canzone dell’album porta con sé uno spiraglio di luce, una luce che, per me, significa respiro. È un invito a ricordarci che tutto ciò che viviamo, nel bene e nel male, contribuisce a renderci chi siamo.

Dentro ognuno di noi c’è un mondo incredibile. Spero che le canzoni vi piacciano, e che riescano a farvi sentire un po’ più vicini a quel mondo.

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