Locked In, il ritorno con due nuovi EP. La nostra intervista

Dopo 7 anni di silenzio, tornano alla ribalta i Perugini LOCKED IN, formazione hardcore punk dai riflessi metallici ma anche melodici. Il loro Ep “Not Dead Yet” sancisce la rinascita, ma in arrivo c’è un secondo Ep, a distanza di pochi mesi. Ne abbiamo parlato con Marco, cantante del gruppo.

ASCOLTA NOT DEAD YET EP: www.smarturl.com/NotDeadYetEP

1) Siete tornati dopo 7 anni di pausa. Perchè tornare proprio adesso? Cosa è successo in questi sette anni?
Di cose ne sono successe e molte. Abbiamo preso tutti strade di vita diverse. C’è chi ha messo su famiglia (abbiamo 6 figli tra tutti quanti!), c’è chi ha preso strade lavorative molto impegnative, sono cambiati i nostri naturali interessi e il quotidiano per ognuno di noi ha assunto una nuova forma. Malgrado ciò non ci siamo persi mai di vista, bene o male abbiamo cercato di coltivare il nostro rapporto per tutto ciò che è stato. Poi nel 2018 ci siamo voluti rivedere per registrare un pezzo dedicato ad un nostro amico scomparso e da lì qualcosa è scattato. All’inizio sembrava un entusiasmo come un altro, poi con l’arrivo del covid-19 e il lockdown abbiamo cominciato a scrivere. Forse per cercare di contrastare e gestire gli effetti negativi a livello emotivo e psicologico che questo periodo storico ci ha portato.

2) Avete deciso di riproporvi con due EP (il primo uscito a Dicembre 2020, intitolato Not Dead Yet) e l’altro in arrivo nel corso del 2021, sempre in collaborazione con Epidemic Records, in formato digitale. Come mai questa scelta insolita, anziché optare per un album intero?
Se si può usare una metafora calcistica, volevamo in qualche modo giocarci la partita in due tempi. Era bello tornare, ma volevamo parlare e comunicare in un arco di tempo più ampio. Non volevamo sparare tutte le cartucce in un colpo solo e volevamo esprimere tutta la creatività dietro a quello che stiamo proponendo in questi mesi.

3) “Not Dead Yet” già dal titolo sembra essere una dichiarazione di intenti. Ma in questi sette anni avete mai pensato di tornare oppure vi siete riscoperti “not dead yet”?
Ci sono stati dei tentativi di riparlarne, ma penso che la maggior parte di noi lo considerasse un capitolo chiuso. Direi che ci siamo riscoperti così e d è stato spontaneo, non voluto né cercato. Ora siamo di nuovo in giro, con i limiti delle nostre vite che appunto sono cambiate ma penso che non siamo mai stati così in forma e carichi. Altro che morti insomma!

4) La line up è leggermente diversa rispetto a quella che avete lasciato nel 2013. Chi è arrivato? E cosa ha portato con se?
Sì è cambiata, abbiamo Valerio che però praticamente è stato sempre con noi dai tempi dei tempi anche se sul palco non abbiamo mai suonato assieme. Non vorrei dire che fosse scontato, ma non penso che avremmo voluto nessun altro se non lui in lineup. È arrivato Tommy, lui è stato un musicista professionista con Fleshgod Apocalypse per tanti anni prima di cambiare vita e oltre a questo un grande amico. Entrambi, devo dire, che sono stati a dir poco fondamentali. Hanno saputo mettere la testa e il cuore in tutto, malgrado il periodo storico tremendo e malgrado per certi versi dovevano entrare un po’ nell’ ”ottica Locked In”. Alcune decisioni fondamentali vengono da loro e non da noi che siamo il nucleo storico per esempio. In aggiunta a questo Tommy ha scritto due pezzi per intero dei due EP: No Faith e…il secondo lo scoprirete tra qualche settimana.

5) Il vostro genere è fatto di sonorità aggressive, violente, forti, ma si sa, a dispetto di questo, l’hardcore punk è fatto di rapporti profondi, condivisione, supporto reciproco e inclusione. Pensate che questo genere sappia ancora esorcizzare i malesseri del mondo e della società? E nei confronti dei più giovani, che oggi ascoltano prevalentemente altri generi, cosa pensate potrebbe dare la vostra musica?
Partiamo dal fatto che secondo noi questo “genere” nonché questa attitudine ha l’obbligo morale di portare avanti tutti questi ideali se non di esporsi, stare in prima linea, parlare “fuori dai denti” di argomenti dell’attuale. Ha sempre avuto questa eversività e ha sempre influenzato tutta la musica intorno a sé. Non c’è esorcismo, c’è contaminazione. C’è una chimica che fa reagire le cellule circostanti. È proprio quell’impatto che provoca la reazione e non passa inosservato. Tutti quelli che fanno questo “genere” al di sotto di questa linea non lasciano nulla, solo rumore. Ai giovani da playlist che oggi si approcciano così a tutta la musica impressiona la potenza e magari ne restano attratti dalla “mood” che si porta dietro. Da lì speriamo sempre in un avvicinamento e approfondimento. Se avviene, bene, altrimenti dal canto nostro sappiamo che noi le nostre cannonate le abbiamo sparate senza mezzi termini. Siamo felici di quello che abbiamo fatto come se avessimo fatto la nostra parte, speriamo solo a qualcuno venga voglia di fare altrettanto.

6) “Dying City” è il singolo che avete scelto per presentare il vostro ritorno. La vostra Perugia è una città morente? Cosa servirebbe per farla tornare in vita, in caso?
Questo è un errore comune su questo pezzo. La canzone non parla di una città fisica. Mi preme a questo punto darvi la chiave di lettura che vi sblocca sicuramente alcuni passaggi che potrebbero risultare poco chiari. La canzone parla di social. Queste piattaforme di divulgazione dei cazzi propri hanno preso una piega strana, sicuramente non di vera socialità. È una sorta di corsa a chi ha l’hype più alto, una corsa ai numeri di like, follower e via dicendo. Tutti pronti a proporre qualcosa di nuovo, o qualcosa di incredibile, o qualcosa di spassoso, o qualcosa di super realismo macabro ecc ecc che crei trend. Un trend dietro l’altro, un trend che uccide il precedente. Poco resta se non una scia di cadaveri e la sensazione che abbiamo è quella di una città morente appunto. Una città dove tutto esiste e muore allo stesso tempo e dove l’affannoso e limitato tentativo di condividere le nostre emozioni ci fa stare solo male in fondo.
Detto questo Perugia spacca, veniteci! Ha bisogno di essere vissuta e ha bisogno di imparare cose nuove, da offrire ha una rara bellezza e un sacco di salite rinvigorenti! Ed è tutt’altro che morta o morente.

7) Svelateci un segreto circa il nuovo EP in arrivo. Qualcosa che ancora nessuno sa!
C’è un pezzo di solo pianoforte. E vi diremo di più, forse è il pezzo più intenso che abbiamo mai scritto. Detto questo a breve sveleremo il titolo, preparatevi. Perché se il primo vi è sembrato una roba bella potente, il secondo non perdona davvero.

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