Nel panorama della musica colta del primo Novecento, Napoli ha rappresentato un crocevia di talenti spesso rimasti nell’ombra della grande tradizione operistica precedente. Mario Persico, compositore di raffinata sensibilità formatosi al Conservatorio “San Pietro a Majella”, è uno di questi protagonisti silenziosi che oggi tornano a parlarci.
La nuova edizione del saggio di Luca Lupoli
La nuova edizione del volume firmato da Luca Lupoli e Olga De Maio non si limita a una catalogazione accademica, ma agisce come un vero atto di “passione civile”. Attraverso l’analisi delle partiture e il recupero di materiali inediti — tra cui fotografie di famiglia e carteggi rari — gli autori ricostruiscono il profilo di un artista capace di dialogare con il verismo maturo, filtrandolo però attraverso una cifra intima e psicologica del tutto originale. Il libro, impreziosito dalle prefazioni del Prof. Michelangelo Iossa e del M° Fabio Armiliato, rappresenta un tassello fondamentale per la memoria musicale italiana.
L’intervista a Luca Lupoli
D: Maestro Lupoli, Mario Persico è un nome che per molti anni è rimasto nell’ombra. Cosa ha spinto lei e Olga De Maio a intraprendere questa ricerca e a proporre oggi una nuova edizione ampliata del volume?
Luca Lupoli: La spinta principale è stata la volontà di restituire dignità a un artista che ha saputo interpretare il clima culturale a cavallo tra Ottocento e Novecento con una sensibilità fuori dal comune. Persico non era solo un compositore, ma un figlio autentico della grande scuola napoletana. Sentivamo l’esigenza di aggiornare il nostro precedente lavoro perché sono emersi nuovi materiali — documenti, epistolari e fotografie rare — che completano finalmente il mosaico della sua vita, non solo artistica ma anche umana.
D: Il saggio analizza la produzione operistica di Persico evidenziando un dialogo con il verismo, ma con una “cifra più intima e psicologica”. In cosa si differenziava dai suoi contemporanei?
Luca Lupoli: Mentre il verismo più celebre spesso puntava su tinte forti e contrasti drammatici esplosivi, Persico sceglieva una strada più sussurrata, quasi introspettiva. La sua scrittura è intrisa di una nobiltà d’animo che trasforma il dramma in analisi psicologica. Studiando le partiture originali, si percepisce chiaramente come la sua musica non servisse solo a sottolineare l’azione, ma a scavare nel profondo dei personaggi, rendendoli incredibilmente moderni.
D: Questa nuova edizione è arricchita da materiali inediti. Qual è il reperto o la testimonianza che l’ha colpita di più durante la fase di ricerca archivistica?
Luca Lupoli: Sicuramente le memorie biografiche e le immagini storiche rare che abbiamo inserito. Vedere i volti e leggere le parole private di un uomo che ha vissuto in un’epoca di grandi trasformazioni teatrali permette di abbattere il muro del tempo. C’è un’emozione particolare nel maneggiare documenti che sono rimasti silenti per decenni e che oggi, grazie a questo volume, tornano a parlare ai musicisti e agli appassionati di oggi.
D: Il libro vanta prefazioni eccellenti, da quella del critico Michelangelo Iossa a quella del celebre tenore Fabio Armiliato. Quanto è importante il supporto di queste figure per la divulgazione di un’opera di recupero storico come la vostra?
Luca Lupoli: È fondamentale. La prefazione del Prof. Iossa inquadra il lavoro in una cornice critica e accademica di grande rigore, mentre il Maestro Armiliato apporta quella visione “dal palcoscenico” che è vitale per chi scrive d’opera. Questo connubio tra analisi scientifica e passione artistica è ciò che speriamo arrivi al lettore: Mario Persico non è un pezzo da museo, ma una voce viva che merita di tornare nei cartelloni dei teatri.
D: In conclusione, quale messaggio sperate che questa pubblicazione lasci ai lettori e alle nuove generazioni di musicisti?
Luca Lupoli: Spero che comprendano quanto sia vasto e ancora in parte inesplorato il patrimonio musicale di Napoli. Riscoprire Persico significa riappropriarsi di un tassello della nostra identità. Mi auguro che questo libro stimoli i giovani artisti a curiosare tra gli scaffali del passato per trovare ispirazione per il futuro. Mario Persico è tornato, e con lui un modo di fare teatro che parla dritto al cuore.









